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C’è un filo rosso che attraversa la carriera di Aurora Leone: la capacità di trasformare l’ironia in uno strumento per raccontare se stessa, le proprie radici e il tempo che viviamo. Attrice, comica, autrice e conduttrice, Leone ha costruito il proprio percorso senza rinunciare a quella spontaneità che, fin dagli esordi, è diventata una delle sue cifre più riconoscibili. La sua storia televisiva comincia nel 2019, quando approda a Italia’s Got Talent: il suo monologo la porta fino alla finale, dove conquista il quinto posto. Da lì arriva l’ingresso nei The Jackal, il collettivo che diventa una parte fondamentale della sua crescita artistica. Ma Aurora Leone non è mai stata soltanto un volto della comicità digitale. Il teatro è, infatti, una delle radici più profonde del suo percorso. Dopo i primi monologhi, ha portato in scena Quotidiana mente – una famiglia a pretesto, fino ad arrivare a spettacoli come Vero a metà e Tutto Scontato, quest’ultimo protagonista anche di un tour europeo che ha portato la sua comicità oltre i confini italiani.
APPROFONDIMENTI
Nel frattempo, la televisione si è trasformata in un altro terreno di conquista. Da Pechino Express a Prova Prova Sa Sa, da LOL – Chi ride è fuori alla conduzione di Italia’s Got Talent insieme a Fru, Leone ha dimostrato di sapersi muovere con naturalezza tra improvvisazione, intrattenimento e racconto. E poi c’è Pesci Piccoli, la serie dei The Jackal realizzata in collaborazione con Prime Video, nella quale Leone è protagonista. La seconda stagione è arrivata nel 2025, consolidando ulteriormente il legame tra l’attrice e il collettivo napoletano. Il 2026 ha aggiunto un altro tassello importante: il DopoFestival, dove Leone ha affiancato Nicola Savino, Federico Basso ed Enrico Cremonesi nel racconto del Festival di Sanremo. Un’esperienza che sembra quasi preparare il terreno a quella che oggi rappresenta una delle sfide più affascinanti della sua carriera: la conduzione della Notte della Taranta. E proprio a Melpignano, davanti a una platea immensa e a una manifestazione che affonda le proprie radici nella storia musicale e culturale del Salento, Aurora Leone si presenta con una consapevolezza diversa. Per lei non è semplicemente un altro palco: è un ritorno simbolico a quella manifestazione che, come ha raccontato nell’intervista, aveva visto da bambina, quando tra la folla era ancora soltanto una spettatrice. «Ricordo un vortice», racconta. Un’immagine potentissima, quasi cinematografica, che restituisce il senso di una bambina immersa in una fiumana di persone e della donna che oggi, anni dopo, si ritrova dall’altra parte del palco. La Notte della Taranta, per Leone, è soprattutto condivisione: la felicità che acquista un significato più grande quando viene vissuta insieme agli altri. La sfida, dunque, è anche quella di unire le sue due anime: quella dell’ironia e quella della cultura. Un equilibrio che Aurora sembra sentire profondamente. «Se c’è proprio un posto in cui io mi sento felice è proprio il posto in cui l’ironia si può mischiare alla cultura e in particolare alla cultura musicale», racconta nell’intervista.
Non è un caso, allora, che la musica occupi un posto così importante nel suo racconto personale. Leone ricorda l’influenza del padre e quelle canzoni ascoltate da bambina, apparentemente lontane dal suo mondo, ma diventate nel tempo parte del bagaglio necessario per affrontare proprio esperienze come Sanremo e la Notte della Taranta.
La musica ricevuta in famiglia torna così, anni dopo, sotto forma di professione, passione e memoria. E il futuro?
La risposta di Aurora Leone ha il sapore di una promessa. Il desiderio è quello di scrivere un nuovo spettacolo e riportarlo a teatro, trasformando in racconto le tante esperienze vissute nell’ultimo anno. Parallelamente, con i The Jackal, guarda alla terza stagione di Pesci Piccoli, già annunciata, mentre resta vivo il desiderio di continuare a incontrare la musica attraverso nuovi progetti televisivi. Non nasconde, inoltre, la speranza di tornare a Sanremo. E forse è proprio questo il tratto più autentico di Aurora Leone: non considerare mai raggiunto il traguardo, ma continuare a guardare avanti con curiosità. Dal piccolo teatro di Caserta agli studi televisivi, dai The Jackal ai grandi palchi, fino alla Notte della Taranta, il percorso di Aurora Leone racconta una crescita fatta di coraggio, ironia e una straordinaria capacità di reinventarsi. Nel suo futuro c’è ancora il teatro, c’è la televisione, ci sono i The Jackal e c’è soprattutto quella musica che, come racconta lei stessa, può diventare la memoria di un popolo. E mentre questa sera Melpignano si accende, Aurora Leone si ritrova ancora una volta davanti a una folla. Solo che stavolta non è più la bambina in mezzo al vortice. È lei a guidarlo.
Grazie, Aurora, per il tempo che ci dedica. La Notte della Taranta è un evento molto importante e sentito. Come si è preparata per affrontare questa notte?
“Innanzitutto sento una grandissima responsabilità. È un evento che porta con sé l’immensità della tradizione e della musica. Non appena mi è stato proposto, ho sentito immediatamente questa responsabilità e questo mi ha portato a prepararmi. Ho iniziato ad ascoltare le canzoni e la pizzica. Amo molto il Salento: è una terra che ho avuto modo di conoscere durante le mie vacanze e ho cercato di approfondire ulteriormente questa conoscenza, anche scoprendo le radici della pizzica e la storia delle persone tarantate. È un aspetto che mi ha molto affascinata, quindi c’è stato sicuramente uno studio. In questi giorni che precedono la Notte della Taranta, insieme a Emma Stoccolma, stiamo facendo le letture e ci stiamo preparando a quella che sarà la diretta, anche in Eurovisione. Insomma, come si dice di solito, senza ansia!”
Non è certo la sua prima esperienza televisiva. Quest’anno ha anche affrontato il DopoFestival insieme a Nicola Savino. Quanto influiranno le esperienze maturate negli anni e il suo spaziare dalla comicità ai momenti più seri? Come giocherà su queste due anime che la caratterizzano?
“Grazie, la ringrazio molto per averlo riconosciuto, perché è una cosa che mi fa sempre piacere. Se c’è un posto in cui mi sento felice è proprio quello in cui l’ironia può mescolarsi alla cultura e, in particolare, alla cultura musicale. È un mondo che ho avuto modo di raccontare anche nella mia prima esibizione a Italia’s Got Talent, che è stata la mia prima esperienza con un monologo in televisione. Parlavo proprio del mio essere stata costretta ad ascoltare i cantautori da mio padre in macchina e di come questa cosa mi abbia poi formata. In qualche modo, quando faccio queste cose, è come se tutto tornasse: quella musica che mi è stata tramandata da piccola oggi mi serve per avere il giusto bagaglio per affrontare esperienze come il DopoFestival e la Notte della Taranta. È un mondo che mi piace tantissimo, quindi, quando mi chiamano, sono sempre felice di poter fare queste cose.”
Durante la conferenza stampa, ha raccontato di essere stata da bambina alla Notte della Taranta. Ha qualche ricordo di quelle serate che vuole condividere con noi e con i suoi genitori?
“Ricordo un vortice. È come se ricordassi una fiumana di persone. È una manifestazione dalle dimensioni gigantesche e l’emozione di essere oggi dall’altra parte è immensa. Pensare di poter vedere tutte quelle persone dall’alto e ricordare che, quando ero piccola, ero lì in mezzo a loro mi emoziona particolarmente. Credo che la Notte della Taranta la facciano soprattutto le persone. Abbiamo parlato dell’importanza di eventi come questo, che hanno un entusiasmo e una partecipazione che siamo soliti associare ai grandi concerti di una volta. Spesso si sottolinea la differenza tra i concerti di oggi, nei quali l’obiettivo sembra essere anche quello di mostrare di essere presenti, e quelli di un tempo, quando non c’erano i telefoni. È come se io sentissi quello spirito antico riproporsi in un evento gigantesco come la Notte della Taranta.”
Lei ha fatto tantissime interviste nella sua vita. C’è una domanda che avrebbe voluto ricevere e che, invece, nessuno le ha mai fatto?
“Una domanda che avrei voluto ricevere? Sì: qual è il mio piatto salentino preferito? E, a questo punto, posso cambiare la domanda? Qual è, dopo la Notte della Taranta, la ragione per cui sono più felice di essere qui? Posso rispondere serenamente: l’olio. Il pane con l’olio. Aggiungo che sono appena tornata da un viaggio negli Stati Uniti, dove mettono il burro praticamente dappertutto. Quindi questo olio d’oliva sicuramente ci salverà. L’olio, insieme alla Notte della Taranta, ci salverà!”
Lei si rivedrebbe al prossimo Festival di Sanremo?
“Guardi, io me lo auguro davvero. Come le dicevo, quando si uniscono musica e intrattenimento io sono felice. Chiaramente Sanremo è diventato il manifesto dell’evento televisivo in cui queste due cose si incontrano. Quindi, amen, ripeto: me lo auguro con tutto il cuore.”
Se dovesse scegliere tre pensieri, tre frasi o tre valori che la legano alla Notte della Taranta, quali sceglierebbe?
“Il primo pensiero è, e spero di non sembrare banale, una cosa che penso davvero: la felicità è bella solo se condivisa. La Notte della Taranta, per me, è proprio l’esplosione della condivisione e sono felicissima di questo. La seconda frase che mi viene in mente è: una terra senza musica è una terra senza storia. In questo caso, la musica è proprio la storia per eccellenza. La terza frase è semplicemente che sono felicissima di fare questa cosa.”
E, dopo la Notte della Taranta, cosa bolle in pentola? Cosa dobbiamo aspettarci da Aurora Leone, vista anche la sua grande ecletticità?
“Spero sicuramente di scrivere un nuovo spettacolo e di portarlo a teatro, perché nell’ultimo anno sono successe tante cose nella mia vita e mi piacerebbe raccontarle. Con The Jackal abbiamo annunciato che l’anno prossimo ci sarà la terza stagione di Pesci Piccoli e sono molto contenta, perché è una serie che parla di noi. E mi auguro davvero, come le dicevo, di rivederci in contesti in cui ci sia anche la musica.”
Allora non ci resta che augurarle di rivederci presto, magari proprio a Sanremo!
“Me lo auguro anch’io!”
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