di
Allegra Ferrante
Consulente con lavoro a Milano, ha 37 anni: «La policisti ovarica spinge verso l’obesità. Con il tirzepatide la fame è diminuita, ora mi appaga la vista del cibo. Ma costa circa 300 euro ogni quattro settimane. In pochi mesi il peso risale e insieme tornano i sintomi»
La prima cosa che Nastasia Felici ha perso non pesa niente. È un rumore. Quello del cibo, fisso, circolare, sempre acceso. «Se ci convivi da sempre, pensi semplicemente che funzioni così». Per anni non sa nemmeno che quella presenza abbia un nome. Lo scopre dopo: food noise. Poi comincia la tirzepatide, una puntura alla settimana. Per la prima volta, quel pensiero non c’è più. «È come se si liberasse spazio nel cervello». Solo dopo viene la bilancia: 23 chili in sei mesi, da circa 93 a 70. Ci arriva dopo anni passati a ricominciare.
Ha 37 anni, fa la consulente strategica, a Milano ha vissuto per un decennio. E convive con una forma grave di policistosi ovarica, malattia ormonale che spinge verso l’obesità. Il peso, le ha spiegato l’endocrinologo, nel suo caso è una «spia»: un numero che sale insieme agli altri sintomi. Il medicinale le viene proposto da più medici. Soggetto perfetto. All’inizio diffida. Ha già conosciuto la trafila, aveva provato tutto. «Milioni di diete di ogni genere. Spesso ci riuscivo. Poi tornavo sempre indietro». E insieme alla bilancia tornava il resto. «Ogni dieta si portava dietro un pezzo di fatica mentale». La prima iniezione arriva nel settembre 2025. Dose minima, 2,5 milligrammi, poi 5. Non andrà oltre. La fa a casa, la penna conservata in frigorifero. Quella mattina è tanto agitata da non riuscire a fare colazione prima ancora che il farmaco possa fare effetto. Oggi mette una sveglia e si punge. «È un gesto come un altro». La fame non scompare. Si presenta meno spesso, mentre la sazietà arriva prima. La pizza resta buona, soltanto che ne basta un pezzo; del dolce, a volte, un morso.
«Diventi un mangiatore intuitivo: senti di cosa ha bisogno il corpo». Alle feste mangia ancora meno. «Sei già appagato dall’occasione». Il primo specchio, dopo i primi dieci chili. «Lì cominci a vederti. E non posso negarlo: dimagrire così in fretta è piacevole». Il dimagrimento l’hanno visto tutti. Ad aprile sospende. Anche per una questione economica: circa 300 euro ogni quattro settimane. In pochi mesi il peso risale rapidamente e insieme tornano i sintomi. Ha ricominciato da una settimana. Il sollievo, però, non è soltanto metabolico. È la tregua dopo anni passati a sorvegliare sé stessa. «Sono caduta spesso in problemi emotivi, psicologici. Per le diete. Per il peso. Con questo farmaco no. Ed è lì la vera salvezza». Si irrita quando sente ridurre tutto alla scorciatoia. «Far passare per pigre persone che hanno passato una vita intera a occuparsi di questo aspetto senza trovare pace lo trovo ingiusto». Poi rovescia la domanda: «Se ci fosse una pastiglia che fa smettere tutti di fumare da un giorno all’altro, la giudicheremmo altrettanto male?».
Non si vergogna, nessun segreto da custodire. Lo dice a tutti, anche agli sconosciuti. «Ho una patologia. È stato trovato un farmaco che la controlla. Di cosa dovrei vergognarmi?». La lascia perplessa il contrario. «Chi passa dall’obesità al peso normale in fretta e nega la puntura». Un’ipocrisia, la definisce. «Siamo tutti meglio in un corpo sano. Se la scienza ci arriva, perché vergognarsene?». «Con la mia patologia non potrò smetterlo mai. E un po’ mi dispiace: dipendere da un farmaco non mi fa piacere». Poi il conto. Il diabete, così, non le verrà. Il cuore. Le ginocchia. «Tutto risparmiato al sistema sanitario», ironizza. A 93 chili il cibo occupava una porzione della giornata anche quando non era nel piatto. Oggi quella porzione è vuota. E Nastasia può usarla per altro.
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20 agosto 2026
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