L’ex centrocampista di Vicenza, Milan e Fiorentina, ora commentatore per Dazn, presenta la nuova Serie A: “Alla Juve manca qualcosa a centrocampo, la Roma è un punto interrogativo e il Como ha già la mentalità per affrontare il doppio impegno”


Marco Guidi

Giornalista

22 agosto – 08:47 – MILANO

L’adrenalina non sarà come quella da calciatore, ma anche da talent l’inizio della Serie A porta sempre una certa elettricità. “Sono carico, emozionato e curioso ogni volta che parte la stagione – ammette Massimo Ambrosini, ormai da anni volto di Dazn, dopo una carriera al top soprattutto con la maglia del Milan -. Mi sento un privilegiato a poter vivere ancora gli stadi e il calcio da molto vicino”.

Ad aprire le danze, oggi alle 18.30, sarà anche l’Inter campione d’Italia contro il Monza. È ancora la squadra da battere?
“Assolutamente. Anzi, con gli acquisti di Stones, Spence e Curtis Jones il gap con le altre forse si è addirittura ampliato”.

Dei nuovi arrivati chi la stuzzica di più?
“Penso Jones, perché è un centrocampista diverso dagli altri della rosa nella capacità di coprire il campo e giocare in verticale. È senza dubbio un grande acquisto. La vera forza dell’Inter, comunque, è un’altra…”.

Quale?
“Una base di calciatori che giocano e vincono insieme da anni. La dirigenza nerazzurra è stata brava in questi anni a creare uno zoccolo duro importante, capace di resistere nel tempo anche ai momenti difficili. E poi Chivu si è meritato gli applausi”.

Un anno fa si diceva che con sole 13 panchine in Serie A fosse un rischio enorme.
“Invece Chivu ha vinto. E non lo ha fatto solo proseguendo nel lavoro di Inzaghi e gestendo semplicemente il gruppo, come sostengono molti. Certo, l’empatia con cui è entrato nello spogliatoio nerazzurro è stata un fattore. Ma ci ha messo del suo anche nel gioco, soprattutto alzando il pressing”.

I giorni in più di vacanza dati a Maignan e Rabiot o la mancata presenza del capitano ai funerali di Baresi mi lasciano perplesso

Massimo AmbrosiniSul Milan

Dietro all’Inter chi mettiamo?
“Per valore della rosa, credo il Napoli”.

Da Conte ad Allegri, come accade alla Juve 12 anni fa.
“De Laurentiis con Max ha fatto una scelta di garanzia, che comprendo molto bene. In più, Allegri è un allenatore abituato a ricavare il meglio dai campioni. Ecco, se il Napoli vuole arrivare all’altezza dell’Inter, De Bruyne deve fare la differenza. Al di là dell’infortunio, il belga non mi è sembrato al 100% coinvolto”.

Per un Napoli che ha cambiato poco, c’è un Milan che – almeno a parole – vuole fare la rivoluzione.
“Sì, l’intenzione di Amorim sembra quella di spostare la squadra 20 o 30 metri più avanti e qualcosa si è già visto. Però fatico a inquadrare ancora il Milan: ha tante situazioni non definite, prima fra tutte la questione Leao, che resta il giocatore più forte della rosa, ma è sul mercato”.

Cardinale ha speso molto.
“Ci sta mettendo la faccia, non c’è che dire. E Ramos è un bel centravanti, aiuterà molto”.

Cosa non la convince?
“A differenza dell’Inter, al Milan manca una base storica forte. Che sia rimasto Modric è un bene, ma certi episodi, come i giorni in più di vacanza dati a Maignan e Rabiot o la mancata presenza del capitano ai funerali di Baresi, dicono tanto e mi lasciano perplessi”.

Della Juve, invece, che ne pensa?
“Mi piace l’acquisto di Lucumi in difesa e sono curioso di vedere Alajbegovic, un ragazzo a cui non manca la sfrontatezza, nel senso positivo del termine. Credo, però, che manchi ancora qualcosa a centrocampo”.

Sembra che Spalletti voglia rilanciare Douglas Luiz.
“Calciatore che apprezzo. Alla Juve serve qualità, anche se il brasiliano non lo vedo benissimo in coppia con Locatelli. Se gioca uno dei due, l’altro mediano deve essere uno di gamba e dinamismo”.

Uno alla Koné, per spostarci alla Roma?
“Ecco, se Gasperini perdesse il francese, sarebbe un guaio. La Roma per me è un punto interrogativo. Voglio vedere Mora in Italia e mi aspettavo un laterale mancino per riportare Wesley a destra, invece è arrivato Molina… Il punto di forza è Malen, continuerà a far gol, state tranquilli. E il precampionato di Dybala è stato molto positivo”.

Fiorentina? Acquisti interessanti, ma l’equazione compro uguale vinco non è scontata

Massimo Ambrosini

Capitolo Como: Fabregas allenerà per la prima volta una squadra che fa l’Europa. Cambia così tanto?
“Sì, è tutto un altro consumo di energie fisiche e mentali. Qualcosa il Como lascerà per strada, anche se secondo me la squadra ha già la mentalità per affrontare il doppio impegno. E se arrivasse Kean in attacco sarebbe la ciliegina sulla torta”.

A proposito di Kean, la Fiorentina è stata forse quella che si è mossa più di tutti sul mercato.
“Tanti acquisti interessanti, ma l’equazione compro uguale vinco non è scontata. I colpi Atta e Oulai, soffiati a tante pretendenti, sono la testimonianza del lavoro di assoluto valore di Paratici. Così come l’intuizione di prendere Mastantuono. Restasse Kean, la Viola è da Europa”.

In Europa ha già giocato l’Atalanta l’altra sera. Impressioni?
“A Bergamo stanno vivendo un cambio radicale di filosofia calcistica e ci vuole tempo. Mi incuriosisce molto Samardzic nel nuovo ruolo, con un allenatore come Sarri. Ma sulle ali mi pare non ci siano profili adatti al suo gioco”.

Parlando di allenatori, debuttano in Serie A due suoi amici, Abate e Aquilani.
“Ignazio al Torino è in una realtà più consolidata e forse avrà meno difficoltà. Alberto, invece, arriva in un Sassuolo che non ha più Carnevali e ha perso qualche giocatore importante. Al di là dell’amicizia, Abate e Aquilani meritano sostegno per la grande passione che hanno sempre messo”.

Delle neopromosse, chi la incuriosisce di più?
“Il Venezia. Ha un progetto ambizioso e Stroppa fa un calcio d’attacco. Sarò a San Siro per Milan-Venezia alla seconda giornata, non vedo l’ora”.