di
Guido Olimpio

Le indiscrezioni parlano di target già presi di mira

Un rimescolamento di cariche con dirigenti disposti a continuare il conflitto. Una schiera di pasdaran che non ha paura di prendere rischi. Un tam tam intenso di messaggi per far passare una parola d’ordine: nessun arretramento davanti alla pressione americana. Teheran si affida ai gesti e alle parole, offrendo indiscrezioni anonime — dunque sempre incerte — su possibili iniziative.

Un paio di fonti hanno rivelato al Financial Times l’ipotesi di attacchi dei guardiani contro Paesi periferici alla crisi ma coinvolti perché sostengono le operazioni aeree statunitensi. Si torna a parlare di possibili target già presi di mira o inseriti dall’Iran nella lista nera. Località non inedite, indicate da funzionari del regime o ufficiali. Riecco la Bulgaria, colpevole di aver messo a disposizione dei rifornitori dell’Air Force la pista di Bezmer. Una presenza codificata da un accordo specifico.



















































Rispunta Cipro, con la base britannica di Akrotiri raggiunta nella prima fase da un drone kamikaze. Si ricorda l’azione dei turchi a proteggere le installazioni di Incirlik finite nel mirino di missili terra. E ancora l’attacco fallito contro Diego Garcia, l’atollo dell’Oceano Indiano gestito in comune da Stati Uniti e Gran Bretagna, uno snodo importante per le operazioni. Dalla Nato comunicano di essere pronti ad affrontare qualsiasi minaccia a protezione dei partner. Gli iraniani hanno certamente i mezzi per creare problemi. È ancora profonda la scorta di velivoli senza pilota dotati di cariche esplosive: per un certo tipo di azioni non serve che facciano centro, è sufficiente che creino allarme.

Consistente la riserva dei vettori terra-terra: Washington e Tel Aviv hanno ammesso la loro sorpresa nello scoprire come i tecnici della Repubblica islamica siano riusciti a costruire altri sistemi nonostante le bombe.
C’è poi la terza via, quella degli attentati. Ci sono stati diversi episodi in Europa con attacchi a bassa intensità coordinati da un militante iracheno e condotti da elementi amatoriali assoldati senza eccessiva spesa. Ma da mesi le intelligence hanno tracciato l’attività di potenziali sabotatori/spie, in particolare tra Creta e Cipro: stranieri che sono stati ingaggiati — secondo l’accusa — dai pasdaran per raccogliere informazioni sulle presenze alleate.

La storia pubblicata dal Financial Times unisce un risvolto propagandistico ad una strategia chiara. Teheran, proprio perché oggi comandano figure interventiste, ha allargato la sua reazione. In modo progressivo ha tirato sempre più lontano e ora sta dicendo di essere pronta a rifarlo. Inoltre, ha intaccato il dispositivo Usa nella regione: i colpi pesanti sul comando della V Flotta nel Bahrein hanno provocato uno spostamento di uomini e impedito alle portaerei di fare scalo. Idem per un porto negli Emirati. E ciò ha inciso, indirettamente, sulla vita di bordo delle unità costrette a rinunciare a soste. Gli strike continui sulla Giordania e altre basi hanno spinto il Pentagono a trasferire velivoli-cisterna, ricognitori e aerei spia. Ecco la necessità di aver un appoggio in Bulgaria e in diversi Paesi Nato. Inevitabili le conseguenze per la logistica nel breve termine ma con la possibilità che certi cambiamenti diventino definitivi con un ridimensionamento delle basi nel Golfo.

I pasdaran vogliono creare deterrenza. A Teheran sono consapevoli della freddezza e dei timori alleati attorno alle avventure belliche di Trump. Prospettano scenari pessimi per tutti, sottolineano che qualsiasi sostegno a Washington comporterà delle conseguenze. Vogliono sfruttare le tensioni esistenti tra gli amici degli Stati Uniti, come i moniti di The Donald verso l’Oman oppure il contrasto Emirati-sauditi. Si diceva che gli emiratini fossero stati risparmiati dall’ultima fase perché avevano versato una tangente ai mullah ma dopo pochi giorni i guardiani hanno attaccato un paio di petroliere. Immediata replica dell’avversario con uno stop alle transazioni commerciali e finanziarie, ritorsione che può aggravare il quadro economico della Repubblica islamica visto il ruolo di Dubai sulla «piazza» globale. Evidentemente il regime non ha paura delle sfide ed è pronto a pagarne il prezzo.

20 agosto 2026 ( modifica il 20 agosto 2026 | 07:07)