di
Federico Fumagalli
Il racconto del fenomeno Zalone, dal pregiudizio ai record
«Ridere insieme è bellissimo — afferma Gianni Canova —. Infatti, un’espressione che a me piace è: “Benvenuti nella fratellanza della commedia”. Lo sostengono Luca Medici e Gennaro Nunziante». In arte, rispettivamente, Checco Zalone e il suo sodale coautore, regista di quasi tutti i film del comico più amato dagli italiani.
In sensibile deficit di sole e di gradi rispetto ai giorni precedenti, ieri a Castione della Presolana (dove è di casa) l’atteso relatore ha raccontato «il fenomeno Checco Zalone, da “Cado dalle nubi” a “Buen camino”». L’incontro è in puro Canova touch (elegante e colto, senza snobismi), a cominciare dal titolo, «Di cosa ridiamo, davvero?», che a distanza omaggia Carver e per via direttissima si collega al saggio che il professore dedicò all’artista pugliese, in tempi ancora poco sospetti. Oggi siamo alla terza edizione. «Il mio libro “Checco Zalone. Di cosa ridiamo quando ridiamo di lui” venne per la prima volta pubblicato una decina di anni fa, a ridosso dell’uscita di “Quo vado?”. Quel film l’ho visto a Dorga. Nevicava e c’era un sacco di gente, in coda per entrare al cinema».
Non è un mistero quanto a Gianni Canova stia a cuore «ragionare sulla commedia al cinema e sul ruolo che la risata ha, nelle nostre vite. A riguardo, in Italia soprattutto, la sensazione è che ci sia un pregiudizio. Sia da parte degli intellettuali sia in ambienti popolari. D’altra parte, “il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi” è un detto antichissimo, di origine latina». Il suo sostegno critico al cinema di Zalone ha fatto storcere il naso a parecchi. «Quando invitai Zalone in università (Canova insegna alla Iulm di Milano, di cui è stato anche rettore, ndr), alcuni colleghi sostennero che un ospite come lui non avesse nulla da insegnare agli studenti. “Forse non avrà niente da insegnare a loro, ma a voi sì!”, gli ho risposto».
Aveva ragione lui. Il fenomeno Zalone è storia, del cinema («Buen camino», uscito lo scorso Natale, con oltre 76 milioni di euro è diventato il maggior incasso nazionale) e del costume italiano. «Che i film di Checco Zalone non piacciano è legittimo. E, di certo, non uno fra questi rientra nei miei trenta titoli favoriti — puntualizza Canova —. Ma quando un titolo come “Buen camino” riesce a smuovere circa dieci milioni di italiani e genera una smodata quantità di riflessioni e polemiche, secondo me è cara grazia. Come ben dimostra anche “Odissea”, il cinema sta tornando al centro dei discorsi sociali». E se «i personaggi dei cinepanettoni sono statici» la «maschera Checco» si evolve, nell’arco temporale di un paio d’ore scarse. Il protagonista di «Quo vado?», ad esempio, rinuncia all’imprescindibile posto fisso per «andare a vivere in Africa. Mentre “Buen camino”, in un finale che richiama Charlot, riflette sulla riscoperta dei valori della paternità». Lo stesso succede, pur con toni decisamente drammatici, «nel bellissimo “Cinque secondi” di Paolo Virzì». Il regista livornese, dal 21 al 26 settembre sarà presidente di giuria del festival Corto Lovere, che Canova dirige. «Come sosteneva Baudelaire — conclude il professore —, non c’è niente di più bello che condividere un’emozione. Siano risate oppure lacrime, non fa differenza».
Vai a tutte le notizie di Bergamo
Iscriviti alla newsletter di Corriere Bergamo
22 agosto 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA