Padova, 19 agosto 2026 — È ancora sul fondale, a circa sette metri di profondità, l’Angiola II, il panfilo di 30 metri affondato mercoledì 12 agosto nelle acque della Costa Smeralda, in Sardegna. Lo yacht, battente bandiera maltese e dal valore stimato di circa 8 milioni di euro, si trova ancora nel punto in cui è colato a picco, tra l’isola dei Cappuccini e Capo Ferro. In attesa del recupero, la Procura di Tempio Pausania continua a lavorare per ricostruire le cause dell’incidente.

A bordo l’imprenditore Antonio Bettanin

A bordo dell’imbarcazione si trovavano 14 persone, tra cui il proprietario Antonio Bettanin, imprenditore di Noventa Vicentina conosciuto nel territorio padovano. Tutti gli occupanti sono riusciti ad abbandonare il panfilo e nessuno è rimasto ferito. Le operazioni di soccorso si sono quindi concluse senza conseguenze per le persone, mentre resta da chiarire cosa abbia provocato l’affondamento. Secondo le prime ricostruzioni, durante la navigazione si sarebbe verificata un’avaria a uno dei motori, seguita da un principio di incendio. La situazione avrebbe reso necessario l’abbandono dello yacht da parte delle persone che si trovavano a bordo. L’imbarcazione avrebbe quindi imbarcato acqua fino a perdere la galleggiabilità e adagiarsi sul fondale.

Lo yacht Angiola II

Lo yacht Angiola II

La presenza di Bettanin sul panfilo è stata confermata dal Mattino di Padova, al quale l’imprenditore ha affidato una breve dichiarazione dopo l’accaduto: “Eravamo davanti al porto e stiamo tutti bene, questa è l’unica cosa importante — ha spiegato — Siamo in attesa di capire cosa sia successo”. Parole che confermano innanzitutto l’esito fortunatamente senza feriti dell’incidente e, allo stesso tempo, l’incertezza sulle cause che hanno portato all’affondamento.

L’imbarcazione lunga 30 metri, l’intervento per riportarla in superficie

Il relitto appartiene alla famiglia Bettanin ed è un’imbarcazione di grandi dimensioni, lunga circa 30 metri. Dopo l’affondamento si è resa necessaria la programmazione di un intervento per riportarlo in superficie. Al momento si attende l’arrivo di un rimorchiatore che dovrà consentire il recupero del panfilo e il suo trasferimento a riva. Le modalità dell’operazione dovranno tenere conto della posizione dello yacht e della profondità, relativamente contenuta, alla quale si trova. Nel frattempo, gli accertamenti della Procura di Tempio Pausania proseguono per stabilire l’esatta sequenza degli eventi. Saranno fondamentali anche le verifiche sull’impianto motore e sulle condizioni dell’imbarcazione al momento della partenza, oltre agli elementi che emergeranno dalle testimonianze delle persone presenti a bordo.

Approfondisci:

Gianluca Vacchi, la dolce foto da piccolo con la mamma e il dolore che resta: “Vorrei che vedessi la tua amata Blu”Gianluca Vacchi, la dolce foto da piccolo con la mamma e il dolore che resta: "Vorrei che vedessi la tua amata Blu"

In un primo momento era circolata la notizia che l’Angiola II fosse una barca appena varata. Un’informazione successivamente smentita dal cantiere che l’ha costruita, Amer Yachts di Sanremo. Lo yacht, secondo quanto riferito dal costruttore, era infatti un’imbarcazione usata di sei anni, consegnata al nuovo armatore soltanto pochi giorni prima dell’affondamento. Prima della consegna, il panfilo era stato sottoposto a lavori di manutenzione e refit in un altro cantiere nautico, in Toscana. Un elemento che potrebbe rientrare negli accertamenti necessari a ricostruire le condizioni dell’imbarcazione prima della navigazione e a verificare se vi siano collegamenti con il successivo problema al motore. Ora il punto centrale dell’indagine resta proprio l’avaria che avrebbe preceduto l’incendio e l’ingresso dell’acqua. Saranno gli accertamenti tecnici e il recupero del relitto a fornire ulteriori elementi alla Procura.