Non è un’impressione: l’afa estrema che stiamo vivendo può accentuare le manifestazioni dolorose. Ma attraverso quali meccanismi?

Se nelle scorse settimane vi siete trovati più spesso del solito a lamentare fastidi che credevate dimenticati, non siete un’eccezione.

Le temperature elevate non influiscono soltanto sui processi d’invecchiamento e sul benessere psicologico: possono anche aumentare la sensibilità al dolore. Lo indica un’analisi sul rapporto tra innalzamento termico e sofferenza fisica, pubblicata lo scorso marzo su una rivista scientifica e ripresa in questi giorni da The Conversation.

Un gruppo di ricercatori della Nanyang Technological University di Singapore e dello St George’s, University of London ha esaminato le autovalutazioni del dolore riportate da circa due milioni di residenti negli Stati Uniti, partecipanti a una vasta indagine statistica. Il risultato è netto: all’aumentare delle temperature cresce anche la probabilità che le persone segnalino qualche forma di dolore fisico. Nelle giornate molto calde, con valori pari o superiori a 32 °C, la probabilità di riferire dolore è aumentata del 1,9% rispetto alla prevalenza media.

In che modo il caldo acuisce il dolore? Se un impacco caldo sul collo contratto può alleviare una tensione localizzata, il problema qui è l’esposizione prolungata dell’intero organismo a temperature eccessive, che mette sotto pressione diversi sistemi fisiologici. Alcune condizioni tipiche delle ondate di calore incidono direttamente sulla percezione dolorosa: disidratazione, aumento dell’infiammazione sistemica e alterazioni della pressione arteriosa. Altre conseguenze dell’afa operano in modo indiretto: nelle giornate più torride o afose (che non sono la stessa cosa) dormiamo peggio, l’umore peggiora, ci alleniamo e mangiamo con maggiore difficoltà, ci sentiamo meno in forma. Tutti fattori che possono amplificare l’intensità del dolore percepito.

In alcuni casi si crea, tra dolore fisico e condizioni che lo favoriscono, una spirale difficile da interrompere finché persistono le alte temperature. Un esempio emblematico: le “notti tropicali” compromettono il sonno; al risveglio, dopo un riposo scarso o frammentato, si è più sensibili agli stimoli dolorosi. A loro volta, le algie rendono più complicato dormire bene.

Con il tempo, questo vicolo cieco incide sul benessere complessivo: il dolore richiama costantemente l’attenzione, ostacola la concentrazione, l’apprendimento e i processi decisionali.

L’impatto del caldo eccessivo è quindi anche economico, sia per i costi sanitari aggiuntivi sia per la perdita di produttività.