È sempre il momento giusto di parlare di Antonello da Messina, il più grande pittore siciliano del Quattrocento, ispiratore inconsapevole di molti tratti del Rinascimento, in particolare di quello veneto. Genio e sperimentazione caratterizzano la sua pittura nota, soprattutto, per lo studio quasi psicologico dei volti.
Volti profondi, intensi, balzati agli onori della cronaca da sabato scorso in seguito all’incredibile “furto di Ferragosto” messo a segno da una banda di ignoti (al momento) presso il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, i quali si sono portati via il Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte. Il tutto dopo il clamore mediatico che a febbraio ebbe l’Ecce Homo acquistato dal Ministero della Cultura italiana per l’imponente cifra di quasi 15 milioni di euro all’asta di Sotheby’s a New York.
E, oggi, ci risiamo, di Antonello da Messina si continua a parlare proprio grazie a Torino, custode, presso Palazzo Madama, del Ritratto d’uomo, detto anche il Trivulzio. Il dipinto, olio su tavola (37,4×29,5 cm) del 1476 è pronto, infatti, a essere il protagonista insieme con il celebre Ritratto d’ignoto marinaio del Museo Mandralisca di Cefalù nell’esposizione “Antonello da Messina. L’enigma del sorriso”.
Si tratta dell’appuntamento annuale con l’Incontro con il capolavoro di Palazzo Madama. I due quadri saranno messi a confronto dal 12 novembre 2026 al 22 febbraio 2027. Il progetto espositivo, di eccezionale rilievo scientifico e culturale, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Culturale Mandralisca Ets e Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino e offre, per la prima volta, l’opportunità di mettere in dialogo diretto due tra i massimi capolavori della ritrattistica rinascimentale europea e di interrogarsi intorno all’enigma del sorriso, tra i tratti distintivi dell’arte di Antonello da Messina.
Un sorriso da interpretare, rileggere o, semplicemente, decifrare attraverso i sentimenti che, inevitabilmente, suscita in entrambi i ritratti. Sia nel Trivulzio, uno dei migliori ritratti del pittore messinese, che, guardando alla pittura fiamminga, abbandonò l’impostazione allora dominante in Italia di ritrarre i soggetti di profilo, seguendo il modello umanistico derivato dalla medaglistica imperiale romana, in favore di figure ruotate di tre quarti nello spazio; sia nell’Ignoto marinaio, datato tra il 1465 e il 1476.
L’opera, in base a recenti scoperte e studi dovrebbe ritrarre Francesco Vitale da Noja, precettore e segretario di Ferdinando il Cattolico e ambasciatore e vescovo di Cefalù e non un uomo sconosciuto, vestito secondo alcuni da marinaio dell’epoca e indossante una berretta nera. Non solo volti ma anime che emergono attraverso la cura fisiognomica tipica di Antonello da Messina in grado di arrivare al cuore passando dalla mente.