di
Veronica Tuzii
«Fotografia italiana 1955. Gli uomini nuovi della fotografia e Gino Oliva a Castelfranco»: il premio istituito negli anni Cinquanta portò in città scatti da tutta Italia segnando un’epoca
«Ad un tratto, fra le migliaia di copie che ci franavano addosso, apparvero le fotografie di Giacomelli». Il fotografo e critico Paolo Monti ricordò così l’incontro con un autore allora sconosciuto. Quell’«allora» era il 1955 e, poco dopo, avrebbe definito Mario Giacomelli «l’uomo nuovo della fotografia». Dal 12 settembre al 15 novembre il Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto ospita «Fotografia italiana 1955. Gli uomini nuovi della fotografia e Gino Oliva a Castelfranco», curata da Simona Guerra. Circa cento opere, in gran parte stampe vintage originali dell’epoca e molte inedite, ricostruiscono le vicende delle Mostre Nazionali e del Premio di Fotografia Città di Castelfranco Veneto del 1954 e 1955, uno dei capitoli più singolari della fotografia italiana.
L’intuizione della rassegna
L’idea della rassegna venne da un’intuizione di Gino Oliva, figura centrale della cultura veneta degli anni Cinquanta. La città del Giorgione, lontana dai grandi centri della fotografia italiana, divenne per due edizioni il punto d’incontro di una generazione destinata a lasciare un segno. Nel Teatro Accademico arrivarono immagini da tutta Italia. Oltre a Oliva e Monti, la giuria del ‘55 riuniva Fulvio Roiter, Antonio Mattion e Giovanni Comisso. La presenza dello scrittore trevigiano rivela la natura ibrida del Premio: Comisso, vincitore proprio quell’anno del Premio Strega con «Un gatto attraversa la strada», rafforzava l’apertura verso il più ampio panorama culturale al quale Oliva guardava. Tra quegli scatti c’erano quelli di Giacomelli. Aveva iniziato a fotografare soltanto alla vigilia di Natale del 1953 e lavorava ancora come tipografo a Senigallia. In quell’occasione presentò fotografie come Apprendista, Prima amarezza, Fiamme sul campo e Sono cristiani anche loro che ritroviamo in mostra: istantanee dure e al tempo stesso poetiche, costruite su contrasti estremi, nelle quali il quotidiano si spingeva oltre il racconto realistico e diventava quasi una scena fuori dal tempo. La definizione di «uomo nuovo della fotografia» indicava quel passaggio verso un linguaggio più personale, meno legato ai modelli precedenti.
I nomi esposti
La storia del Premio passa anche attraverso un altro episodio. Alfredo Camisa, giovane chimico e fotografo per passione, aveva inviato le sue immagini senza aspettarsi grandi risultati. Poi arrivò un telegramma firmato da Gino Oliva: «Assegnatole premio Ferrania Mostra Fotografica Castelfranco Veneto. Congratulazioni». Era uno dei tre principali riconoscimenti dell’edizione 1955. L’esposizione castellana ripercorre quell’esaltante stagione. Con Monti e Roiter ci sono Nino Migliori, Piergiorgio Branzi, Ferruccio Ferroni, Mario de Biasi e Gianni Berengo Gardin. Quest’ultimo partecipò alle rassegne del 1954 e 1955 senza ricevere premi, un particolare curioso visto il ruolo che avrebbe poi avuto nella storia della fotografia. Tra le opere, I cani ci guardano, uno degli scatti che meglio esprimono il suo sguardo attento e ironico sulla realtà. Di Pio Baldo Camici è Trina fusa, che evidenzia una ricerca più formale e compositiva, mentre Quattro soldi di felicità di Toni del Tin racconta, con tono poetico, la dimensione popolare di quegli anni.
Il ruolo delle fotografe
Un’attenzione particolare è dedicata alle fotografe, in un ambiente ancora fortemente maschile: Ada Gazzaniga, Laura Martinelli Stroili, Lavinia Ruggieri e Maria Sartori. Di Martinelli Stroili sarà esposto I Gemelli, ritratto che unisce precisione formale e sensibilità narrativa. Accanto alle fotografie, il percorso presenterà cataloghi originali, corrispondenze, registri della giuria e documenti dell’epoca. La rassegna riserva una sezione a Gino Oliva fotografo, con immagini come Lourdes del 1958, per tratteggiare una figura che non fu soltanto l’organizzatore del Premio, ma parte attiva di quel clima di ricerca. Lo stesso Oliva curò il volume «Fotografia italiana 1955», raccogliendo quei nomi di autori per molti ancora poco noti. A Castelfranco bastarono alcune fotografie arrivate per posta e una giuria capace di riconoscerle.
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19 agosto 2026
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