La sua collezione oggi è esposta ad Alessandria. È stato un punto d’arrivo?
«In realtà è stato un punto di partenza. Per la prima volta ho deciso di aprire al pubblico una parte della mia collezione. Sono esposti circa 150 pezzi selezionati, dalle locandine originali alle opere più rare, all’interno del Palatium Vetus (la mostra è aperta al pubblico durante i weekend fino al 20 settembre, ndr). L’ingresso è gratuito perché non ho mai voluto che questa passione diventasse un modo per guadagnare. Voglio che le persone entrino e si emozionino».
Tra quasi 1900 oggetti, qual è quello che custodisce con più gelosia?
«Senza dubbio i due tovaglioli disegnati da Tim Burton, sono pezzi unici. Ma ogni oggetto racconta una storia diversa. Ci sono i regali destinati esclusivamente al cast e alla troupe dei suoi film, litografie numerate e autografate, le mani di Edward Mani di Forbice in scala reale, libri introvabili, locandine originali. Ogni pezzo rappresenta un momento della mia vita».
La sua ricerca l’ha portata in giro per il mondo.
«Ho visitato 12 mostre dedicate a Burton tra Parigi, Praga, Berlino, Londra, Torino, Firenze. Alcune le ho viste più volte. A Torino, per esempio, ci sono tornato 9 volte. A Milano ho percorso 14 volte il Labyrinth. Per molti sembrerà eccessivo, ma ogni visita è diversa dalla precedente, ogni volta scopri un dettaglio nuovo».
Tim Burton sa chi è Daniel Serruto?
Sorride. «Non posso dirlo con certezza. Mi piace pensare di sì. Di sicuro, mi ha incontrato 12 volte e la regista della docuserie ufficiale Tim Burton: Life in the Line, Tara Wood, ha voluto coinvolgermi nella promozione del progetto proprio per la mia attività di divulgazione. Mi ha anche detto che avrebbe raccontato a Burton ciò che faccio. Se davvero gli è arrivata questa storia, è già abbastanza».
Lei usa spesso una parola: divulgazione.
«Perché non voglio essere ricordato come quello che accumula oggetti, quello mi interessa relativamente. Vorrei essere ricordato come una persona che ha contribuito a far conoscere il suo universo».
È anche per questo che ha creato la Tim Burton Cup?
«Esatto. È un contest artistico gratuito aperto ai ragazzi su disegno, fotografia, video. L’obiettivo non è premiare chi è più bravo, ma dare spazio alla creatività. Burton mi ha insegnato che essere diversi è un valore e vorrei che questo messaggio arrivasse soprattutto ai più giovani».