Per decenni la bilancia ha regnato quasi senza rivali, con il BMI nel ruolo di rapido cerimoniere: peso diviso per il quadrato dell’altezza, ed ecco comparire le categorie — sottopeso, normopeso, sovrappeso, obesità. Ma dopo i 65 anni entra in scena un concorrente assai meno solenne, il metro da sarta, e il verdetto cambia. Non è un colpo di palazzo scientifico; è, più semplicemente, il segnale che un solo numero può non bastare.
A mettere i due strumenti uno di fronte all’altro è uno studio pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society: 6.905 statunitensi di almeno 65 anni, seguiti fra il 2011 e il 2024 attraverso dati rappresentativi a livello nazionale. Il BMI, ottimo indicatore quando si osservano le popolazioni, raccontava in generale che valori più elevati si associavano a una mortalità più bassa; la circonferenza della vita, invece, continuava a segnalare un rischio maggiore anche dopo che i ricercatori avevano tenuto conto del BMI. Stesso corpo, due racconti. E non propriamente concordi.
Negli uomini il contrasto balza all’occhio: rispetto alla fascia di BMI considerata normale, il sovrappeso risultava associato a un rischio di mortalità inferiore del 46%, mentre per l’obesità di classe I-II — BMI da 30 a meno di 40 — la riduzione associata arrivava al 51%. Poi il metro girava intorno alla vita e guastava la piccola festa: una circonferenza elevata si associava a un rischio superiore del 24%. Nelle donne emergeva un andamento simile. Le percentuali sono vistose, quasi da banditore, ma richiedono cautela: indicano associazioni, non una licenza a ingrassare.
Ma vediamo la combinazione delle misure, che è poi il passaggio decisivo. Un BMI normale non era necessariamente rassicurante quando il girovita risultava elevato; al contrario, il sottopeso si associava a una mortalità maggiore qualunque fosse la circonferenza addominale. Il punto, dunque, non è incoronare il chilo in più come inatteso elisir della maturità. È riconoscere che il peso totale, preso da solo, diventa talvolta un abito di taglia standard applicato a corpi assai diversi.
Il motivo è concreto. Il BMI non distingue il muscolo dal grasso, né ci dice dove quest’ultimo si sia sistemato; con l’età, intanto, la massa muscolare tende a diminuire. Due persone della stessa altezza e dello stesso peso possono così presentare composizioni corporee opposte: l’una con più muscolo, l’altra con poca massa muscolare e maggiore adiposità addominale. Il numero resta identico. Il corpo no.
Qui il metro da sarta si prende la sua rivincita: la circonferenza della vita offre un’indicazione pratica dell’adiposità centrale ed è più strettamente associata alla presenza di grasso viscerale e al rischio metabolico rispetto al semplice peso corporeo. Anche l’Organizzazione mondiale della sanità definisce il BMI un indicatore surrogato dell’adiposità e ricorda che altre misure, girovita compreso, possono completarne la lettura. Studi precedenti condotti sugli anziani avevano già rilevato associazioni fra circonferenza addominale e mortalità indipendenti dal BMI. Non si butta dunque la bilancia dalla finestra; le si affianca uno strumento meno prestigioso e, a quanto pare, piuttosto loquace.
Resta il grande paradosso, quello che nella discussione occupa il salotto migliore: il cosiddetto “obesity paradox”. Diverse ricerche sugli anziani hanno osservato una mortalità più bassa fra le persone classificate in sovrappeso rispetto a quelle normopeso. Ma il grasso protegge davvero? Non necessariamente. Può intervenire la selezione dei sopravvissuti e può pesare soprattutto la causalità inversa: talvolta non si muore perché si pesa meno; si pesa meno perché una malattia, la perdita di muscolo o una condizione di fragilità hanno già cominciato il loro lavoro.
Un altro studio dello stesso gruppo, pubblicato nel luglio 2026 e dedicato ancora agli anziani statunitensi, aggiunge un dettaglio importante: sia i grandi aumenti sia le grandi diminuzioni di BMI e circonferenza della vita nel tempo si associavano a una mortalità maggiore. Anche la traiettoria conta, non soltanto la fotografia del momento. Peso, girovita, massa muscolare, variazioni nel tempo e condizioni generali di salute devono quindi entrare insieme nella valutazione. La bilancia conserva il suo posto; semplicemente, dopo i 65 anni non può più pretendere di parlare da sola.

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Xu F, et al. “Time-varying body mass index, waist circumference and all-cause mortality in US adults aged 65 or older”. Journal of the American Geriatrics Society, pubblicato online il 19 agosto 2026. DOI: 10.1111/jgs.70600.

