Nonostante l’aumento, «il prezzo della tazzina è rimasto al di sotto della corsa della materia prima». Così l’a.d. di illycaffè, Cristina Scocchia, nel suo intervento al Meeting di Rimini. «Rispetto al 2021 il prezzo medio della tazzina al bar è aumentato del 24%; nello stesso periodo il costo del caffè Arabica è cresciuto dell’80%, da 170 centesimi di dollaro per libbra nel 2021 a 305 nei primi mesi 2026», ha spiegato. «Negli ultimi mesi le quotazioni del caffè verde comunque hanno registrato un parziale ridimensionamento rispetto ai picchi eccezionali dello scorso anno» sebbene siano «rimaste molto alte. I livelli superiori ai 400 centesimi sono stati raggiunti nel 2025 solo per circa un mese», ma «per valutare l’andamento del mercato occorre guardare alla media del 2025: 368 centesimi per libbra. Rispetto a quel valore, le quotazioni di oggi con caffè verde a 330 cent, sono inferiori, ma la riduzione è contenuta». Intanto, però, «sono aumentati per aziende e pubblici esercenti i costi energetici e logistici» e «ogni azienda ha dovuto decidere quanto dell’aumento dei costi riflettere a valle e quanto mantenere sulle proprie spalle. Noi abbiamo deciso di assorbirne una quota significativa». Tuttavia, il caffè «fuori casa continua ad essere un’abitudine radicata per gli italiani. Recenti dati di FIPE indicano che nei primi 5 mesi 2026 le visite ai bar sono stabili sul 2025, con 2 miliardi di accessi, a conferma del valore sociale e culturale del rito dell’espresso».
Le imprese sono «già sotto pressione», dunque sulla sostenibilità la richiesta all’Europa è «più realismo industriale». Ha detto Scocchia a Rimini. «Le imprese sono pronte a fare la propria parte e assumersi le proprie responsabilità, chiediamo però prevedibilità, tempi praticabili, un equilibrio tra incentivi e vincoli, maggiori disponibilità di tecnologie industriali». La sostenibilità «non deve trasformarsi in un ostacolo alla competitività». Anzi, proprio a sostegno della competitività, l’a.d. ha chiesto che l’Europa faccia «scelte urgenti di sistema», facendo riferimento a un «contesto macroeconomico e geopolitico difficile per tutti». Ma ancor più complesso per le imprese «europee e italiane che stanno affrontando una salita più ripida delle altre, dovuta al maggior costo dell’energia. Sono svantaggi che non dovremmo aggravare ulteriormente», ha specificato. Ad esempio, il PPWR, nuovo Regolamento europeo imballaggi e rifiuti di imballaggio, entrato in vigore il 12 agosto: se «l’obiettivo è corretto e condivisibile», meno rifiuti più riciclabilità, il problema è su tempi e modalità. Per illycaffè la sua applicazione «significa intervenire su circa 1.800 referenze, con aggravio di costo degli imballaggi vicino al 10%». Serve allora «un cambio di mentalità e una visione strategica comune» perché la «vera sfida non è solo superare l’inverno energetico, ma evitare di scivolare in una periferia economica irrilevante, schiacciata da un’autonomia energetica, tecnologica e difensiva che non ha ancora costruito». E cosa c’è da fare? «Completare il mercato unico dei capitali, ridurre i costi energetici, una regolamentazione che accompagni l’innovazione non la rallenti, sostenere investimenti nelle tecnologie strategiche dall’IA alle infrastrutture digitali».
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