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Melanoma, risultati positivi per il vaccino a mRna (la stessa tecnologia usata contro il Covid) personalizzato
AAffari

Melanoma, risultati positivi per il vaccino a mRna (la stessa tecnologia usata contro il Covid) personalizzato

  • 19 Agosto 2026

di
Ruggiero Corcella

Lo studio di fase 3 condotto su oltre 1.100 pazienti con melanoma ad alto rischio o in stadio avanzato ha dato risultati positivi per Intismeran, il trattamento a mRna personalizzato sviluppato da Moderna e Merck sulla base delle caratteristiche del tumore di ciascun paziente. Somministrato insieme all’immunoterapia Keytruda dopo la rimozione chirurgica del melanoma, ha ridotto il rischio di recidiva o diffusione della malattia. I dati completi saranno presentati a un congresso scientifico e sottoposti alle autorità regolatorie

Un vaccino a mRna costruito sull’«impronta digitale» del tumore di ciascun paziente riesce a ritardare il ritorno del melanoma e la sua diffusione ad altre parti dell’organismo. È il risultato annunciato da Moderna e Merck dello studio di fase 3 sul trattamento personalizzato Intismeran, somministrato insieme all’immunoterapico pembrolizumab (Keytruda). Un risultato atteso da anni, che potrebbe segnare una svolta non soltanto per il melanoma ma per lo sviluppo dei vaccini personalizzati contro altri tumori.

«L’inizio di una grande svolta nel campo dell’oncologia»

«Siamo contenti ed è la conferma dell’ottimismo che c’era già per i risultati di fase 2 che erano andati bene. Ora quelli di fase 3 sembrano promettenti – ha comnmentato all’Adnkronos, Paolo Ascierto, oncologo e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, tra i maggiori esperti di melanoma. E’ una ulteriore rivoluzione nel campo della lotta al melanoma, ma non solo. Siamo all’inizio di una grande svolta nel campo dell’oncologia: nella terapia adiuvante l’immunoterapia aveva raggiunto già certi risultati, ora con questo vaccino terapeutico – non preventivo va precisato – personalizzato a mRna aumentano i benefici e diminuiscono le ricadute dei pazienti già operati» per un melanoma in stadio avanzato.  In Italia quale potrebbe essere la platea di pazienti candidabili, una volta ottenute le autorizzazione da parte di Fda, Ema e Aifa? «Una stima può essere di circa 3mila persone», risponde Ascierto. L’oncologo aggiunge che «ora aspettiamo i dati che saranno presentati presto in un convegno scientifico, è solo l’inizio per i vaccini mRna anti-tumore. Infatti – ricorda – ci sono diverse sperimentazioni per altre neoplasie come il polmone, il rene, sul pancreas c’è un campo interessante di ricerche».



















































Lo studio

Lo studio ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio negli stadi IIB-IV, nei quali il tumore era stato completamente rimosso chirurgicamente. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere il vaccino oppure un placebo, senza che né loro né i medici sapessero quale trattamento fosse stato somministrato. Secondo le aziende, l’aggiunta di Intismeran a Keytruda ha raggiunto entrambi gli obiettivi principali: la sopravvivenza libera da recidiva, cioè il tempo trascorso senza che il melanoma ritorni, e la sopravvivenza libera da metastasi a distanza, vale a dire senza nuove lesioni in altre parti dell’organismo. Moderna e Merck definiscono i risultati «clinicamente significativi», ma non hanno ancora diffuso i dati numerici dettagliati, che saranno presentati a un congresso medico.

È il primo studio randomizzato di fase 3 progettato per dimostrare definitivamente il beneficio di un vaccino personalizzato basato sui cosiddetti «neoantigeni». «È un risultato davvero importante», ha commentato a STAT Jedd Wolchok, direttore del Meyer Cancer Center della Weill Cornell Medicine e pioniere dell’immunoterapia. Ciò che «15 o 20 anni fa» poteva sembrare fantascienza — produrre un trattamento personalizzato partendo dal sequenziamento del tumore — può oggi essere utilizzato per ritardare la progressione del melanoma. Per Wolchok, il risultato introduce di fatto i vaccini oncologici personalizzati tra le possibili nuove componenti della terapia standard contro il cancro.

Una strada lunga 

La strada, del resto, è lunga. Di vaccini contro i tumori e del loro possibile utilizzo contro il melanoma si parla da almeno un decennio, con risultati alterni e numerosi ostacoli. Merck e Moderna hanno iniziato a lavorare insieme ai vaccini anticancro nel 2016. Secondo quanto ricostruisce STAT, l’idea era nata ancora prima: utilizzare le informazioni ottenute sequenziando il Dna dei tumori non soltanto per prevedere l’efficacia di Keytruda, ma per individuare mutazioni caratteristiche del cancro del singolo paziente e trasformarle in bersagli terapeutici.
Durante la crescita, infatti, i tumori accumulano mutazioni spesso uniche e assenti nelle cellule sane. Queste possono generare proteine anomale, i «neoantigeni», che distinguono le cellule tumorali da quelle normali. Il tumore viene quindi sequenziato, si cercano le mutazioni che potrebbero essere riconosciute dalle difese immunitarie e viene prodotto per quel singolo paziente un trattamento a mRna capace di «addestrare» il sistema immunitario a individuare quei bersagli e attaccare le cellule malate. «È un algoritmo tanto quanto è una terapia», ha spiegato a STAT Jane Healy, responsabile dello sviluppo oncologico precoce di Merck.

Gli ostacoli

Uno degli ostacoli maggiori è stato riuscire a produrre rapidamente un trattamento diverso per ogni malato. Nello studio il tempo necessario, dal prelievo alla somministrazione, è stato di circa sei settimane. La tecnologia mRna offre però, secondo i ricercatori, caratteristiche di adattabilità e produzione su scala particolarmente adatte a questo modello. Le stesse capacità produttive sviluppate da Moderna hanno contribuito alla rapida realizzazione del vaccino contro Covid-19. Ora, riferisce STAT, l’azienda dispone di un impianto produttivo completamente robotizzato che sarebbe pronto a produrre le dosi necessarie in caso di commercializzazione.
I primi segnali favorevoli erano già arrivati dalla fase 2. Nei dati presentati a giugno al congresso dell’American Society of Clinical Oncology, dopo cinque anni di osservazione la combinazione Intismeran-Keytruda aveva ridotto del 49% il rischio di recidiva della malattia e del 49% quello di metastasi a distanza rispetto a Keytruda da solo.
«I risultati odierni rappresentano una pietra miliare per il trattamento adiuvante del melanoma», ha dichiarato Georgina Long, direttrice medica del Melanoma Institute Australia e professoressa all’Università di Sydney, che ha guidato lo studio. La combinazione, secondo Long, potrebbe stabilire «un nuovo paradigma terapeutico» aiutando i pazienti a rimanere liberi dalla malattia più a lungo.

Il momento giusto 

Il momento in cui viene somministrato il trattamento potrebbe essere decisivo. La terapia è infatti utilizzata dopo l’intervento chirurgico, quando la massa tumorale è stata rimossa ma rimane il rischio che cellule residue facciano ripartire la malattia. «Se è stata rimossa la maggior parte del tumore e si stimola l’immunità, si può ottenere una sorveglianza immunitaria a lungo termine», aveva spiegato Catherine Wu, oncologa e ricercatrice del Dana-Farber Cancer Institute. Commentando ora i risultati a STAT, Wu li ha definiti promettenti e coerenti con quanto osservato negli studi più piccoli dell’ultimo decennio, aggiungendo che è «altamente concepibile» che questo modello terapeutico possa essere esteso ad altri tumori.

Le domande giuste

Rimane tuttavia una domanda fondamentale: il trattamento farà anche vivere più a lungo i pazienti? Lo studio è stato interrotto alla prima delle analisi ad interim previste dopo aver dimostrato l’effetto sulla recidiva e sulle metastasi, mentre il beneficio sulla sopravvivenza globale non è ancora stabilito e potrebbe richiedere anni. «Per molti anni l’idea di creare un trattamento a mRna progettato specificamente per il tumore di un singolo individuo era difficile da immaginare. Oggi stiamo contribuendo a trasformare quella visione in realtà», ha dichiarato Stéphane Bancel, amministratore delegato di Moderna.

Le ricadute finanziarie

La portata dell’annuncio è stata immediatamente percepita anche dai mercati: le azioni Moderna sono schizzate fino a circa il 120% nelle contrattazioni pre-apertura a Wall Street, dopo anni difficili seguiti alla fine dell’emergenza Covid. Secondo STAT, il titolo aveva perso oltre l’80% dai massimi raggiunti durante la pandemia e gli investitori consideravano i risultati della fase 3 decisivi per il futuro dell’azienda. Gli analisti finanziari citati dalla testata stimano che un eventuale trattamento approvato potrebbe generare oltre 6 miliardi di dollari di vendite annuali nel solo melanoma, con prospettive ancora maggiori se la stessa strategia funzionasse anche nei tumori del polmone, del rene e della vescica.
Merck e Moderna intendono presentare i risultati completi dello studio INTerpath-001 a un congresso medico internazionale e sottoporli alle autorità regolatorie. Secondo quanto riferito a STAT dal presidente di Moderna Stephen Hoge, l’obiettivo è presentare la richiesta alla Food and Drug Administration americana il più rapidamente possibile: nell’arco di mesi, non di anni. 

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19 agosto 2026

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