di
Cesare Zapperi
Il presidente della Fraternità: «Con i giovani ha ricordato Wojtyla e la comunione da costruire»
Davide Prosperi, è soddisfatto della visita del Papa?
«Ho visto Leone XIV sinceramente contento — risponde il presidente della Fraternità di Cl —. Ma siamo noi che dobbiamo essergli grati: non ci aspettavamo un coinvolgimento così profondo».
Cosa l’ha colpita in particolare del suo discorso?
«L’insistenza a non chiudersi nei recinti ma di andare in tutto il mondo. E poi la parte finale riferita a noi che illumina la nostra strada».
C’era una narrazione di un cattivo rapporto con papa Francesco.
«Non era per nulla vero, ci stimava. Ma aveva colto aspetti che andavano cambiati. Leone ci ha voluto rassicurare, spronandoci a continuare sulla via del rinnovamento. Possiamo e dobbiamo essere davvero grati a Francesco per averci accompagnato e sostenuto con paternità lungo un cammino che ci ha permesso di affrontare un passo decisivo della nostra storia, fino all’approvazione del nuovo statuto».
Il Papa ha detto che occorrono pionieri coraggiosi.
«Qui al Meeting ne vedo parecchi, sinceramente. A cominciare dalle due donne che hanno partecipato all’incontro inaugurale: le sembra scontata l’amicizia tra la madre di un omicida e la sorella della vittima, l’una musulmana e l’altra cristiana? E che dire degli esponenti del mondo della cultura e della società civile seduti allo stesso tavolo a confrontarsi sulla bellezza e sul bene comune, al di là delle rispettive culture e appartenenze? Sono esempi, piccoli quanto si vuole ma reali, di coraggio: il coraggio di affermare un bene possibile, al di là di quel falso realismo denunciato dal Papa che ci vuole chiusi in recinti e incapaci di relazione».
«Il male non si combatte con il male». È un’altra condanna delle guerre. «Siamo grati al Papa per averci aiutato a immedesimarci con il suo sguardo. Uno sguardo originale, capace di guardare al di là dell’apparenza. Il male non si cura col male, ci ha detto, ma con la testimonianza di un bene possibile: è proprio la testimonianza di esperienze di bene la responsabilità cui siamo chiamati. È quello che al Meeting ci impegniamo a fare ogni anno; ed è quanto prosegue nella vita delle comunità del Movimento presenti nel mondo».
Il Papa stigmatizza la prepotenza, l’ideologia, l’idolatria del profitto. È una «ricognizione» severa dei tempi moderni.
«È un giudizio realista, ma che introduce anche una prospettiva profetica: “Custodire l’umano”. È un compito che ci affida con l’enciclica Magnifica Humanitas e che ci impegna a dialogare con tutti, per costruire insieme una società più umana».
L’elogio del Meeting come «un incontro che moltiplica gli incontri»…
«Il Meeting esprime la natura cattolica, cioè universale, del Movimento: una passione indomita per la domanda di bellezza, di verità, di giustizia che alberga nel cuore di ogni persona e di ogni popolo. E c’è da augurarsi che questa passione diventi contagiosa».
Il Papa cita don Giussani e il «rischio educativo». Come si declina oggi? «Oggi più che mai l’educazione richiede un tempo adeguato e uno spazio di libertà, affinché si possa proporre un criterio di lettura della realtà e lo si possa poi verificare nella propria esperienza quotidiana. Alla scuola di don Giussani abbiamo imparato che, per verificare la verità e la bellezza della fede, occorre metterla in gioco nell’ambiente dove si vive, dall’università al mondo del lavoro».
Leone XIV dice ai giovani di «mettersi in gioco». Come?
«Visitando il Villaggio ragazzi del Meeting il Papa ha ripreso l’affermazione di Giovanni Paolo II: ciò di cui ha bisogno il mondo di oggi è la comunione, e i giovani sanno costruirla a partire dall’amicizia. È un’alternativa radicale alla mentalità corrente, che concepisce la libertà come autonomia e vede l’uomo come un individuo che si costruisce da sé».
Il discorso si è chiuso esaltando l’unità, anche «con la sede Apostolica». «È un’indicazione per il cammino del Movimento; deve coinvolgere, come ci ha detto il Papa, tutte le sensibilità del nostro popolo, a servizio della Chiesa intera. È proprio la sequela dell’autorità, a cominciare da quella del Santo Padre, a porci su questa strada. Le parole con le quali ho concluso il mio saluto esprimono l’impegno di tutto il Movimento: «La seguiremo ovunque ci indicherà di andare».
22 agosto 2026 ( modifica il 22 agosto 2026 | 22:52)
© RIPRODUZIONE RISERVATA