di
Francesca Scorcucchi
Il film, in arrivo in sala il 26 agosto, è tratto dal libro di Peter Heller. Nel cast anche Josh Brolin, Margaret Qualley e Guy Pearce (e il cane Jasper)
«La gente normale invecchia, lui no». Josh Brolin è pieno di ammirazione per la tenacia di Ridley Scott, che, a 88 anni e dopo una carriera di successi come Alien (1979), Blade Runner (1982), Thelma & Louise (1991), Il Gladiatore (2000), non accenna a rallentare e firma il suo film numero 29. È The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine, in arrivo in Italia il 26 agosto con 20th Century Studios, che vede protagonisti Jacob Elordi, lo stesso Brolin, Margaret Qualley, Guy Pierce e Allison Janney.
La storia è ambientata nel 2035, in un mondo devastato da un’epidemia influenzale che ha spazzato via il 90% della popolazione. Elordi è Hig, pilota di ultraleggeri che vive isolato assieme al cane Jasper e a Bangley (Brolin), burbero, diffidente e dal grilletto facile. Bangley e Hig non potrebbero essere più diversi. Il primo vuole solo sopravvivere e non esita a uccidere, il secondo è una voce di speranza, cerca altri sopravvissuti, vuole preservare ciò che resta dell’umanità.
Il romanzo di Peter Heller da cui è tratto è del 2012, ma è impossibile non trovare un parallelo con la pandemia da Covid-19. Scott ne è consapevole: «È dietro l’angolo, no? — dice, sottolineando che non è un problema ormai passato —. Ogni giorno, se segui le notizie come faccio io, vedi che gran parte di quello che raccontiamo nel film sta succedendo. Ci mettiamo i paraocchi sul clima, sulle malattie e soprattutto sul caos in certi territori del mondo, ma la realtà sta lì». E racconta di un film su Ebola mai fatto, con Jodie Foster: «Stavamo per girare e poi è scoppiata una nuova epidemia in Africa ed è fuori controllo. E sapete perché? Perché sono stati tagliati i fondi all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Gli Stati Uniti dovrebbero essere il cane da guardia del mondo, è quello che sono sempre stati, ma ora non lo sono più».
Per Scott i problemi non sono iniziati con il Covid, ma molto prima. «Siamo in modalità sopravvivenza dal 2008, quando tutto il mondo ha guardato nell’abisso finanziario in cui siamo finiti. L’avidità delle banche per me è alla base di tutto ciò che sta andando storto oggi nel mondo, se poi ci aggiungi una pandemia e le ondate migratorie incontrollate, è facile essere pessimisti. Volete che continui o vi rovino l’umore?», scherza il regista. Lui aveva adottato un sistema antistress piuttosto pericoloso: «Fumavo quattro pacchetti di sigarette al giorno. Ora sono passato ai sigari».
The Dog Stars è stato girato quasi interamente in Italia, tra Friuli, Veneto, Abruzzo e Cinecittà. Per l’australiano Jacob Elordi, ammiratore di Federico Fellini, si è trattato di un sogno a occhi aperti: «Quando giri in Italia è difficile non pensare alla storia del cinema italiano. A Cinecittà ci sono ancora i vecchi oggetti di scena di Fellini sparsi ovunque, sai esattamente cosa ha girato e in quale teatro di posa». Anche Ridley Scott riconosce il suo debito al cinema europeo: «Italia e Francia sono state la mia scuola, più di Hollywood». Racconta di aver conosciuto Sergio Leone e lo stesso Fellini «mi ha portato in giro per gli studi di Cinecittà, mostrandomi questa gigantesca nave (apparsa in Amarcord, ndr). Ne era molto orgoglioso ed era elegantissimo, con il suo Macintosh inglese e una sciarpa».
Poi parla di oggi: «Il cinema italiano e francese si sono persi, anche se in Italia forse qualcosa sta ricominciando». Giudica ma non ama essere giudicato: «Non leggo recensioni da quando sono stato massacrato per Blade Runner. Non l’ho mai dimenticato». La stroncatura di Pauline Kael sul New York Times, di quattro pagine, è ancora incorniciata nel suo ufficio: «Da allora, non leggere cosa scrivono di me è regola ferrea, perché se quel che scrivono è positivo, penso di possedere il mondo e non è vero. Se è negativo, mi deprimo e basta».
Anche The Dog Stars non è stato immune alle polemiche: alcuni lettori del romanzo hanno criticato la scelta di sostituire la razza del cane. Il Blue Heeler del libro diventa un Malinois belga di nome Jasper. Elordi ne parla con affetto: «Era così ben addestrata che non dovevo fare niente, ero io a seguire lei».
22 agosto 2026
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