Ogni estate la storia si ripete: zanzariere fisse o mobili alle finestre, candele alla citronella, trappole con luce UV, insetticidi che lasciano un odore acre in giardino o sul terrazzo. Eppure, la puntura arriva immancabile. Così come, puntuale a ogni stagione estiva, arriva anche la tecnologia che promette di eliminare le zanzare, gli insetti dell’ordine dei Ditteri. C’è chi punta sul laser, chi sui dispositivi a ultrasuoni, chi inventa nuovi sensori destinati, prima o poi, a entrare nell’elenco delle immancabili bufale estive.

Non sembra essere questo il caso della startup francese Tornyol System, che ha pubblicato un video in cui mostra un silenzioso mini-drone autonomo di 40 grammi progettato per individuare ed eliminare le zanzare negli ambienti domestici. Basato sul sistema a ultrasuoni open source LeSonar 2, il mini-drone è in grado di operare anche di notte o in condizioni di scarsa illuminazione, rilevando movimenti dell’ordine di 0,1 millimetri. Grazie a 380 microfoni integrati, il sistema rileva gli echi delle onde ultrasoniche riflesse dalle zanzare, ricostruendone la posizione e i movimenti in tempo reale.

undefined

In questo modo il mini-drone è in grado di distinguere le zanzare femmine, le uniche che pungono e possono trasmettere malattie infettive come la febbre del Nilo occidentale, più nota come West Nile, consentendo al robot volante di intercettarle e neutralizzarle senza ricorrere a sostanze chimiche. La startup, selezionata dall’acceleratore “Y Combinator”, tra i più influenti della Silicon Valley, non ha ancora reso noti dettagli sulla velocità del drone, sulla capacità della batteria, sull’autonomia o sui materiali impiegati.

I limiti del drone anti zanzare

L’obiettivo dichiarato, tuttavia, va oltre la semplice eliminazione delle singole zanzare: il progetto mira a mappare l’intero ciclo riproduttivo di questi insetti per comprendere con precisione dove si nutrono e dove depongono le uova. L’ambizioso progetto, il cui lancio è previsto per il 2027, è stato sviluppato dai due ingegneri francesi Alex Toussaint e Clovis Piedallu. Il mini-drone di Tornyol System è già disponibile in preordine negli Stati Uniti, previo versamento di un acconto di 100 dollari. Gli acquirenti potranno scegliere tra due formule: un abbonamento da 50 dollari al mese, cancellabile in qualsiasi momento con la restituzione del dispositivo in buone condizioni, oppure l’acquisto definitivo del mini-drone al prezzo di circa 1.100 dollari.

Michele Rocchi, educatore e consulente in AI GenerativaMichele Rocchi, educatore e consulente in Ai generativa

“Ad oggi, però, il principale limite è rappresentato dall’autonomia: il mini-drone killer di zanzare riesce a volare per soli tre minuti. Trascorso questo tempo, deve necessariamente rientrare nella stazione di ricarica, dove rimane per almeno 30 minuti”. Lo spiega a Dossier Today.it Michele Rocchi, educatore e consulente in Ai generativa. Per poi aggiungere: “La domanda da rivolgere agli ingegneri è una sola: quante zanzare può eliminare un singolo mini-drone in 180 secondi? Con ogni probabilità, pochissime. Per ottenere risultati significativi potrebbe quindi essere necessario impiegare uno sciame di droni in grado di operare contemporaneamente”.

C’è poi il tema dei costi. “Parliamo di un dispositivo tutt’altro che economico. Vale quindi la pena chiedersi se una soluzione di questo tipo sia davvero più efficiente rispetto a un predatore naturale, come i pipistrelli”. Nonostante questi interrogativi, secondo Rocchi “l’idea di base dei due ingegneri ha un potenziale notevole, al limite della genialità”. Resta però da verificarne l’efficacia sul campo, che rappresenta il vero banco di prova della tecnologia.

Ai e laser contro le zanzare

Un capitolo a parte riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale nella lotta contro le zanzare. In questo ambito, l’ingegnere energetico Steven Cheng, fondatore dell’azienda cinese NenPower (Shanghai), ha sviluppato un prototipo che combina un sistema di visione artificiale e un meccanismo di puntamento automatico per individuare ed eliminare gli insetti.

Per realizzare il sistema di visione computerizzata, Cheng ha innanzitutto fotografato migliaia di zanzare utilizzando una fotocamera reflex digitale equipaggiata con un teleobiettivo ad alto ingrandimento. Le immagini raccolte sono poi confluite in un archivio impiegato per addestrare l’Ai. In questo modo il sistema ha imparato a distinguere le zanzare dagli altri oggetti presenti nell’ambiente, identificandole e localizzandole in tempo reale.

undefined

Una volta completata la fase di riconoscimento, il progettista si è concentrato sul sistema di puntamento. A tale scopo ha integrato un laser montato su una piattaforma ad alta precisione, installata su un supporto in grado di orientarsi rapidamente in più direzioni. Le due tecnologie, ovvero la visione artificiale e il puntamento, operano in modo sincronizzato.

Secondo il fondatore di NenPower, il prototipo è stato sperimentato per un’intera notte in un’area di prova, ottenendo risultati incoraggianti. Se il sistema dovesse dimostrare la propria efficacia anche in test più estesi, per le zanzare i tempi potrebbero diventare davvero complicati. E, a quel punto, alla celebre “Zanzara” del Piccolo Coro dell’Antoniano non spetterebbe più il ruolo della simpatica protagonista, bensì quello del bersaglio.

Il batterio naturale che limita i virus

Esistono anche strategie diverse per affrontare, e auspicabilmente risolvere, il problema. In Honduras, ad esempio, sono state impiegate zanzare geneticamente modificate per contrastare la diffusione della dengue. Si tratta di esemplari di “Aedes aegypti” infettati in laboratorio con il batterio naturale Wolbachia, in grado di ridurre la trasmissione degli arbovirus responsabili di malattie come dengue, Zika e chikungunya.

Il metodo innovativo è stato sperimentato dall’organizzazione Medici Senza Frontiere, dopo aver già dimostrato la propria efficacia in altri Paesi caratterizzati da un’elevata incidenza della dengue, una malattia virale trasmessa principalmente dalle zanzare e diffusa soprattutto nelle aree tropicali e subtropicali. “In alcuni contesti, soprattutto nella lotta contro la malaria, questo approccio ha già prodotto risultati interessanti”, sottolinea Rocchi.

L’organizzazione umanitaria internazionale, che ha collaborato con il Ministero della Salute honduregno, il World Mosquito Program e l’Università Nazionale Autonoma dell’Honduras, assicura che il metodo è sicuro sia per l’uomo sia per l’ambiente. Inoltre, evidenzia come sia già stato applicato con successo in numerosi Paesi, dall’Australia al Brasile, dalla Colombia al Messico. “I risultati dimostrano che la trasmissione del virus si riduce in modo significativo nelle aree in cui il batterio Wolbachia viene mantenuto a livelli elevati nella popolazione locale di zanzare”, spiega l’organizzazione.

La tecnica del maschio incompatibile

Ridurre in modo stabile la presenza di zanzare capaci di trasmettere virus pericolosi significa rafforzare la prevenzione sanitaria, soprattutto nei contesti urbani e periurbani più esposti. Ma c’è di più: intervenire sulla dinamica delle popolazioni nel tempo consente un controllo più duraturo, efficace e sostenibile, mantenendo il numero di insetti al di sotto delle soglie di rischio epidemiologico. È il fine della ricerca condotta presso il Centro Ricerche Casaccia dell’Enea, alle porte della capitale, in collaborazione con Google (progetto Debug) e con Sapienza Università di Roma.

Attività in campo per la sperimentazione della piattaforma sviluppata da Enea per l'applicazione della Tecnica del maschio incompatibile

Per la prima volta in Europa è stata sperimentata su larga scala una piattaforma sviluppata dall’Ena per l’applicazione della “Tecnica del maschio incompatibile”, una strategia sostenibile per il controllo della zanzara tigre e di altri insetti vettori, in grado di ridurre naturalmente la fertilità delle femmine. Google si occupa di allevare la colonia di zanzare tigre produttrici di maschi incompatibili sviluppata dall’Enea, selezionare gli esemplari maschi e gestirne l’inscatolamento e il trasporto aereo da Miami alle aree di rilascio. Sapienza Università di Roma contribuisce invece validando la tecnica e monitorando le aree di controllo non trattate.

Raccomandata dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, come strategia efficace e sicura contro le malattie trasmesse dalle zanzare, la tecnica si basa sul rilascio di grandi quantità di maschi che, grazie alla simbiosi con Wolbachia, un batterio diffuso e innocuo per l’uomo, risultano incompatibili dal punto di vista riproduttivo con le femmine selvatiche. I primi risultati hanno evidenziato una marcata riduzione delle uova fertili della zanzara tigre, con un calo dell’88 per cento della capacità della specie di produrle e superare l’inverno rispetto alle aree di controllo.

Dossier è la sezione di inchieste esclusive in abbonamento di Today.it. Se vuoi sostenere il nostro lavoro giornalistico e abbonarti, clicca qui.

Leggi gli altri Dossier di Today.it






6 minuti di lettura