di
Marianna Peluso

L’Angiola II è dell’imprenditore vicentino Antonio Bettanin: a bordo con lui c’erano altri industriali veneti. Giallo sulle cause dell’affondamento

Lo yacht da otto milioni di euro affondato in Costa Smeralda porta dritto fino a Noventa Vicentina e a una delle famiglie che hanno segnato la storia industriale del territorio. Il proprietario dell’Angiola II, il super panfilo di 30 metri finito a circa sette metri di profondità tra l’isola dei Cappuccini e Capo Ferro, è infatti di Antonio Bettanin, imprenditore vicentino e figlio di Giovanni Bettanin, fondatore nel 1963 della Fai, la Fabbrica Attrezzature Industriali che da Noventa diventò uno dei nomi di riferimento nella produzione di macchine per il movimento terra. 

«Stiamo tutti bene»

Il 12 agosto Bettanin era a bordo quando l’Angiola II ha cominciato a imbarcare acqua. Con lui c’erano altre tredici persone, tra ospiti ed equipaggio, e tra i passeggeri anche altri imprenditori veneti. Tutti sono riusciti a mettersi in salvo e nessuno è rimasto ferito. Gli occupanti sono stati accolti da altre imbarcazioni che navigavano nelle vicinanze, mentre Bettanin è rimasto sul posto in attesa dell’arrivo dei soccorsi. «Eravamo davanti al porto e stiamo tutti bene, questa è l’unica cosa importante. Siamo in attesa di capire cosa sia successo» ha dichiarato l’imprenditore al Mattino di Padova.



















































L’industria vicentina

Il cognome Bettanin è legato da decenni all’industria vicentina. La Fai, nata a Noventa e sviluppatasi anche a Este, nel Padovano, si affermò nella produzione di macchine per il movimento terra e sui mercati internazionali. Il fondatore Giovanni Bettanin fu anche presidente dell’Associazione industriali di Vicenza e nel 1993 venne nominato Cavaliere del Lavoro. L’azienda passò poi progressivamente sotto il controllo del gruppo giapponese Komatsu, che ne completò l’acquisizione nel 1996.

Accertamenti

A riportare oggi il nome Bettanin al centro dell’attenzione è però quanto accaduto davanti a Porto Cervo. Secondo le prime ricostruzioni, sull’Angiola II si sarebbe verificata un’avaria al motore che avrebbe provocato un principio d’incendio, successivamente l’imbarcazione avrebbe imbarcato acqua fino ad affondare. Sulla dinamica, però, sono in corso gli accertamenti per stabilire con precisione che cosa sia accaduto a bordo.

L’Angiola II, un Amer F100 battente bandiera maltese, ha un valore stimato superiore agli otto milioni di euro. Nelle prime ore dopo l’incidente era circolata la notizia che si trattasse di uno yacht appena varato, ma il cantiere costruttore Amer Yachts ha precisato che l’imbarcazione risale al 2020 ed era già passata più volte di proprietà. Al nuovo armatore era stata consegnata soltanto pochi giorni prima dell’incidente. L’emergenza è stata gestita dalla Capitaneria di porto di La Maddalena, che ha coordinato le operazioni di messa in sicurezza. Dal relitto non risultano fuoriuscite di carburante e lo scafo è rimasto sotto monitoraggio in attesa dell’intervento della ditta specializzata incaricata del recupero. A una settimana dall’affondamento, però, l’Angiola II si trova ancora sul fondale, a circa sette metri di profondità: sarà il recupero dello yacht a consentire ulteriori verifiche tecniche sulle cause dell’incidente.


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19 agosto 2026