Celebrati finora come strumenti per abbassare la glicemia e favorire la perdita di peso, i farmaci GLP-1 potrebbero svolgere un compito ben diverso e assai sorprendente: associarsi, nelle persone con diabete di tipo 2, a un minor rischio di ricevere una diagnosi di tubercolosi. È quanto emerge da un vastissimo studio osservazionale pubblicato il 22 agosto su Nature Communications, che ha esaminato le cartelle cliniche elettroniche di oltre 7,29 milioni di adulti. La promessa è notevole. Ma, precisiamo subito, non si tratta ancora della prova che questi medicinali proteggano dalla malattia.

I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti fra il 2017 e il 2025 da TriNetX, una rete internazionale comprendente 143 organizzazioni sanitarie, e hanno confrontato chi cominciava una terapia con agonisti del recettore GLP-1 con chi iniziava ad assumere altri comuni antidiabetici. Gli agonisti GLP-1 sono farmaci che riproducono l’azione del glucagon-like peptide-1, un ormone coinvolto nella regolazione della glicemia e dell’appetito. La domanda posta dagli studiosi era semplice soltanto in apparenza: a parità, per quanto possibile, delle condizioni iniziali, nel primo gruppo si sarebbero osservati meno casi di tubercolosi?

Il problema non è affatto marginale, poiché diabete e tubercolosi possono alimentarsi a vicenda. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, una persona con diabete corre un rischio quasi doppio di sviluppare la malattia tubercolare e, nel 2023, circa 380 mila episodi sarebbero stati attribuibili proprio al diabete. Il motivo è noto: quando l’iperglicemia persiste, alcune funzioni del sistema immunitario possono alterarsi, rendendo meno efficace il controllo del Mycobacterium tuberculosis, il batterio responsabile della malattia.

Per intenderci, immaginiamo le difese immunitarie come una rete di posti di guardia. Il batterio può rimanere contenuto finché segnali, cellule e risposte infiammatorie comunicano correttamente; una glicemia elevata e prolungata può disturbare questi collegamenti, come accade quando in una centrale operativa gli ordini arrivano tardi o incompleti. Ciò non significa che il diabete provochi automaticamente la tubercolosi, ma spiega perché il loro incontro possa diventare particolarmente pericoloso.

Come si confrontano, tuttavia, persone alle quali i medici hanno prescritto terapie differenti? Gli autori hanno applicato il propensity-score matching, una tecnica statistica che costruisce gruppi quanto più possibile simili sulla base delle caratteristiche cliniche registrate prima dell’inizio del trattamento. Dopo tale bilanciamento sono state messe a confronto 613.371 persone per gruppo nel caso delle sulfoniluree; 359.310 nel confronto con la metformina; 533.713 con gli inibitori DPP-4; 574.060 con gli inibitori SGLT2. Non è un esperimento controllato, dunque, ma un tentativo rigoroso di avvicinare due popolazioni che, nella pratica quotidiana, non nascono identiche.

I risultati, osservati durante un periodo massimo di cinque anni, hanno lasciato emergere un segnale coerente: fra gli utilizzatori di GLP-1 il rischio relativo di tubercolosi risultava inferiore del 47% rispetto a chi assumeva sulfoniluree, del 40% rispetto alla metformina, del 51% rispetto agli inibitori DPP-4 e del 18% rispetto agli SGLT2. L’associazione compariva quindi contro quattro classi di farmaci assai diverse e rimaneva visibile in vari sottogruppi. Riguardava inoltre la tubercolosi polmonare in tutti i confronti, mentre per la forma extrapolmonare emergeva nei confronti con sulfoniluree e DPP-4.

Ma non è tutto — o, meglio, non è tutto così clamoroso come le percentuali potrebbero suggerire. La tubercolosi è rimasta un evento raro: nel confronto con le sulfoniluree si sono registrati 0,68 casi ogni mille persone-anno fra chi assumeva GLP-1, contro 1,67 nell’altro gruppo; rispetto agli SGLT2, il divario si restringeva a 0,89 contro 1,02. Il rischio relativo misura la distanza proporzionale fra i gruppi, mentre questi valori mostrano quanti episodi si siano verificati nel tempo. Sono due lenti puntate sul medesimo fenomeno, e occorrono entrambe per non scambiare un segnale interessante per un effetto miracoloso.

Nelle regioni in cui diabete e tubercolosi sono entrambi molto diffusi, anche una differenza numericamente contenuta potrebbe avere un peso sanitario. Resta però ignoto il meccanismo. Un migliore controllo metabolico, la perdita di peso e gli effetti dei GLP-1 sull’infiammazione o sulle cellule immunitarie potrebbero concorrere al risultato; sono spiegazioni biologicamente plausibili, ma lo studio non le ha verificate. Soprattutto, non ha dimostrato che questi farmaci impediscano direttamente una nuova infezione o la riattivazione di una tubercolosi latente.

È questo il limite decisivo: la ricerca è retrospettiva e osservazionale. Il bilanciamento statistico riduce molte differenze registrate nelle cartelle, ma non può rimuovere ciò che nelle cartelle non compare — condizioni socioeconomiche, esposizione al batterio, luogo di provenienza, qualità dell’assistenza, aderenza alle cure e ragioni che hanno condotto il medico a scegliere un farmaco anziché un altro. Il vantaggio apparente potrebbe dunque dipendere dal GLP-1, dalle caratteristiche delle persone trattate o da una combinazione dei due fattori.

Serviranno studi prospettici e, idealmente, trial clinici condotti nelle popolazioni a rischio più elevato. Per ora nessuno dovrebbe iniziare, interrompere o cambiare una terapia antidiabetica allo scopo di prevenire la tubercolosi sulla base di questi risultati. Restano essenziali il controllo della glicemia, la valutazione medica e uno screening mirato quando vi siano esposizioni o sintomi sospetti, soprattutto nei luoghi in cui la malattia è diffusa. Lo studio — che non dichiara finanziamenti rilevanti né conflitti d’interesse — ha aperto una pista importante. La nuova indicazione terapeutica, se mai arriverà, deve ancora essere dimostrata.

Liao K.M., Wu J.Y., Lai C.C., “Glucagon-like Peptide-1 Receptor Agonists and Risk of Tuberculosis in Type 2 Diabetes”, Nature Communications, 22 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41467-026-77068-0.

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