Studiare i virus prima che arrivino all’uomo può aiutare a prevenire una pandemia. Ma cosa accade quando gli stessi esperimenti possono aumentare il rischio che un patogeno pericoloso esca accidentalmente da un laboratorio?

È il tema tornato al centro del dibattito internazionale sulla biosicurezza, rilanciato dal New York Times e da uno studio pubblicato su Cell.

Il virus dei pipistrelli capace di usare il recettore umano ACE2

Nel 2025 ricercatori cinesi hanno descritto HKU5-CoV-2, un coronavirus dei pipistrelli appartenente ai merbecovirus, il gruppo che comprende anche il virus della MERS.

Gli esperimenti hanno mostrato che il virus può utilizzare ACE2, il recettore cellulare sfruttato anche da SARS-CoV-2, e infettare diversi tipi di cellule umane coltivate in laboratorio.

Questo non significa che HKU5-CoV-2 sia oggi in grado di provocare una nuova epidemia. Lo studio indica però un potenziale rischio di salto di specie e mostra perché la ricerca sui virus emergenti sia contemporaneamente preziosa e delicata.

Oltre 300 infezioni acquisite in laboratorio

Gli incidenti non sono soltanto un’ipotesi.

Una revisione pubblicata su The Lancet Microbe, relativa al periodo 2000-2021, ha individuato 309 infezioni acquisite in laboratorio e 16 episodi di fuoriuscita accidentale di patogeni. Gli stessi autori avvertono che il fenomeno potrebbe essere sottostimato, perché manca un sistema globale uniforme di segnalazione.

Non tutti questi episodi avevano naturalmente un potenziale pandemico. Il dato mostra però che anche strutture altamente specializzate non sono immuni da errori e incidenti.

Quando la ricerca diventa troppo rischiosa?

Il nodo riguarda soprattutto una piccola parte della ricerca: gli esperimenti capaci di aumentare caratteristiche pericolose di un agente biologico, per esempio facilitandone la trasmissione o aggravandone gli effetti.

I sostenitori ricordano che studiare l’evoluzione dei virus può aiutare la sorveglianza e la preparazione alle future epidemie. I critici chiedono invece controlli indipendenti più severi quando le possibili conseguenze di un incidente diventano enormi.

Negli Stati Uniti il governo ha introdotto il 20 luglio 2026 una nuova policy sulla ricerca biologica ad alto rischio finanziata con fondi federali. Il sistema prevede divieti per alcune categorie di esperimenti, valutazione del rischio, obblighi di controllo e possibilità di sospendere le attività.

E l’origine del Covid?

Il dibattito inevitabilmente richiama SARS-CoV-2, ma su questo punto le prove non consentono conclusioni definitive.

Nel rapporto del 2025, il gruppo indipendente SAGO dell’Organizzazione mondiale della sanità ha concluso che il peso delle evidenze disponibili favorisce un’origine zoonotica, con passaggio del virus dagli animali all’uomo.

L’OMS precisa però che l’ipotesi di un incidente di laboratorio non può essere esclusa, anche perché informazioni importanti richieste alla Cina non sono state rese disponibili.

La vera lezione per la sanità pubblica va quindi oltre la disputa sull’origine del Covid: prevenire la prossima pandemia significa sorvegliare i virus in natura, ma anche rendere più sicura la ricerca che li studia nei laboratori.

Fonti

  • Chen J. et al., Cell, 2025, “Bat-infecting merbecovirus HKU5-CoV lineage 2 can use human ACE2 as a cell entry receptor”. (PubMed)
  • Blacksell S.D. et al., The Lancet Microbe, “Laboratory-acquired infections and pathogen escapes worldwide between 2000 and 2021: a scoping review”. (PubMed)
  • World Health Organization – SAGO, Independent assessment of the origins of SARS-CoV-2, 27 giugno 2025. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
  • The White House, United States Government Policy for Stopping High-Risk Life Sciences Research, 20 luglio 2026. (The White House)
  • The New York Times, Opinion, 17 agosto 2026