di
Irene Soave
«Tutti i Paesi rispettino i patti». E la Germania conferma l’ipotesi di «hub» in Uganda
DALLA NOSTRA INVIATA
BERLINO – Si è aggiunta l’Olanda, e sono sei. Un Paese europeo al giorno, negli ultimi giorni, si è unito a un coro — cominciato in lingua tedesca con il caso pilota di tre migranti residenti in Germania — che invoca l’applicazione rigorosa del Geas, il nuovo patto migrazione e asilo. E quindi il rinvio in Italia dei cosiddetti «dublinanti», richiedenti asilo che vivono nel ricco Nord ma sono approdati, in primis, nel nostro Paese. Ieri è toccato all’Olanda. Julia Huisman-de Vries, portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza dell’Aia, ha detto ieri che «stiamo avviando questo processo anche con l’Italia, sono in corso contatti per definire una procedura efficace».
Ripartire da zero
Nella comunicazione della portavoce, anche un chiarimento non piccolo. «Il Patto sulla migrazione e l’asilo è entrato in vigore il 12 giugno: da quel momento in poi, tutti gli Stati membri sono tenuti a rispettarne le norme». La frase chiave, nel contesto di confusione in cui i rimpatri verso l’Italia si stanno avviando in questi giorni, è «dal 12 giugno»: significa che l’Olanda rimanderà in Italia solo i richiedenti asilo che sono arrivati dopo quella data, e che non considera la norma retroattiva. Il concetto lo ha ribadito poi nel pomeriggio di ieri il ministro olandese per l’Asilo Bart van den Brink, che questa settimana ha incontrato il ministro italiano dell’Interno, Matteo Piantedosi. «Stiamo ripartendo da zero»: chi è entrato in Olanda prima del 12 giugno resterà fuori dai trasferimenti. È la stessa posizione già presa dalle cancellerie del Nord, Svezia e Finlandia, che si sono unite giovedì al «coro» dei trasferimenti. Non è poco: Germania, Austria e Svizzera, che nei giorni scorsi hanno fatto annunci simili, non hanno sciolto per esempio quest’ambiguità. Il «caso pilota» dei tre migranti che la Germania ha annunciato di voler rimandare in Italia — due sarebbero dovuti arrivare entro ieri, ma non se ne ha notizia, forse in attesa di colloqui tra i due governi; una ha trovato ospitalità in una chiesa a Norimberga — riguarda tre richieste d’asilo relative ad arrivi ben precedenti il 12 giugno.
I Paesi che restano ambigui
Il governo italiano è stato da subito chiaro: non interpreta la norma in maniera retroattiva, e dunque si prepara ad accogliere semmai i richiedenti asilo che sono arrivati dopo l’entrata in vigore del Geas. Ma gli altri Paesi non hanno sciolto tutti le ambiguità sul punto, che con l’Olanda è frutto di un’intesa bilaterale tra van den Brink e Piantedosi. Colloqui bilaterali tra Roma e Berlino, a livello di governi, dovranno riprendere dalla prossima settimana, col finire del Sommerloch tedesco, cioè la pausa estiva per le vacanze.
Germania, elezioni in vista
Il tema della gestione dei migranti, in Germania, ha del resto una peculiare urgenza politica: a settembre si vota per i parlamenti regionali di Berlino e di due Länder dell’Est, ed è prevista una slavina di voti per l’ultradestra di AfD, alcuni dei cui dirigenti parlano apertamente di «remigrazione». Un’urgenza che si vede anche nella conferma data ieri dal governo di Berlino a una notizia di stampa che si era diffusa qualche giorno fa: la Germania, insieme con Austria, Olanda, Danimarca e Grecia, sta progettando di creare diversi «hub di rimpatrio» in Paesi terzi sicuri — sul modello dell’Italia con l’Albania — e i primi colloqui starebbero avendo luogo con l’Uganda, Paese dal governo autoritario, con rigide leggi contro l’omosessualità, alto rischio Ebola, guerra civile in Congo al confine. Il portavoce del governo precisa infatti che «i possibili Paesi partner non possono essere comunicati in anticipo». Ma qualche giorno fa la stampa greca aveva anticipato il dossier, specificando anche che l’Uganda — scartati il Ruanda e il Kenya — poteva essere scelto anche per l’effetto deterrente sui migranti in partenza (che cioè, messi di fronte alla prospettiva di finirci, potrebbero non partire).
21 agosto 2026 ( modifica il 21 agosto 2026 | 23:53)
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