Clint Eastwood non è tipo da guardare al passato, sarà per questo, e per il fatto che ha avuto una vita straordinaria, che non prova rimpianti. Eppure c’è una cosa che avrebbe potuto far meglio.

Lo ha detto nel 2009 a Geoff Andrew durante un’intervista pubblicata su Sight & Sound. Alla domanda “ha delle ambizioni non soddisfatte o dei rimpianti”, il regista ha risposto:

“Direi proprio di no, tranne che ho sempre amato la musica e vorrei essere stato più disciplinato da bambino e aver suonato di più. Ma le circostanze non erano proprio le migliori in quel periodo, perciò lo faccio adesso. Compongo e suono per divertimento e mi piace. Quando ero giovane avevo un certo talento; fino a che punto sarei arrivato, se lo avessi coltivato?”

Con “quel periodo” Eastwood si riferisce alla sua infanzia nomade, durante la quale ha seguito la sua famiglia in giro per il Paese, negli anni della Grande Depressione.

“È quello che ti spinge ad andare avanti”

“Nathan Hale (patriota americano, ndr) ha detto: ‘Mi dispiace di avere una vita sola da dare al mio paese’. Beh, a me dispiace di avere una vita sola da dare a me stesso! Ma è solo una fantasia, perché non riusciresti a fare tutte le altre cose senza impararle bene prima. Guardando al passato si può fantasticare: ‘Perbacco, se quando avevo sei anni… o venti, o una qualunque età… avessi saputo quello che so adesso!'”

“Ma in realtà tu sai solo quello che sai in un particolare momento, impari e cambi continuamente. Ed è un bene, è quello che ti spinge ad andare avanti”.

bay area news group archiveMediaNews Group/Bay Area News via Getty Images//Getty Images

Clint Eastwood con sua moglie Dina nel 1998

“Se pensi questo, inizi davvero a invecchiare”

Per Eastwood l’invecchiamento è, anche, una questione di testa. E c’è una forma mentale che lo favorisce:

“Se pensi di non aver più niente da assorbire, la tua mente entra in uno stato di senilità. Prendiamo il caso di Manoel de Oliveira; ha cent’anni, ma è come se ne avesse sessanta. Che corredo genetico deve avere? Quando l’ho incontrato in occasione del tributo in suo onore, avevo voglia di chiedergli ‘Ma qual è la sua dieta, signore? Che marca di whisky beve?'”

L’intervista di Sight & Sound è contenuta nella raccolta Fedele a me stesso, edita da minimum fax.

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Guardo film e gioco a videogiochi, da un certo punto della vita in poi ho iniziato anche a scriverne. Mi affascinano gli angolini sperduti di internet, la grafica dei primi videogiochi in 3D e le immagini che ricadono sotto l’ombrello per nulla definito della dicitura aesthetic, rispetto alle quali porto avanti un’attività di catalogazione compulsiva che ha come punto d’arrivo alcuni profili Instagram. La serie TV con l’estetica migliore (e quella migliore in assoluto) è comunque X-Files, che non ho mai finito per non concepire il pensiero “non esistono altre puntate di X-Files da vedere per il resto della mia vita”. Stessa cosa con Evangelion (il manga).