CREMONA – C’è chi la chiama trasgressione estiva, chi lo considera un must della moda giovanile e altri semplicemente sciatteria generazionale, ma per i presidenti e i direttori dei centri sportivi cremonesi è diventata un’emergenza da regolare a colpi di cartelli e richiami. La moda, esplosa (di nuovo) soprattutto tra i ragazzi della fascia d’età tra i 13 e i 16 anni, è di quelle che fanno storcere il naso ai bagnini e preoccupare i dermatologi: indossare la biancheria intima sotto i pantaloncini da bagno (o, peggio ancora, sotto pantaloncini sportivi usati per fare il bagno), facendo ben attenzione a sistemarli in modo che l’elastico e il marchio firmato escano in bella vista. Un vezzo estetico che, tra i vialetti e i bordovasca delle storiche canottiere della città, ha fatto scattare la linea dura.

La prima a muoversi ufficialmente è stata la canottieri Bissolati, che ha introdotto un divieto esplicito nelle piscine, inviando una comunicazione chiara ai suoi circa 4.500 soci. Il presidente Maurilio Segalini spiega come è nata la decisione: «Questo fenomeno è tornato quest’anno in maniera prepotente ed è diffuso anche fuori Cremona. Vedo in località di mare che, quando i ragazzi tornano a riva, si sistemano i pantaloncini facendo emergere il marchio dell’intimo, e lo stesso accade alla Bissolati. Dal punto di vista igienico-sanitario è inaccettabile: l’intimo non è un capo idoneo per l’acqua e garantirne la pulizia diventa più complicato. Abbiamo quindi dato mandato ai nostri bagnini di intervenire e, devo dire, la maggior parte dei soci ha accolto il provvedimento con favore, dopo aver segnalato a lungo il disagio».

Il vento del cambiamento soffia anche altrove, sebbene con sfumature diverse. Alla Flora, il presidente Marzio Busseti conferma che la tendenza è la stessa, gestita però nell’ordinaria amministrazione dei regolamenti: «Non abbiamo sentito l’esigenza di un’informativa speciale, poiché il divieto è già contemplato dai regolamenti d’accesso che i nostri bagnini fanno regolarmente rispettare. Fortunatamente non abbiamo avuto moltissimi casi di ragazzi che le indossavano, ma seguiamo con attenzione l’andazzo, che purtroppo è comune a molte altre strutture. Abbiamo semplicemente richiesto al personale di piscina di intensificare il controllo, trattandosi di una questione di igiene basilare che prescinde dalle mode passeggere dei giovani».

Sulla stessa linea il centro sportivo San Zeno, dove il presidente, Luigi Perticara, sottolinea i rischi concreti legati ai grandi numeri: «Siamo di fronte a un fenomeno ormai consolidato, ma se in passato era limitato a pochi casi isolati, oggi è esploso. Lasciare che decine di persone facciano il bagno con l’intimo sotto il costume mette a serio rischio la salubrità dell’acqua, perché spesso il divieto serve a prevenire la proliferazione batterica, in particolare dell’Escherichia coli. Nonostante l’uso del cloro, in giornate di grande affluenza è più difficile mantenere standard di sicurezza ottimali se non c’è collaborazione da parte degli utenti».

Anche al centro sportivo Stradivari la pazienza è agli sgoccioli. Il presidente Massimo Ghezzi racconta le difficoltà pratiche dei controlli: «È una moda difficile da monitorare, a meno che l’elastico con il brand non sia esplicitamente in vista. Abbiamo inviato una newsletter per richiamare tutti all’uso di un costume adeguato, chiarendo che chi trasgredisce viene invitato ad uscire dalla vasca. Non è un problema di ‘brand’, ma di igiene ed è frustrante assistere a questa trascuratezza che, purtroppo, genera spesso lamentele da parte di altri soci».

Un grido d’allarme condiviso dal Cral Tamoil, la cui presidentessa, Anna Santini, non ha dubbi: «È un problema annoso, davvero difficile da governare. La Bissolati ha perfettamente ragione: il tessuto tecnico, come la lycra, è studiato per le piscine perché non assorbe acqua. Noi abbiamo provato a porre un freno, vietando pantaloncini da calcio o capi non idonei, ma controllare cosa viene indossato sotto resta una battaglia complessa. Eppure, sarebbe necessaria una regola chiara per tutti, proprio come quella che impone l’uso della cuffia. Aiuterebbe molto il controllo batteriologico dell’acqua se potessimo eliminare la variabile dell’intimo».

Del resto, la scienza medica dà ampiamente ragione ai custodi delle piscine cremonesi: indossare la biancheria intima sotto il costume altera i naturali meccanismi di difesa dell’organismo. A differenza dei tessuti tecnici, la comune biancheria (specie in cotone) trattiene l’acqua a lungo, creando un microclima caldo-umido nella zona intima che favorisce la proliferazione di microrganismi patogeni come la Candida albicans, vaginosi batteriche o micosi inguinali. A questo si aggiunge l’attrito meccanico della sovrapposizione dei tessuti durante il movimento — che provoca arrossamenti, dermatiti e follicoliti — e la capacità del cotone di trattenere il cloro e gli agenti chimici della piscina, mantenendoli a contatto prolungato con le mucose.

Insomma, la ricerca dello stile ‘brand in vista’ rischia di trasformarsi in un vero e proprio autogol per la salute intima. Nelle (caldissime) giornate di questa estate lungo il Grande fiume, la regola d’oro torna a essere la più semplice: costume tecnico della taglia giusta, niente doppi strati e, soprattutto, un cambio asciutto subito dopo il bagno. La moda passa, la salute (e il buon senso) restano.