“Mi ubriaco, amo la vita, mia moglie è fantastica. Per il resto, sono un giocatore d’azzardo incallito e guardo una montagna di porno”. Nomen omen: Steve Way è così, a modo suo. Quando fa stand-up comedy, quando recita e nella vita di tutti i giorni. Non tollera pietismi, è molto chiaro sul punto: “Non voglio sentire ‘aw’ – dice al pubblico – altrimenti mi dovete tutti dieci euro”.
E nella serie tv Furious (Hulu, disponibile su Disney+, ispirata al film La vedova nera del 1987) Way sta dimostrando che le sue performance, in realtà, valgono esattamente la pena: molto più di una modesta multa alla platea. Acclamato dalla critica, nel ruolo di Alden, cucitogli addosso da Elizabeth Meriwether – già sceneggiatrice della sitcom New Girl –, Way è davvero nei suoi panni: “Quando ho letto la prima battuta sul copione ho pensato: ‘Come fa a sapere che direi proprio così?’”. In Furious è nella posizione in cui molte persone – disabili e non – si trovano: in cerca di amore e comprensione. La differenza è nel cercarli da una sedia a rotelle con una distrofia muscolare. Distrofia che, nella vita reale, avrebbe dovuto stroncare Way appena quattordicenne. Prognosi errata: Way ha spento a dicembre la sua 35ª candelina.

Steve Way, 35 anni (foto Ig)
Ruolo cucitogli addosso perché Alden è come Steve: al bando ogni ipocrisia e sensazionalismo, anzi. Qualcuno l’ha chiamato “secret weapon”, l’arma segreta di Furious. A ragione. La cornice non è proprio delle più allegre: una serial killer donna che si vendica degli abusi sessuali uccidendo i molestatori, una squadra di investigatori che le sta con il fiato sul collo, poi Alden. Scanzonato, ironico, affilato, rigenerante.
Mi hanno sempre detto che non avrei mai trovato nessuno, che non sono degno d’amore
Forse perché Way ha sempre fatto della sua malattia un perno ironico. E dell’attivismo una spinta in più. “Mi hanno sempre detto che non avrei mai trovato nessuno, che non sono degno d’amore”, recita in Furious. A ben pensare, al di là dei numeri ridotti – seppur crescenti – di attori con disabilità impiegati sui set, l’amore delle persone affette da disabilità è di rado rappresentato. Problema sociologico in qualche misura: lo schermo difficilmente riproduce ciò che è emarginato dalla realtà. Quasi come se un corpo medicalizzato, richiamando a sé ogni cura, fosse escluso dal gioco e dalla pretesa del desiderio.
Invece in Furious il desiderio c’è, magari un po’ perverso e disperato – Alden ama la serial killer interpretata da Lola Petticrew – ma trova la sua misura fuori dalla condiscendenza. Alden-Way lo dice: “Lo sai quanto è difficile trovare qualcuno che mi guardi e non veda solo una sedia a rotelle? Non le facevo pena”.
Lo sai quanto è difficile trovare qualcuno che mi guardi e non veda solo una sedia a rotelle?
A Hollywood il problema travalica l’amore e riguarda soldi, organizzazione, possibilità e volontà. Oltre che indegne d’amore, le persone disabili sembrano anche poco degne di ruoli. Un discorso che Way ha più volte affrontato, apostrofando anche Ari Emanuel, amministratore delegato di una delle maggiori agenzie di spettacolo a Hollywood, WMA, come un “bastardo” – qua in una resa dall’inglese a cui è stata tolta la trivialità (schiettezza). Prima di Furious, il ruolo televisivo più noto di Way era stato in Ramy (2019), sitcom dell’amico e collega Ramy Youssef. Per il resto, è stata la stand-up comedy il suo habitat.
Come se non bastasse, mentre gli attori come Way scalpitano per trovare parti sullo schermo che non li riducano a vettori di pena, le persone disabili vivono sotto la minaccia Trump. Il “One Big Beautiful Bill Act“, firmato dal presidente l’estate scorsa, ha dato un colpo d’ascia al Medicaid, il programma pubblico di assistenza sanitaria a milioni di americani a basso reddito e a molte persone con disabilità.
In un intervento pubblicato sul Time a luglio, Way non ha perso l’occasione per far valere la sua voce e la sua posizione “in vista“: “Anche se la percentuale rimane ancora bassa, in televisione ci sono più persone disabili che mai, e io sono grato di essere tra loro. Ma gli applausi e i tagli avvengono contemporaneamente (…). Puoi essere celebrato su una piattaforma di streaming ed essere definanziato con una firma nella stessa estate. Il punto è che essere visti non equivale a essere tenuti in vita”. Way la prende con filosofia, quella di Democrito: “Ho già pronte alcune ottime battute per il red carpet. Ho costruito una carriera nel trovare l’ironia in questo tipo di assurdità, e devo trovarla anche qui, perché l’alternativa è peggiore”.