Si torna dal bosco, si sfila una scarpa, si passa una mano sulla gamba e lì, quasi confuso con la pelle, appare un punto scuro. Piccolo, immobile, ostinato. La zecca non arriva e riparte come una zanzara: affonda l’apparato boccale, si fissa, resta per ore o persino per giorni. Intanto la saliva lavora — altera la coagulazione, attenua il dolore, modifica la risposta immunitaria — e durante quel pasto silenzioso alcuni microrganismi possono entrare nel nostro organismo.
È questo il primo equivoco da sciogliere: non esiste soltanto la malattia di Lyme. Dietro quel punto scuro c’è un mondo più vasto, fatto di specie diverse, territori diversi, infezioni diverse; e c’è perfino un’allergia che può manifestarsi molte ore dopo aver mangiato carne. Negli Stati Uniti la sindrome alfa-gal ha assunto proporzioni tali che il CDC ha stimato fino a 450 mila possibili persone colpite. Sarebbe comodo archiviarla come una stranezza americana. Sarebbe anche sbagliato.
In Italia sono conosciute 36 specie di zecche, distribuite in sette generi. Fra quelle che interessano maggiormente la salute umana ci sono Ixodes ricinus, la zecca dei boschi; Rhipicephalus sanguineus, spesso associata al cane; Hyalomma marginatum e Dermacentor reticulatus. I nomi possono sembrare materia da specialisti, ma la distinzione conta: ogni specie, incontrando un certo ambiente e un certo territorio, porta con sé rischi differenti.
La borreliosi di Lyme viene segnalata storicamente soprattutto in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Liguria ed Emilia-Romagna. La febbre bottonosa del Mediterraneo, causata da rickettsie, è invece endemica nel nostro Paese. Poi c’è l’encefalite da zecche, la TBE, che può raggiungere il sistema nervoso centrale. Nel 2025 la sorveglianza nazionale ha contato 67 casi, 63 dei quali autoctoni, e un decesso. Numeri contenuti rispetto a quelli di molte altre infezioni, ma che ricordano come anche in Italia una puntura di zecca possa, in alcuni casi, avere conseguenze importanti.
Per la TBE esiste un vaccino, raccomandato a chi è esposto per ragioni professionali e a chi vive in determinate aree rurali a rischio. Non è un dettaglio secondario. Fra la paura indistinta del bosco e la distrazione di chi considera innocuo ogni morso esiste infatti uno spazio ragionevole: conoscere il pericolo, capire dove si trova, usare gli strumenti disponibili.
La vicenda dell’alfa-gal è forse la più sorprendente, perché spezza il rapporto abituale fra causa ed effetto. Il galattosio-α-1,3-galattosio è uno zucchero presente nei tessuti della maggior parte dei mammiferi, ma non nell’uomo. Dopo la puntura di alcune specie di zecca, il sistema immunitario può cominciare a produrre anticorpi IgE contro quella molecola. Da allora carne bovina, suina, ovina e altri prodotti provenienti dai mammiferi possono scatenare orticaria, disturbi gastrointestinali, difficoltà respiratoria, fino all’anafilassi.
Ma la reazione non arriva necessariamente a tavola. Può presentarsi diverse ore dopo, quando il piatto è stato sparecchiato e il nesso con ciò che si è mangiato sembra ormai perduto. Qui sta l’insidia: il corpo ricorda ciò che la mente non collega più.
Il primo caso pubblicato in Italia risale al 2015. Un uomo di 55 anni ebbe uno shock anafilattico sei ore dopo un pasto che comprendeva carne; nei mesi precedenti aveva subito ripetute punture di zecca. In seguito sono stati descritti altri casi italiani. Questo non significa che ogni zecca trasformi la carne in un pericolo, né che la sindrome abbia da noi la diffusione osservata negli Stati Uniti. Significa una cosa più precisa: quando una reazione apparentemente inspiegabile compare ore dopo il consumo di carne o derivati di mammiferi, anche questa diagnosi deve entrare nel campo delle possibilità.
Eppure la parte decisiva della storia viene prima: prima dell’allergia, prima dell’infezione, prima dell’ambulatorio. Nei boschi e fra l’erba alta servono pantaloni lunghi, scarpe chiuse e repellenti adatti. Al ritorno bisogna guardare bene: pelle, pieghe, inguine, ascelle, cuoio capelluto, vestiti. Non un’occhiata distratta. Un controllo.
Se la zecca è già attaccata, occorre rimuoverla al più presto con una pinzetta a punta fine, prendendola vicino alla cute e senza schiacciarla. Olio, alcol, benzina, calore e gli altri rimedi tramandati con troppa sicurezza vanno evitati: possono irritare il parassita e favorirne il rigurgito. Anche gli antibiotici non devono essere presi automaticamente, “per sicurezza”. La sicurezza, in questo caso, non consiste nel fare qualunque cosa; consiste nel fare quella giusta.
Conviene annotare la data e il luogo dell’esposizione, poi osservare nelle settimane successive l’eventuale comparsa di febbre, malessere o di un alone rosso che si allarga. E bisogna prestare la stessa attenzione a una reazione allergica tardiva dopo carne o altri prodotti di mammifero. Non per trasformare prati e boschi in luoghi proibiti, non per aggiungere un’altra paura alle nostre giornate, ma per impedire che l’ignoranza completi il lavoro iniziato da un animale quasi invisibile.

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Istituto Superiore di Sanità (ISS) – EpiCentro, “Zecche”, aggiornamento 2026.
Ministero della Salute – “Malattia di Lyme (Borreliosi)”, aggiornamento 14 gennaio 2025.
Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Sorveglianza nazionale delle arbovirosi, dati al 31 dicembre 2025: 67 casi di encefalite da zecche (TBE), di cui 63 autoctoni.
Calamari A.M. et al., “Alpha-gal anaphylaxis: the first case report in Italy”, European Annals of Allergy and Clinical Immunology, 2015; 47(5):161-162. PMID: 26357002.
Centers for Disease Control and Prevention (CDC) – Alpha-gal Syndrome: epidemiologia, diagnosi, sintomi, prevenzione e gestione clinica, aggiornamenti 2026.

