Passiamo circa un terzo della nostra vita dormendo e, notte dopo notte, sogniamo. Al risveglio possiamo ricordare una storia dettagliata, soltanto un’immagine oppure nulla. Ma mentre noi riposiamo il cervello è tutt’altro che inattivo.

La ricerca degli ultimi anni sta mostrando quanto il sonno sia importante per riorganizzare emozioni e informazioni, consolidare i ricordi e creare nuove associazioni. E i sogni rappresentano una delle manifestazioni più misteriose di questo lavoro notturno.

C’è però una distinzione importante: sognare non significa necessariamente essere nella fase REM. I sogni possono comparire anche in altre fasi del sonno, anche se durante il REM tendono a essere particolarmente vividi.

Il cervello alleggerisce le emozioni durante la notte?

Un’importante indicazione arriva dall’Università della California, Berkeley.

I ricercatori hanno mostrato a un gruppo di persone immagini capaci di suscitare emozioni e hanno osservato la loro attività cerebrale. Dopo una notte di sonno, l’amigdala – una delle aree coinvolte nella risposta emotiva – reagiva meno intensamente alle immagini già viste.

Il fenomeno risultava associato alla fisiologia del sonno REM.

Durante questa fase, inoltre, nel cervello si riduce fortemente l’attività legata alla noradrenalina, coinvolta nei meccanismi di allerta e stress.

Da qui nasce un’ipotesi suggestiva: mentre dormiamo, il cervello potrebbe rielaborare ciò che ci è accaduto conservando il ricordo ma riducendone progressivamente l’impatto emotivo.

Una sorta di “terapia notturna”, come è stata definita dai ricercatori. Attenzione, però: non significa che sognare possa curare un trauma. È un modello scientifico che cerca di spiegare uno dei possibili ruoli del sonno REM.

Le idee migliori possono arrivare dopo aver dormito?

C’è poi la creatività.

Uno studio dell’Università della California San Diego ha sottoposto alcuni volontari a un test nel quale bisognava trovare un collegamento tra parole apparentemente lontane.

Il risultato? Dopo un sonnellino che comprendeva la fase REM, i partecipanti miglioravano di quasi il 40% nella soluzione di alcuni problemi sui quali erano stati precedentemente “stimolati”.

Il sonno REM sembra quindi favorire, in determinate condizioni, la capacità di mettere insieme informazioni che da svegli consideriamo separate.

È uno dei motivi per cui un problema che la sera sembrava senza soluzione può apparire diverso la mattina seguente.

E gli incubi? Quando diventano un segnale da ascoltare

Non tutti i sogni sono piacevoli. E anche gli incubi interessano sempre di più la ricerca medica.

Diversi studi hanno trovato associazioni tra incubi frequenti e condizioni come disturbo post-traumatico da stress, depressione e ansia.

Questo non significa che avere un incubo sia indice di una patologia. È un’esperienza comune. Ma quando gli incubi diventano ricorrenti, disturbano il sonno e hanno conseguenze durante il giorno, possono essere un elemento utile da valutare nel quadro complessivo della salute della persona.

Ora l’intelligenza artificiale studia il nostro sonno

La nuova frontiera va ancora oltre i sogni.

Nel 2026 Stanford Medicine ha presentato SleepFM, un modello di intelligenza artificiale addestrato su quasi 600 mila ore di registrazioni del sonno di circa 65 mila persone.

L’AI analizza contemporaneamente diversi segnali raccolti durante la polisonnografia, dall’attività cerebrale a quella cardiaca, dalla respirazione ai movimenti degli occhi.

L’obiettivo è ambizioso: utilizzare ciò che accade mentre dormiamo per ottenere informazioni sul nostro stato di salute e sul rischio futuro di numerose patologie.

Non è una sfera di cristallo e non sostituisce la diagnosi medica. Ma dimostra quanto una notte di sonno possa contenere informazioni che fino a pochi anni fa non eravamo in grado di interpretare.

Dormire non è “tempo perso”

La scienza non ha ancora risposto alla domanda più affascinante: perché sogniamo?

Sappiamo però sempre meglio perché abbiamo bisogno di dormire.

Il sonno è un periodo di intensa attività biologica durante il quale il cervello riorganizza informazioni, consolida ricordi e regola numerosi processi fondamentali.

Forse, allora, il sogno che ricordiamo al mattino è soltanto la parte più visibile di qualcosa di molto più grande: il lavoro silenzioso che il nostro cervello compie ogni notte per prepararci al giorno successivo.

FONTI

  • van der Helm E. et al., REM Sleep Depotentiates Amygdala Activity to Previous Emotional Experiences, Current Biology, 2011; 
  •  Walker M.P., van der Helm E., Overnight Therapy? The Role of Sleep in Emotional Brain Processing, Psychological Bulletin, 2009; 
  •  Cai D.J. et al., REM, not incubation, improves creativity by priming associative networks, PNAS, 2009; 
  •  Sheaves B. et al., Nightmares and psychiatric symptoms: A systematic review of longitudinal, experimental, and clinical trial studies, Clinical Psychology Review, 2023; 
  • *Stanford Medicine, New AI model predicts disease risk while you sleep, 2026.