La body positivity, nata negli anni ’90 e diventata mainstream negli anni 2010, aveva fatto emergere il problema della pressione estetica sui corpi e provato a mettere in discussione l’idea che il valore di una persona dipendesse dal suo aspetto. Ma la pressione verso un certo tipo di corpo non è scomparsa. E il motivo è semplice, l’ha spiegato la psichiatra Laura Dalla Ragione: l’aspettativa “verso un certo tipo di corpo è sempre rimasta molto potente e a tutte le età”. Anche durante il picco della body positivity. Quindi dire che il corpo magro, anche estremamente longilineo, avesse perso il suo potere è essenzialmente sbagliato, e lo conferma il fatto che anche in Italia il numero di persone a cui viene diagnosticato un disturbo del comportamento alimentare è, ormai da anni, drasticamente in crescita.

E in questo contesto estremamente fragile, in cui il corpo viene vissuto come l’unico mezzo attraverso il quale esprimere sé stessi, si è inserito l’uso, spesso improprio, dei farmaci che imitano l’ormone Glp-1 come l’Ozempic.

I dati dei disturbi alimentari

Dalla Ragione, direttrice dell’Unità operativa complessa psichiatria e riabilitazione dei disturbi del comportamento alimentare della USL 1 dell‘Umbria e direttrice scientifica del Numero Verde nazionale Dca dell’Istituto Superiore di Sanità, parla di “epidemia” e ha ragione: “I numeri dell’ultima rilevazione, del 2025, parlano chiaro: in Italia sono intorno ai 4 milioni le persone ammalate tra anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata, ovvero il binge eating disorder”. 

E il numero è così elevato perché “il range della popolazione in cura si è allargato: abbiamo bambini di 8, 9, 10 anni, e poi persone che si ammalano per la prima volta a 40 anni. I maschi sono diventati il 20% nella fascia d’età tra i 12 e i 17 anni, mentre dieci anni fa rappresentavano appena l’1%. Gli uomini in generale rappresentano il 10%”.

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“Questi farmaci analoghi all’Ozempic sono salvavita per il diabete di tipo 2 e l’obesità grave e hanno rivoluzionato la medicina, sostituendo in molti casi la chirurgia bariatrica. Tuttavia, l’uso improprio per perdere pochi chili di sovrappeso è pericoloso. Senza prescrizione e controllo medico, si rischia di perdere prevalentemente massa magra (muscolare), provocando danni a lungo termine. Il ‘fai da te’ in questo campo è assolutamente sconsigliato”, ricorda Dalla Ragione.

È impossibile non parlare di questi farmaci come di un vero e proprio caso: nel 2025 semaglutide e tirzepatide hanno generato quasi 942 milioni di euro di spesa tra Servizio sanitario nazionale e acquisti pagati direttamente dai cittadini in Italia, i dati arrivano dal nuovo Rapporto OsMed 2025 dell’Aifa. Solo la semaglutide ha prodotto 430 milioni di euro di spesa a carico del Sistema sanitario nazionale, mentre gli acquisti privati valgono altri 162,7 milioni di euro. E la domanda non è legata solo al diabete: lo scorso anno il mercato di questi principi attivi è salito a oltre 247 milioni di euro contro circa 70 milioni nel 2024.

Come spiega Valter Longo, professore ordinario di Gerontologia e Scienze biologiche e direttore dell’Istituto di longevità presso la School of Gerontology della University of Southern California di Los Angeles, questi medicinali sì sono utili per alcuni, ma in sostanza sono “un passaggio ‘di male in peggio’”. “Prima creiamo una società che si imbottisce di proteine, amidi, grassi e cibi ultra-processati, creando il malato, e poi creiamo il farmaco magico per ‘gestire’ la malattia a vita, non per curarla. Ma il punto è che non c’è prevenzione”, secondo Longo, infatti, sarebbe urgente inserire nella Sanità pubblica dei nutrizionisti preparati a spiegare la corretta alimentazione. Prevenire prima di curare.

I corpi Ozempic

L’uso di questi farmaci ha portato anche a una nuova definizione di corpi: i corpi Ozempic, legati alla cosiddetta “Ozempic culture”. Ovvero corpi trasformati dalla rapida perdita di peso e diventati parte di un nuovo immaginario estetico. L’idea che questo tipo di dimagrimento sia semplice ed efficace è alimentata anche dal fatto che alcune star hanno parlato apertamente della loro trasformazione ottenuta attraverso questi medicinali.

Una delle prime è stata la tennista Serena Williams che, su Instagram, lo scorso agosto, è stata anche testimonial per un’azienda che li prescriveva tramite telemedicina. La fisicità di Williams è sempre stata molto commentata, sia come campionessa sia come donna. Affiancando dieta e allenamento all’assunzione di un farmaco GLP-1 è riuscita a perdere 14 chili, un obiettivo che forse puntava a ottenere da anni.

Oprah Winfrey, Amy Schumer e anche Sharon Osbourne hanno apertamente parlato della scelta di usare questi farmaci per dimagrire. Osbourne, ad esempio, è stata una delle prime “pentite”, poiché con il farmaco aveva perso troppo peso, arrivando a pesare “45 chili”. 

Poi ci sono tutte quelle celebrità accusate – e usiamo questo verbo in quanto loro non hanno mai rilasciato dichiarazioni in merito – di averne fatto uso, come ad esempio Charlize Theron, Ariana Grande, Arisa, ma anche Emma e Laura Pausini. Anche Kelly Osbourne, figlia di Sharon, è stata ‘accusata’ di aver utilizzato i farmaci per perdere peso, ma ha smentito, spiegando di aver seguito una dieta rigida, con pochissimi zuccheri e carboidrati, e attribuendo il dimagrimento anche al grande dolore e allo stress provocati dalla morte del padre Ozzy, avvenuta lo scorso luglio.

Il nuovo mercato intorno al “corpo Ozempic”

L’uso del farmaco, però, spesso viene tenuto nascosto, anche se sul corpo i segni possono essere molto evidenti, soprattutto se viene assunto senza supporto medico. Il viso e il corpo si svuotano, nelle donne anche le parti intime ne risentono, e si è addirittura arrivati, negli Stati Uniti, a usare un filler prodotto dal tessuto adiposo di donatori deceduti per rimpolpare i corpi scavati. A questo si aggiungono creme pensate per stimolare la tonicità della pelle. 

E come non parlare del comparto alimentare, che da una parte offre sempre più prodotti ad alto contenuto proteico ma con meno calorie, come ad esempio bibitoni o barrette, e dall’altra sta spingendo la ristorazione a offrire mini-porzioni per adattarsi al mini-appetito di chi assume GLP-1, come sottolinea l’Ansa.

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Se da una parte è giusto porre l’attenzione su tutti questi problemi che riguardano il corpo, dall’altra bisognerebbe sempre ricordare che nessuno ha il diritto di commentare e offendere il corpo altrui.

Può essere giusto preoccuparsi per come appare l’attrice o la popstar, ma non è invece mai giusto accusare e puntare il dito contro i singoli individui. Bisognerebbe sempre domandarci come siamo arrivati fin qui: come si possa, da una parte, criticare Ariana Grande perché troppo magra e dunque malata, e poi finire a commentare con frasi come “dovresti dimagrire” le foto di Georgina Rodriguez.

Il problema, che è anche sanitario, è soprattutto culturale. Il disagio verso il proprio corpo rimane molto diffuso, soprattutto tra i giovani e le donne – esposte ai social e non – e non si combatte a suon di critiche e giudizi.

Il rischio – anche se già molto concreto – che questi farmaci pensati per malattie specifiche vengano trasformati in mezzi per raggiungere rapidamente un ideale estetico è già realtà. Dovremmo tutti interrogarci su come smettere di dare al corpo, e solo a quello, il peso di definirci.

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