di
Giacomo Candoni

Gaggia è uno degli storici disc jockey del Nordest e dei party in Veneto: «La mia prima volta in una Rsa? Con i servizi sociali, dopo il ritiro della patente per alcol. Non c’ero mai stato prima, oggi qui sto bene e ci vengo sistematicamente»

Per oltre trent’anni ha animato le serate della discoteca Nordest a Caldogno (Vicenza), condividendo il palco con Fiorello e Amadeus.  Ma anche tante altre feste nelle piste del Veneto. E solo poche settimane fa è stato protagonista di una serata con Sandy Marton, nel Vicentino. Oggi Luciano Sbalchiero, in arte Dj Gaggia, porta la sua musica non più solo nelle piste illuminate durante le notti danzanti, ma anche nei corridoi delle case di riposo. Lì, si continua a ballare e cantare

Tutto è partito con una vicenda negativa.
«Già. Dopo una serata in un locale sono stato fermato per un alcoltest, il tasso era oltre il limite e mi hanno ritirato la patente. Subito ho provato risentimento verso i carabinieri, che poi però si è trasformato in gratitudine perché ho avuto la possibilità di svolgere alcuni mesi di servizi sociali in una struttura per anziani del Vicentino. Inizialmente giocavo solo a tombola e stavo insieme a loro, poi ho iniziato a mettere la musica. Non mi sono più fermato».



















































Che cosa è successo dopo quelle prime esperienze?
«Oggi proseguo quest’attività in modo del tutto volontario perché è una cosa che mi riempie il cuore. Nei giorni scorsi mi hanno contattato anche alcune strutture a Pordenone e Treviso. Prima del periodo di servizi sociali non ero mai stato in una casa di riposo e ho conosciuto una realtà di persone che hanno profondo bisogno di momenti di felicità e spensieratezza».

Che cosa hanno in comune, secondo lei, una casa di riposo e una discoteca?
«La musica è uno dei pochi mezzi che abbatte ogni barriera, facendo dimenticare dove ci si trova. È un linguaggio universale capace sempre di trasmettere sensazioni potenti che fanno divertire, piangere ed emozionare».

Che musica sceglie per coinvolgere gli anziani?
«Canzoni che risalgono al periodo della loro giovinezza, dagli anni Cinquanta ai Settanta. Per cantare e portare energia vado su Edoardo Vianello e i Ricchi e Poveri con cui si scatenano tutti, per un ritmo più tranquillo scelgo Nilla Pizzi e Mario del Monaco».

Come reagiscono quando parte una canzone che conoscono?
«Molti sono in carrozzina però muovono le braccia, oscillano con la testa e cantano. Altri ballano con le infermiere o abbracciati tra di loro, si vede che si divertono e sono emozionati».

C’è stato un brano capace di accendere un ricordo particolare?
«Un signore di quasi 90 anni che mi ha chiesto di mettere “La cumparsita”, il tango più famoso. Mi ha raccontato che l’aveva ascoltato la prima volta quando era giovane durante un viaggio in Argentina e se n’era innamorato perché è un ballo passionale ed emozionale, diverso dal valzer e dalla mazurka che sono più da divertimento».

Ci sono stati altri momenti che l’hanno colpita?
«Durante il periodo dei servizi sociali c’era una signora che non voleva avere a che fare con nessuno. Dopo che ho portato la musica, la direttrice e le operatrici mi hanno riferito che le ero entrato in simpatia, l’unico ad esserci riuscito (sorride, ndr). È stata una cosa che mi è rimasta molto impressa».

Che cosa le lasciano queste esperienze?
«Il mio motto è “Fare del bene fa stare bene”. Frequentare un contesto come questo è un guadagno per tutti e aiuta anche a capire quanto siano di poco conto i “problemi” delle nostre vite quotidiane. Se non si vive è difficile da spiegare».

Se dovesse scegliere una canzone per raccontare queste giornate, quale sceglierebbe?
(Canticchia, ndr) «“Mamma” di Beniamino Gigli, cantata poi anche da Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli, perché è una canzone che non ha età».


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22 agosto 2026 ( modifica il 22 agosto 2026 | 15:37)