Dopo il cineturismo e il turismo macabro, arriva il turismo della «casa nel bosco»: destinazione Palmoli (Chieti), dove la curiosità ha finalmente trovato un nuovo format. Si salta la staccionata, si entra nell’aia, si filmano galline, oche, cavallo e asinello, magari regalandosi un selfie davanti alla casa di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori dei tre bambini allontanati dal Tribunale dei minorenni.

Non bastavano i talk show, i social, i libri e le tifoserie da tastiera. Ci voleva anche il pellegrinaggio. Quelle persone sono spinte da un’idea grottesca: quella secondo cui, se una vicenda è diventata televisiva, giudiziaria o virale, allora è diventata automaticamente patrimonio pubblico. La casa non è più una casa, ma un set; l’aia non è più un luogo privato, ma una location; gli animali diventano comparse. È la trasformazione di un dramma in parco tematico.
Non è semplice stupidità, è qualcosa di più deprimente: la convinzione che la curiosità sia un diritto e che qualsiasi luogo diventi visitabile, purché consacrato dalla rete. Non si va lì per capire: si va per vedere. Si scavalca una staccionata perché non si distingue più tra una storia raccontata e una vita che continua a svolgersi. Anche la perdita del senso del limite, altrimenti detta ottusità, ha finalmente trovato le sue Google Maps.



















































22 agosto 2026