di
redazione Esteri
All’inizio di questo mese, Pyongyang aveva lanciato un missile balistico verso est il 6 agosto e nuovamente sei giorni dopo, il 12
Sono una decina i missili balistici a corto raggio lanciati da Pyongyang. Il lancio è stato rilevato dalle autorità militari di Seul, secondo quanto riportato dall’agenzia Yonhap. All’inizio di questo mese, Pyongyang aveva lanciato un missile balistico verso est il 6 agosto e nuovamente sei giorni dopo, il 12. Il proiettile nordcoreano è caduto al di fuori della zona economica esclusiva del Giappone. Il nuovo lancio coincide con lo svolgimento delle esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud e Usa. Le manovre di quest’anno sono state ridotte per durata e portata dopo l’ordine del presidente statunitense Donald Trump di ridimensionare le esercitazioni.
Il nuovo lancio nordcoreano verso il Mar del Giappone riporta in primo piano la complessa relazione tra Pyongyang e Washington, proprio mentre Donald Trump tenta di riaprire il canale diretto con Kim Jong Un. La coincidenza è significativa: il nuovo test arriva mentre Stati Uniti e Corea del Sud stanno conducendo la loro principale esercitazione estiva, la «Ulchi Freedom Shield». Ma quest’anno le manovre sono state ridimensionate su ordine di Trump, che ha disposto una drastica riduzione della partecipazione americana. L’esercitazione, inizialmente prevista fino al 27 agosto, è stata accorciata a cinque giorni, con una riduzione anche delle attività sul campo.
La scelta si inserisce nella nuova apertura di Trump verso Kim. Il presidente statunitense ha detto di voler incontrare nuovamente il leader nordcoreano entro la fine dell’anno, evocando il loro rapporto personale e sostenendo di avere ricevuto una risposta da Pyongyang. L’obiettivo è rilanciare la diplomazia interrotta dopo gli storici incontri del 2018 e del 2019. Trump, infatti, sembra voler riproporre la diplomazia personale che aveva caratterizzato il suo primo mandato quando fu il primo presidente americano in carica a incontrare direttamente un leader nordcoreano in ben tre occasioni. Prima a Singapore, poi ad Hanoi, oltre allo storico incontro del 2019 nella zona demilitarizzata. L’idea di Trump è quindi che il rapporto personale costruito allora con Kim possa essere riattivato anche oggi, trasformando un avversario in interlocutore, se non addirittura in partner.
C’è però una differenza importante rispetto al suo primo mandato: Trump non sta presentando, almeno per ora, un nuovo percorso negoziale dettagliato sulla denuclearizzazione. Il suo discorso è molto più centrato sul rapporto personale con Kim e sulla riduzione della tensione. Non a caso ha sostenuto che il fatto di avere un buon rapporto con il leader nordcoreano renda la penisola più sicura. Il precedente, però, non è incoraggiante. Il vertice di Singapore del giugno 2018 aveva prodotto un impegno alla denuclearizzazione della penisola, ma senza un calendario concreto. A Hanoi, nel febbraio 2019, il negoziato si era invece arenato sulla questione delle sanzioni e delle concessioni nucleari. Un terzo incontro, simbolico, nella zona demilitarizzata coreana nel giugno dello stesso anno non aveva prodotto un accordo. Oggi, inoltre, la differenza sostanziale sta nel fatto che Pyongyang appare molto più forte sul piano militare. La Corea del Nord ha ampliato il proprio arsenale nucleare e rafforzato i rapporti con Russia e Cina, mentre la questione della denuclearizzazione appare ancora più difficile da affrontare.
A raffreddare ulteriormente le aspettative ci ha pensato Kim Yo Jong, sorella di Kim e importante esponente del regime. La donna ha smentito l’esistenza di recenti contatti tra Trump e Kim, ribadendo che Washington resta un elemento ostile. Ha inoltre respinto l’idea che la riduzione delle esercitazioni possa essere interpretata come un gesto sufficiente a rivoluzionare i rapporti con Pyongyang. La questione inoltre coinvolge direttamente Seul. L’alleanza militare tra Stati Uniti e Corea del Sud, sancita dal Trattato di mutua difesa del 1953, resta uno dei pilastri della sicurezza regionale: circa 28.500 militari statunitensi sono di stanza nel Paese e le esercitazioni congiunte servono a mantenere alta la capacità di risposta a un eventuale attacco nordcoreano.
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20 agosto 2026 ( modifica il 20 agosto 2026 | 11:40)
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