Nell’intervista di Enrico Marro al presidente dell’Inps, Gabriele Fava, viene rilanciata una proposta, di cui abbiamo parlato su L’Economia, che speriamo realizzi una convergenza bipartisan nella prossima legge di Bilancio. Fava, riprendendo anche analisi maturate in sede Covip, la Commissione di vigilanza sul sistema previdenziale di cui è presidente Mario Pepe, torna sull’idea, o meglio sulla necessità, di assicurare a ogni neonato un proprio cammino previdenziale. Ne abbiamo purtroppo pochi di neonati. Cerchiamo allora di rendere la loro vita adulta, almeno sul versante della costruzione di una «pensione di scorta», meno ardua e demoralizzante. 

Ogni neonato potrebbe ricevere in regalo un piccolo libretto previdenziale, con una cifra minima (magari presa dai vari bonus in materia) che spinga genitori, parenti ed amici, a investire sul futuro della bimba o del bimbo. I contributi verrebbero detassati. La paghetta si trasformerebbe, complice il tasso composto, in un serio investimento a medio e lungo i termine. Una sorta di piano di accumulo personale (e qui bisognerebbe favorire un coinvolgimento anche gratuito di gestori professionali) potrebbe formare un capitale significativo al momento della pensione. 



















































Lontanissimo, per carità. Ma l’esistenza di un piccolo «cuscino» previdenziale potrebbe costituire, oltre che una garanzia reale, un aiuto psicologico, un esercizio di disciplina finanziaria, un esempio di senso civico. Dopotutto non si tratterebbe altro che di rinverdire una tradizione popolare (il libretto postale ad ogni nato, le monete d’oro, ecc.). Un salvadanaio aggiornato. Un «porcellino» evoluto.

20 agosto 2026, 12:00 – modifica il 20 agosto 2026 | 21:09