Discutere a questo punto sull’importanza delle abitudini nel promuovere la longevità è praticamente inutile. Sappiamo da tempo, grazie alla ricerca scientifica, che non esiste un patrimonio genetico intrinsecamente vincente o perdente. Sebbene la genetica influenzi certamente la nostra aspettativa di vita e sia un fattore di rischio non modificabile, come l’età stessa, le scelte che facciamo contano. E contano moltissimo. Silvio Garattini, rinomato chimico e medico italiano, fondatore dell’Istituto Mario Negri (Bergamo), incarna in parte questo spirito. Lo scienziato, che ha compiuto 97 anni lo scorso novembre, ha le idee molto chiare su cosa lo abbia portato a immaginare una vita centenaria all’orizzonte: Silvio Garattini ha svelato i suoi segreti di longevità, tutti collegati a sane abitudini.
Le abitudini e le aspettative di vita
Si stima che circa l’80% della nostra aspettativa di vita sia determinata dalle nostre abitudini, e il loro impatto sull’aggiunta di anni di qualità alla nostra vita è innegabile. I progressi della medicina e l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità sono certamente importanti, ma le malattie non compaiono dal nulla e le nostre attività quotidiane sono potenti fattori scatenanti.
In ogni caso, aspetti come l’alimentazione e l’esercizio fisico sono fondamentali, ma non sono le uniche variabili in gioco. Anche il riposo, la gestione dello stress e i fattori intangibili legati alla forza trainante della nostra vita – intesa come avere uno scopo o una ragione, o le relazioni sociali che coltiviamo – hanno un impatto sul numero di anni che viviamo. Non si tratta solo di ciò che facciamo, ma anche di ciò che non facciamo o non abbiamo mai fatto.
Come accennato, la scienza supporta questo approccio da anni. Uno degli studi più importanti sulla longevità è quello pubblicato sulla rivista Circulation. Questo lavoro, che porta il sigillo di approvazione dell’Università di Harvard, si è concentrato su cinque fattori di rischio classici e ha concluso che mantenere cinque sane abitudini (seguire una dieta sana, fare esercizio fisico regolarmente, mantenere un peso sano, non bere alcolici e non fumare) durante l’età adulta può aggiungere più di dieci anni all’aspettativa di vita.
Nel frattempo, se consideriamo altre questioni più legate a come diamo significato alla nostra vita, le Zone Blu – un termine coniato da Dan Buettner, giornalista, scrittore ed esploratore del National Geographic, che si riferisce ad aree del pianeta con una percentuale di centenari superiore alla media – ne sono un buon esempio. In questi luoghi, che comprendono la Sardegna, Okinawa (Giappone), Ikaria (Grecia), Loma Linda (California, USA) e la penisola di Nicoya (Costa Rica), gli abitanti, oltre a promuovere uno stile di vita attivo e a seguire una dieta sana, attribuiscono primaria importanza alla coltivazione delle relazioni interpersonali e alla ricerca di significato nelle proprie esperienze.
Il caso dello scienziato italiano: Silvio Garattini e i segreti per la longevità
“Non c’è altra ricetta: ho mantenuto queste sane abitudini di vita. Cammino 5 chilometri al giorno, salto il pranzo e la sera mangio un antipasto, un piatto principale e un dolce, e cerco di alzarmi da tavola con l’appetito. Ciò che conta è quello che si mangia durante la giornata», afferma Garatinni in un’intervista di qualche tempo fa pubblicata sul Corriere della Sera.
“Per la mente è importante coltivare le relazioni sociali”, conclude lo scienziato italiano, per il quale un principio fondamentale sulla longevità non viene rispettato. “Non facciamo prevenzione. In Italia abbiamo 4,5 milioni di pazienti con diabete di tipo 2, che è prevenibile e ha complicazioni visive, cardiovascolari e renali. Allo stesso modo, il 40% dei tumori è prevenibile: ci sono 12 milioni di fumatori in Italia, il tabacco è un fattore di rischio per 27 malattie e anche l’alcol è cancerogeno. Dobbiamo riflettere sul fatto che le persone non prestano attenzione ai principi fondamentali”.
Inoltre, si riscontra una notevole mancanza di consapevolezza e di educazione sull’uso delle risorse mediche e su come vengono formate le nuove generazioni. “Spendiamo troppo in farmaci. Potremmo essere molto più razionali. Solo la prevenzione può invertire questa tendenza”, afferma Silvio Garattini.
“Nelle scuole – conclude – non si insegna nulla da un punto di vista scientifico. Non si discute del concetto di scienza come fonte di conoscenza, né dello sviluppo di metodologie. Basterebbe un’ora a settimana in classe dedicata alla salute, tenuta da professionisti qualificati, per cambiare radicalmente la situazione”.