Poi Tommaso Paradiso ha parlato anche di suo padre: «Se n’è andato di casa quand’ero appena nato. Ma non ho mai avuto paura di diventare genitore senza il suo esempio: sono cresciuto solo con mia madre in una famiglia matriarcale, l’amore e i modelli non mi sono mai mancati. È venuto tutto naturale, anche il matrimonio. L’unico colpo di scena è stata la canzone da mettere al momento dell’uscita di noi sposi: doveva essere Born to run, all’ultimo abbiamo optato per la versione orchestrale di All around the world degli Oasis».
Cosa dire, però, della paternità? «Su Sanremo: avevo detto “mai”, sono andato soprattutto per lasciare una traccia per mia figlia. È stato stressante, specie per me che ho l’ansia della telecamera. Ma, ora che ho capito la lezione, tornerei. È la mia vita: funziono sempre al secondo, al terzo tentativo».

Sergione Infuso – Corbis/Getty Images
Poi un pensiero sull’ansia con la quale Tommaso Paradiso ha sempre fatto i conti: «Ho imparato a gestirla, specie in situazioni domestiche, dove a volte mi paralizzava. Sul palco è diverso: me la mettevano i locali vuoti, all’inizio, e i palasport pieni, dopo il successo. Al primo Forum di Assago, nel 2017, volevo scappare. Ma dopo Sanremo sono pronto a tutto: non vorrei più scendere».
Infine, un ultimo appunto sul passato con i TheGiornalisti: «Le canzoni erano mie, ai live le canto ancora e sul palco con me c’è Marco Rissa, il chitarrista del gruppo. Marco Primavera, il batterista che non è più con noi, cambierebbe davvero qualcosa? Mi sembra solo nostalgia. Poi Agitare coca cola può essere benissimo un pezzo dei primi TheGiornalisti, anche più di Riccione, che resta lo spartiacque. Dovevo darlo a Luca Carboni, poi mi piacque troppo. Mi sembrava, e ne sono convinto, un brano nazionalpopolare fatto bene. Sono di quella scuola: i film di Sordi, Sapore di sale, la stessa Mare mare».