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Elvira Serra, inviata a Palmoli
A Palmoli il cartello dei Trevallion: «Privacy». Il sindaco manda i vigili
A dissuadere i ficcanaso basterebbe il cartello «Zona addestramento cani» lungo la Strada Provinciale 192, a un chilometro dalla «casa nel bosco», dove da qualche giorno, sotto la cassetta delle lettere in legno con i cognomi in rosso «Birmingham-Trevallion», c’è anche un foglio A4 con scritto in stampatello: «VI PREGHIAMO DI RISPETTARE LA NOSTRA PRIVACY», poi il disegno di un cuore, e infine «GRAZIE PER LA COMPRENSIONE. C + N».
Vale a dire Catherine e Nathan, la madre e il padre ai quali lo scorso novembre un’ordinanza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha sospeso la potestà genitoriale per le carenti condizioni igienico sanitarie nelle quali vivevano i tre figli. Un caso mediatico che è diventato politico, con schieramenti da stadio e deduzioni su controdeduzioni che hanno acceso il dibattito pubblico sull’opportunità della decisione.
E così, come la «casa di Cogne» diventò presto meta del pellegrinaggio macabro dei «neristi» del sabato pomeriggio, qualcosa di simile sta succedendo adesso nella Contrada Mandola, a tre chilometri e mezzo dalla piazza principale di Palmoli, 870 abitanti a 727 metri sul livello del mare. Tanto che una decina di giorni fa sono dovuti intervenire i vigili urbani per un drone che stava facendo riprese dall’alto non autorizzate.
«Soltanto nel giorno di Ferragosto, quattro automobili si sono avventurate fino alla proprietà privata della coppia per fare selfie e vedere la casa da vicino», spiega il loro legale Simone Pillon. Il sindaco Giuseppe Masciulli conferma l’invio della polizia municipale e fa notare la nuova recinzione artigianale creata da Birmingham e Trevallion per rendere off limits la proprietà.
In effetti canne, bancali di legno e perfino qualche vecchia branda recintano il fazzoletto di terra al centro di tanta attenzione. Solo da un lato, dove c’è l’accesso per l’auto multispazio familiare, si può vedere a occhio nudo parte della fattoria, con le galline che zampettano libere e i due cagnolini Spirit e Floppy che abbaiano ai malintenzionati; si sente nitrire il cavallo Lee e, per i più audaci, si fa la conoscenza di Gallipoli, l’asino di casa, dal quale (nel dubbio) è meglio scappare alla velocità di Beep-Beep, lo struzzo corridore. Del resto, anche se asino, Gallipoli non è tonto, perché a scatenare la sua corsa curiosa sono le urla da aquila della padrona di casa, inalberata alla vista della cronista avventurosa (che pure era arrivata in pace).
«Cosa poteva aspettarsi? Le avevo scritto che preferivano non essere disturbati», la giustifica Pillon. E prosegue: «Deve capirli, non ne possono più di questo assedio». E infatti l’altroieri la coppia aveva affidato al gruppo Facebook «Famiglia nel bosco, io ti difendo» il suo accorato appello: «Siamo profondamente commossi e onorati dall’ondata di sostegno e dal continuo desiderio reciproco di riunire i nostri meravigliosi figli. Vi preghiamo di comprendere che io e Nathan stiamo vivendo un trauma e uno stress incredibili da quasi due anni e vi chiediamo gentilmente di concederci la privacy e lo spazio di cui abbiamo bisogno per ritrovare la forza per i nostri figli».
Al netto della «gentilezza» non pervenuta sul campo, resta il fatto che sono giorni cruciali per la famiglia nel bosco, giacché non è ancora arrivata l’attesa decisione del Tribunale sul ricongiungimento. Spiega il sindaco: «Ai genitori abbiamo assegnato una nuova sistemazione in contrada Fonte La Casa, dove ora dormono, che è proprio di fronte alla scuola in cui speriamo saranno iscritti i figli: per andarci dovranno solo attraversare la strada». E se qualcuno in paese borbotta che così tante attenzioni non sono mai state dedicate ad altri residenti in difficoltà, Masciulli glissa: «Abbiamo tante case vuote. La nuova assegnazione la consideriamo un investimento: se servirà davvero a far tornare in paese i bambini, non dovremo più pagare la retta per loro nella casa famiglia di Vasto».
Proprio a ridosso della casa nel bosco, davanti alla quale splendono le montagne del Molise, correva la Linea Barbara. «Da una parte le forze alleate che avanzavano, dall’altra le truppe tedesche arroccate sui crinali del torrente Monnola. Sulla terra dove ora c’è un camper, caddero civili e militari», racconta il medico Dalido Gino Marini, che nel suo libro uscito a luglio Ti ricordi della casa nel bosco? ha voluto introdurre il punto di vista secondo lui trascurato nel caso mediatico dei bambini sottratti alla famiglia: quello del paese. Quasi tutti coloro che abitano a Palmoli hanno un pezzo di terra in campagna, vicino ai Birmingham-Trevallion. «Ma noi il bagno dentro casa ce l’abbiamo, lo scriva!», chiedono quelli con i quali abbiamo parlato. Una dichiarazione che è più di una precisazione.
20 agosto 2026 ( modifica il 20 agosto 2026 | 07:32)
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