La sonda Link non è riuscita ad aggangiare il telescopio: troppi i problemi di controllo dell’assetto. L’osservatorio, che da 22 anni caccia i lampi gamma, brucerà in atmosfera entro fine anno
Il soccorritore non riuscirà nel suo obiettivo. Nasa e Katalyst Space Technologies hanno annunciato che la sonda Link non proverà ad agganciare il Neil Gehrels Swift Observatory per riportarlo in un’orbita più alta: i problemi di controllo dell’assetto che l’affliggono da fine luglio non sono stati risolti per tentare una manovra così delicata. Significa che il telescopio, che da oltre vent’anni insegue le esplosioni più violente dell’Universo, continuerà a scendere fino a disintegrarsi nell’atmosfera terrestre. Secondo le stime della Nasa il rientro avverrà entro la fine del 2026, con l’ipotesi più probabile intorno a ottobre.
Trenta milioni di dollari e un anno di tempo
Quello di Swift è stato un tentativo sena precedenti. Nel settembre 2025 la Nasa aveva affidato a Katalyst, piccola azienda di Flagstaff, in Arizona, un contratto da 30 milioni di dollari per costruire e lanciare in meno di dodici mesi un veicolo capace di raggiungere Swift, afferrarlo con tre bracci robotici e spingerlo più in alto. Link sarebbe diventato il primo veicolo commerciale ad agganciare un satellite governativo che non era mai stato progettato per essere agganciato: una capacità che Washington considera strategica per il futuro della manutenzione in orbita. La sonda, grande come un frigorifero, è partita il 3 luglio a bordo di un razzo Pegasus XL sganciato in volo da un aereo.
Che cosa non ha funzionato
Le prime settimane di missione erano andate bene. Poi, a circa tre settimane dal lancio, due delle tre ruote di reazione, i dischi rotanti che permettono al veicolo di orientarsi, hanno smesso di funzionare, e i propulsori a gas freddo si sono rivelati solo parzialmente operativi. Link ha cominciato a ruotare su più assi, fino a nove gradi al secondo, e le comunicazioni con il centro di controllo di Broomfield, in Colorado, sono diventate intermittenti. Gli ingegneri erano riusciti a rallentare la rotazione a 1,47 gradi al secondo usando i propulsori elettrici a ioni di xeno, quelli pensati per le manovre orbitali, e l’11 agosto l’azienda aveva caricato a bordo un nuovo software di volo dichiarandosi fiduciosa di poter arrivare comunque alla cattura. L’arrivo in prossimità di Swift era atteso per la fine di agosto. Né Katalyst né la Nasa hanno spiegato nel dettaglio che cosa abbia fatto cadere quell’ultima speranza.
«Valeva la pena tentare»
«Questo non è il risultato per cui stavamo lavorando, ma non cambia il motivo per cui questa missione valeva la pena di essere tentata», ha dichiarato l’amministratore della Nasa Jared Isaacman. «La Nasa deve essere disposta a muoversi in fretta e ad assumersi rischi intelligenti quando il ritorno potenziale lo giustifica, ed è esattamente quello che abbiamo fatto con questa missione». Il team, ha aggiunto, «si è mosso con una velocità straordinaria per dare a Swift la possibilità di fare altra scienza, facendo avanzare capacità di cui l’America avrà bisogno». Sulla stessa linea l’amministratore delegato di Katalyst, Ghonhee Lee: «Abbiamo accettato una sfida ad alto rischio e alto rendimento e siamo orgogliosi dei traguardi raggiunti lungo il percorso. Abbiamo già imparato moltissimo».
Che cosa accadrà a Swift
Link non è comunque spacciato. La sonda proverà ugualmente ad avvicinarsi a Swift per eseguire operazioni di rendezvous e prossimità: manovre di puro collaudo, che serviranno a raccogliere dati per le missioni di servizio orbitale che verranno.
Per il telescopio, invece, il conto alla rovescia è cominciato davvero. Lanciato nel 2004 per una missione primaria di due anni, Swift ha lavorato per ventuno anni prima che l’aumento dell’attività solare, gonfiando gli strati alti dell’atmosfera, accelerasse la caduta della sua orbita. Gli strumenti scientifici sono stati spenti nei mesi scorsi proprio per rallentare la discesa. La settimana scorsa l’osservatorio si trovava a circa 347 chilometri di quota; a ottobre dovrebbe scendere sotto i 300. Le sue 1,6 tonnellate bruceranno quasi interamente nell’atmosfera: la Nasa comunicherà più avanti quando e dove.
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21 agosto 2026 ( modifica il 21 agosto 2026 | 12:19)
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