di
Salvatore Riggio
Ha lanciato i grandi nomi del calcio Europeo e internazionale: da Ronaldo a Mourinho, fino al giovanissimo Yamal
Dal gelato industriale e dai mercatini delle pulci fino al trono del calcio mondiale: la parabola di Jorge Mendes, 60 anni compiuti il 7 gennaio, non è soltanto una storia di riscatto, ma la cronaca di come un solo uomo sia riuscito a capovolgere per sempre le regole del calciomercato. Oggi gestisce un impero economico colossale, ma la sua storia comincia sul cemento e sul bagnasciuga, dove l’unica vera risorsa a disposizione era un’ambizione sconfinata.
Figlio di un impiegato e di una casalinga che intrecciava cappelli di paglia per arrotondare, il giovane Jorge andava a vendere quei cesti sulla spiaggia di Fonte da Telha, a sud di Lisbona, proponendo abiti usati ai mercatini delle pulci. Lavorò perfino in una catena di montaggio di coni gelato, imparando presto una lezione fondamentale: la priorità assoluta è evitare che le cose cadano per terra. Il sogno di fare il calciatore sfumò per mancanza di un talento puro, ma la prospettiva di una vita da mediano non gli apparteneva. Trasferitosi a Viana do Castelo per giocare tra i semiprofessionisti, aprì un videonoleggio e poi un locale notturno vicino al confine spagnolo, il Luziamar. Mettendosi alla consolle come dj, stringeva contatti con i calciatori della zona, intuendo un potenziale che altri non vedevano. La svolta arrivò quando convinse il Lanheses a fidarsi di lui per vendere gli spazi pubblicitari dello stadio: le entrate del club schizzarono e Mendes incassò le sue prime commissioni.
Nel 1997 la svolta della vita prese le sembianze di Nuno Espírito Santo, all’epoca un giovane portiere del Vitória che sognava un salto di carriera. Mendes guidò per quasi 500 chilometri verso la Spagna per incontrare il presidente del Deportivo La Coruña, Augusto Lendoiro. Senza alcuna esperienza di mercato ma con un’ostinazione ipnotica, strappò un ingaggio da 2,5 milioni di euro. Lendoiro ammise che la passione travolgente di Mendes rendeva impossibile rifiutare le sue proposte. Quel giorno nacque la carriera di Nuno e si accese il motore del più grande procuratore dell’epoca moderna. Nel giro di pochi anni Mendes fondò la GestiFute e iniziò a scalare le gerarchie in Portogallo. Nel 2002 aprì le porte del mercato inglese portando Hugo Viana al Newcastle, ma la vera svolta epocale avvenne a settembre, quando la madre di un 17enne prodigio dello Sporting Lisbona scelse di affidargli il figlio. Quel ragazzo era Cristiano Ronaldo. Mendes soffiò il talento all’Arsenal e lo portò al Manchester United per 12 milioni di sterline, costruendo un sodalizio umano e commerciale destinato a fare la storia del calcio, fino al trasferimento record dal Real Madrid alla Juventus nel 2018 per 117 milioni di euro.
Con l’esplosione di CR7, il re portoghese Mendes prese possesso dell’Europa. Nel 2004 condusse José Mourinho al Chelsea, rendendolo l’allenatore più pagato al mondo e riempiendo la rosa dei Blues con gli assistiti della sua scuderia. Da quel momento, il concetto stesso di «super agente» prese forma. Mendes ha ridefinito i rapporti di forza nel calcio: non più i presidenti, ma gli intermediari capaci di scovare i talenti, curarne l’immagine e influenzare le strategie sportive dei club. I suoi metodi, spesso borderline, hanno fatto discutere: dalle controversie legate al fondo Quality Sports Investments, fino alle indagini per evasione fiscale e alle manovre di Third Party Ownership (le quote dei cartellini in mano a privati, poi vietate dalla Fifa). Celebre anche l’operazione Bebé, un ragazzo cresciuto in orfanotrofio portato improvvisamente al Manchester United per 10 milioni di euro.
Per i suoi clienti Mendes rimane un punto di riferimento inscalfibile, quasi una figura paterna. Capace di gestire oltre 150 atleti – tra i quali la nuova stella globale Lamine Yamal —, in affari con i colossi di Hollywood e proiettato verso i mercati emergenti, mantiene un patrimonio stimato in quasi due miliardi di dollari. Parla cinque lingue, gestisce quattro telefoni contemporaneamente e possiede un fascino felpato al quale il mondo del pallone, esattamente come ai tempi del Luziamar, non riesce proprio a dire di no. In questa sessione di mercato Mendes è praticamente l’uomo che ha portato al Milan due suoi assistiti: Goncalo Ramos e Diego Moreira per una cifra complessiva di 120 milioni di euro e sta cercando di vendere Rafael Leao (che piace al Galatasaray, ma l’esterno spera nella Premier League o nell’Arabia Saudita). Se ce la farà, lo scopriremo nei prossimi giorni. Intanto, Jorge resta l’uomo che ha cambiato per sempre il calciomercato.
20 agosto 2026
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