Una nuova scoperta aiuta a capire meglio cosa accade nelle cellule delle persone con Sindrome di Kabuki, rara malattia genetica che può causare alterazioni dello sviluppo, ritardo della crescita e interessare diversi organi e apparati.
A fare luce su un meccanismo finora poco conosciuto è una ricerca internazionale coordinata dall’Università di Trento, pubblicata il 12 agosto 2026 su The EMBO Journal. Prima autrice dello studio è Sarah D’Annunzio.
Il nucleo delle cellule diventa più fragile
Al centro della ricerca c’è MLL4, una proteina prodotta dal gene KMT2D, le cui alterazioni sono tra le principali cause della Sindrome di Kabuki.
MLL4 era già conosciuta per il suo ruolo nella regolazione della cromatina, cioè l’insieme formato dal DNA e dalle proteine presenti nel nucleo. Lo studio mostra però una funzione ulteriore e sorprendente: MLL4 aiuta il nucleo cellulare ad adattarsi alle sollecitazioni meccaniche.
Le nostre cellule, infatti, non sono strutture immobili. Nei tessuti vengono continuamente compresse, stirate e deformate. In condizioni normali il nucleo riesce ad adattarsi a queste forze. Quando MLL4 è insufficiente, questa capacità si riduce e il nucleo diventa più vulnerabile.
Quando il nucleo si rompe scatta l’allarme
I ricercatori hanno osservato che la riduzione di MLL4 rende più probabili le rotture dell’involucro nucleare.
Quando queste rotture persistono, può attivarsi cGAS‑STING, un sistema che funziona come una sorta di allarme cellulare: riconosce la presenza di DNA in una posizione anomala e mette in moto una risposta di difesa.
Se però questa risposta rimane attiva troppo a lungo può diventare dannosa e favorire la morte cellulare.
La scoperta permette quindi di collegare diversi passaggi della malattia: l’alterazione di MLL4 modifica la risposta meccanica del nucleo, ne aumenta la fragilità e può innescare una risposta cellulare potenzialmente dannosa.
Una nuova strada per le terapie?
È il punto più interessante dello studio.
Nei modelli sperimentali i ricercatori hanno provato a inibire STING. Il trattamento non ha impedito la rottura dell’involucro nucleare, ma ha ridotto i meccanismi che portano alla morte cellulare e migliorato la vitalità delle cellule con deficit di MLL4.
Un risultato che indica cGAS‑STING come possibile bersaglio per future strategie terapeutiche.
La prudenza, però, è fondamentale. Non siamo ancora di fronte a una nuova cura per la Sindrome di Kabuki e i risultati non derivano da una sperimentazione clinica sui pazienti. Saranno necessari ulteriori studi per verificare se intervenire su questo meccanismo possa diventare, in futuro, una strategia sicura ed efficace.
La scoperta rappresenta comunque un passo importante: comprendere più precisamente perché le cellule si danneggiano significa individuare nuovi punti sui quali la ricerca può provare a intervenire.
Una ricerca internazionale
Lo studio nasce da una collaborazione multidisciplinare che coinvolge ricercatori dell’Università di Trento e di numerosi centri italiani e internazionali, tra cui Fondazione Bruno Kessler, Istituto Italiano di Tecnologia, IFOM, ETH di Zurigo, Università Federico II di Napoli e Università di Montpellier.
Una ricerca che apre anche una prospettiva più ampia: alcune malattie genetiche potrebbero essere comprese non soltanto studiando come vengono regolati i geni, ma anche osservando come le cellule e il loro nucleo reagiscono alle forze fisiche alle quali sono sottoposti ogni giorno.

Fonti
D’Annunzio S. et al., Chromatin condensates tune nuclear mechanosensing and preserve nuclear integrity to prevent cGAS activation
The EMBO Journal, pubblicato il 12 agosto 2026.
(Springer)The EMBO Journal – Springer Nature, articolo originale e informazioni sulla pubblicazione. (Springer)