Incontro Caterina Murino a Soverato, in Calabria, in un giorno di sole accecante, su un lembo di costa baciata da un mare trasparente e placido, che sembra fatto di cristallo. Lei è in spiaggia, io devo intervistarla: combiniamo le due cose sedendoci fronte Ionio, lei in un abbagliante costume bianco, struccata e perfetta sotto la calura, in un momento di relax (uno dei pochi, come scoprirò nella chiacchierata) dai suoi doveri di presidente della giuria del Magna Graecia Film Festival, tra le principali kermesse cinematografiche del Mezzogiorno che da 23 edizioni celebra il grande cinema nella cittadina della costa ionica calabrese. Lo ammetto, un’intervista a un millimetro dal bagnasciuga, in tanti anni da giornalista, non mi era mai capitato di farla, eppure Caterina – in spiaggia con il compagno, l’avvocato francese Édouard Rigaud e il figlio Demetrio Tancredi, un anno ad agosto, generatore immediato di baby fever quando l’attrice me lo presenta, alla fine della chiacchierata – ha una bella intuizione. L’atmosfera concilia, i toni sono distesi, rilassati come il mare che ci culla con il rumore della risacca.

caterina murino al magna graecia film festival 2026pinterestErnesto Ruscio//Getty Images

Caterina Murino al Magna Graecia Film Festival 2026

La carriera di Caterina Murino, dalla Sardegna a Hollywood e ritorno (a Parigi)

Solo che Caterina Murino non è una bagnante qualunque, bensì una star, anzi, una Bond Girl (“Lo sarò per sempre”, mi dice ricordando l’esperienza hollywoodiana in Casino Royale, il primo di Daniel Craig nei panni dello 007) e prima di tutto un’attrice che, partendo dalla tv generalista (dopo Miss Italia, fu tra le prime Letterine di Passaparola, quiz show Mediaset condotto da Gerry Scotti dalla fine degli anni Novanta) e dalla moda, ha saputo cucirsi addosso una carriera di ampissimo respiro. Un percorso imperniato sul teatro (il suo “grande amore, il primo“: è reduce da due anni e mezzo in tournée con La vedova scaltra di Carlo Goldoni, che definisce “il suo altro bambino”; a fine agosto a Cagliari e il 5 settembre in Corsica reciterà invece in Medea); sul cinema (il 2 settembre tornerà sui grandi schermi francesi con The Opera firmato dal regista italiano Davide Livermore, poi la vedremo in Forty Love di Pierre-Ange Carlotti e Fausse Note di Alexandre Arcady); sulla serialità e le piattaforme (a dicembre è stata una sorprendente Befana nel film di Natale con Alessandro Gassmann e Luisa Ranieri Natale senza Babbo, è anche in Escort Boys 2, sempre su Prime Video). Nel 2023 è stata Madrina della Mostra del Cinema di Venezia; ha lavorato in Cina, in America e pure con Bollywood. Da anni fa base a Parigi, dove vive insieme al figlio, al compagno e ai suoi gatti, ma è evidente che si senta una cittadina del mondo.

man and woman sitting on a bed, covered with sheets, looking in different directions.pinterestFrançois LEFEBVRE

Caterina Murino in Escort Boys

E poi c’è, ovviamente, il documentario Attraverso i nostri occhi – lo si vede su RaiPlay, è diventato anche una mostra itinerante – che ha ideato, interpretato e prodotto e che l’ha vista diventare una finta giornalista (insieme ai fotografi Fabrizio Pinna e Alessandra Cossu; il regista è Marco Marras) a spasso per la sua terra natale, la Sardegna, per scoprire i motivi intrinseci del randagismo, per dare voce a centinaia, migliaia di animali dimenticati nei canili e nei gattili e interrogare le istituzioni sul loro (spesso scarno, insufficiente, cieco) operato in merito.

Questa causa ti è sempre stata a cuore?

Non da sempre, ma da qualche anno sono una gattara da cliché: ho iniziato ad amare questi animali meravigliosi che adesso ho in casa e che considero miei figli e nel farlo ho scoperto un orrendo mondo di maltrattamenti, abbandoni, mancate sterilizzazioni, che è un maltrattamento anche quello, se poi si impone agli animali di non accoppiarsi, a non seguire i loro impulsi. Si tratta di un problema culturale, ma anche istituzionale: basterebbe stanziare poche migliaia di euro all’anno, a livello comunale, per avviare un piano serrato di sterilizzazioni ed evitare che meno cuccioli finiscano nelle strutture e che queste si ritrovino poi senza fondi per mantenerli.

Come si fa a cambiare questa mentalità?

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Dobbiamo cercare di educare le nuove generazioni a vedere gli animali non come qualcosa da sfruttare, ma come parte dello stesso nostro ecosistema. Dobbiamo cercare di inculcare il più possibile questa idea ai bambini quando sono piccoli, così che possano diventare esseri umani decenti. Io stessa ho scoperto quando ero già adulta che gli animali fanno parte del mio mondo. Non sono una cosa a sé stante, di cui non curarmi. E come essere umano mi sento migliorata, mi sono riconnessa con la natura.

Il documentario nasce da questo cambiamento?

Sì, ed è fatto veramente col cuore: non solo è tecnicamente molto bello, ma è stato anche un modo per dare voce a chi non ce l’ha, a questi animali massacrati e maltrattati, che sono lì dentro per colpa della cattiveria dell’uomo, e soprattutto ai volontari che lavorano tutto l’anno per salvare gli animali di nessuno.

Ti vedi a fare la documentarista?

Adoro guardare i documentari, lo faccio spesso nel tempo libero, ma quello che mi piace più di tutto è la produzione. Questo è il primo documentario che produco ed è un lavoro che mi piace tantissimo, più della regia. Mi piace creare connessioni, proporre, mettere insieme idee. A lungo termine mi vedo a fare entrambe le cose.

Gli esordi a Passaparola, il grande amore per il teatro

Volevi fare Medicina o Lettere Antiche, sei finita a fare la modella e poi l’attrice tra Milano e la Francia. Com’è successo?

Dopo i test d’ingresso falliti, ho lasciato da parte il sogno dell’università e ho partecipato a Miss Italia, dove sono arrivata quinta nel ’97; poi mi ha notata un’agenzia di moda e così sono finita a Milano. Ho iniziato, appunto, come modella, però non era proprio roba per me: a parte, giustamente, i soldini che arrivavano, non mi ci ritrovavo. Per fortuna la mia agente mi ha fatto incontrare un regista teatrale che ormai purtroppo non c’è più, Danilo Ghezzi, che prima mi ha dato delle lezioni di dizione e poi mi ha introdotta nella sua compagnia teatrale, quindi con lui ho iniziato sul palco con Dieci piccoli indiani di Agatha Christie. Dopo è arrivata la tv con La ragazza di Miss Italia di Dino Risi e poi tutto il resto.

Nel mezzo, hai fatto anche la Letterina a Passaparola. A proposito, sai che lo rifanno in tv?

Non lo sapevo, in Francia non sono aggiornata sulla tv italiana (ride, n.d.r.). Non ci saranno mica ancora le Letterine!?.

Non si sa ancora, lo scopriremo. Come è andata quell’esperienza?

Io ho fatto proprio la primissima edizione, nel 1999, e me ne sono andata subito. Avevo un contratto di sei mesi, ed è stato il grande successo che è stato. Mi avevano chiesto di restare fino a luglio ma io me ne sono andata, al mio posto è entrata Alessia Fabiani.

La tv di dava un po’ allergia?

Non era quello che volevo fare, né la conduttrice né la giornalista. Quando ho iniziato a lavorare a teatro con Ghezzi, ho capito che quella era la mia strada.

A proposito, sei reduce da due anni di tournée con La vedova scaltra di Goldoni.

Sì, ho finito da poco. È una mia creatura, il mio altro figlio, per cui ho messo insieme maestranze francesi e italiane, ho trovato il regista, Giancarlo Marinelli, e insieme abbiamo scelto il cast. La cosa più bella è stata dare lustro a Carlo Goldoni in Francia e luce a regista, costumi, scenografia italiane. Per me è stato davvero un grande dolore finire dopo due anni e mezzo, dopo più di 150 repliche in due lingue.

“Once Bond Girl, Forever Bond Girl”

Poi sei entrata nell’universo di James Bond alias Daniel Craig come Bond Girl. Come sei arrivata a Casino Royale?

Al provino cercavano un’attrice mediterranea, hanno fatto casting a chiunque e alla fine è toccato a me. Io ero reduce da una brutta caduta da cavallo, ero tutta malconcia, ma sono riuscita a conquistare la parte di Solange. Però quando ho girato quel film non mi sono resa conto subito della grande macchina di cui facevo parte. Nonostante i mezzi pazzeschi, il budget enorme, la location incredibile, alle Bahamas, era tutto molto strano e io ho capito solo dopo quell’anno di giornalisti, di stampa, di televisione e promozione in tutto il mondo, tra il 2006 e il 2007, di essere entrata a far parte di un universo straordinario, quello di Barbara Broccoli e di Michael Wilson (i produttori americani che a lungo hanno gestito i diritti del franchise di Bond, n.d.r.).

caterina murino e daniel craig nel 2006, alla premiere di casino royale a madridpinterestEduardo Parra//Getty Images

Caterina Murino e Daniel Craig nel 2006, alla premiere di Casino Royale a Madrid

Cosa ne pensi della cessione dei diritti del franchise ad Amazon?

Per me ma anche per tanti altri ovviamente è un po’ come se fosse la morte di Bond. Uno dei motivi per cui il suo mito è durato così a lungo è proprio per l’imprinting della famiglia Broccoli, che ha sempre dimostrato una una grande passione per la saga.

Ti senti ancora una Bond Girl?

Rimarrò per sempre una Bond Girl e mi sentirò sempre parte della famiglia Broccoli.

Però a Hollywood non sei rimasta.

Sono andata diverse volte a Los Angeles, continuo a lavorare con gli americani, però non ho mai avuto in testa il grande sogno hollywoodiano, ecco.

Caterina Murino per Elle.it

Caterina Murino sarà la guest editor della Newsletter ELLE Privé di agosto, pensata in esclusiva per le nostre lettrici e i nostri lettori abbonati. Ogni mese, un volto noto del cinema, della TV, del teatro o dello sport condividerà pensieri e passioni in esclusiva per Elle.it.

Per leggere il racconto di Caterina Murino “Diventare madre a 47 anni…”

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