Avete febbre, tosse e mal di testa: è Covid oppure influenza? Nei primi giorni, quando i sintomi si confondono, la risposta può richiedere una scelta poco soddisfacente fra la semplicità dei test rapidi, non sempre sensibili quanto si vorrebbe, e la precisione della RT-PCR, l’analisi molecolare che esige strumenti, personale e tempo. Un gruppo dell’Università della Scienza e della Tecnologia di Pechino ha ora tentato una soluzione sorprendente: racchiudere rapidità, accuratezza e lettura immediata in un minuscolo dispositivo di vetro.

Il chip, descritto il 22 agosto su Nature Communications, impiega CRISPR-Cas13a non per modificare il patrimonio genetico, come il nome CRISPR potrebbe far pensare, ma per riconoscere una determinata sequenza virale. E la risposta non appare sotto forma di linea colorata, né viene tradotta da uno schermo: se nel campione è presente il bersaglio cercato, il liquido oltrepassa una barriera molecolare e corre lungo un piccolo canale. È il movimento stesso del liquido, visibile a occhio nudo, a dire positivo o negativo.

Come può una traccia di RNA aprire una strada nel vetro? Ecco il meccanismo. Sul chip sono disposti un serbatoio, una zona di raccolta, un canale e, fra i due, una superficie idrofoba — vale a dire capace di respingere l’acqua — costruita con sonde a tre elementi: una parte idrofila fissata al supporto, un breve segmento di RNA e una coda idrofoba. Una guida molecolare conduce Cas13a verso la sequenza precisa del virus; quando l’enzima la riconosce, si attiva e recide i segmenti di RNA della barriera, liberandone le code idrofobe e modificando così la bagnabilità della superficie.

Per intenderci, immaginiamo una porta tenuta chiusa da molti piccoli fermi: il bersaglio virale dà il comando, Cas13a spezza i fermi uno dopo l’altro e il liquido può passare. Una sola molecola di Cas13a attivata è infatti in grado di tagliare numerose sonde; il segnale viene così amplificato non da un lettore ottico o elettronico, ma da un mutamento fisico del chip. La barriera diventa passaggio.

I numeri lasciano di stucco, pur con le cautele necessarie. Nella configurazione destinata a individuare un solo bersaglio, sperimentata con SARS-CoV-2, il dispositivo ha raggiunto un limite analitico di 10 attomolari — una concentrazione estremamente bassa — e ha dato la risposta in meno di 2 minuti, con materiali stimati sotto i 20 centesimi di dollaro. La versione doppia ha invece distinto nello stesso test influenza A e influenza B entro 5 minuti, con una sensibilità di 100 attomolari e una spesa sperimentale inferiore a 30 centesimi.

Ma non è tutto. Il chip per SARS-CoV-2 è stato confrontato con la RT-PCR su 40 tamponi nasali, dei quali 19 positivi e 21 negativi; per il formato doppio sono stati esaminati 10 campioni positivi all’influenza A, 10 positivi all’influenza B e 20 negativi. In queste serie ancora limitate, i risultati hanno coinciso in tutti i casi con quelli della RT-PCR, anche quando la quantità di RNA era relativamente bassa. Concordanza completa, dunque, ma soltanto su poche decine di campioni: sarebbe scorretto trasformarla fin d’ora nella promessa di prestazioni perfette su migliaia di persone.

È qui che la straordinaria semplicità apparente incontra la complessità della diagnosi reale. Prima dell’analisi, i tamponi hanno dovuto subire la lisi, cioè il trattamento che rende disponibile il materiale contenuto nel campione, ed essere protetti con un inibitore delle RNasi. Questi enzimi, presenti naturalmente nei campioni, potrebbero infatti tagliare l’RNA della barriera anche senza il virus ricercato, aprendo abusivamente la porta e provocando falsi positivi.

Il prototipo, inoltre, offre per ora soltanto una risposta qualitativa — positivo oppure negativo — e non misura la carica virale. Non è stato verificato su migliaia di persone; non se ne conoscono ancora stabilità, facilità d’impiego e affidabilità davanti a varianti o coinfezioni reali; e i 20–30 centesimi indicati dagli studiosi riguardano i materiali di laboratorio, non il prezzo di un kit prodotto, controllato, confezionato e distribuito. Serviranno perciò validazioni prospettiche e multicentriche, condotte in più sedi e su campioni ben più ampi.

Non aspettatevi, insomma, di trovare domani questo chip in farmacia. La prova di principio mostra tuttavia una strada concreta e assai promettente: convertire la precisione di un’analisi molecolare in un flusso visibile, rapido ed economico, utilizzabile anche là dove manca un vero laboratorio. Lo studio è stato finanziato da programmi pubblici cinesi e gli autori hanno dichiarato di non avere conflitti di interesse. Ora resta la verifica decisiva: vedere se quella minuscola porta saprà aprirsi con la stessa affidabilità fuori dalle condizioni sperimentali.

Liu K., Li X., Zhao M. et al., “A CRISPR-based ‘dam-break drainage’ sensing architecture for rapid, affordable and ultrasensitive pathogen detection”, Nature Communications, 22 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41467-026-77042-w.

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