Fino a qualche anno fa incontrarne una era quasi un piccolo evento. Bisognava cercarla tra l’erba alta, in campagna, magari avere anche un po’ di fortuna. Oggi, invece, le mantidi stanno comparendo dove fino a poco tempo fa nessuno si sarebbe aspettato di trovarle, come tra i vasi del balcone e persino dentro casa. Torino e Milano sono tra le città dove gli avvistamenti diventano sempre più frequenti. E il motivo è che quel grande insetto con la testa triangolare e il corpo “a foglia” potrebbe non essere affatto la “solita” mantide religiosa. Accanto alle specie che vivono naturalmente in Italia stanno proliferando nuove arrivate, soprattutto dall’Oriente, capaci di adattarsi ai nostri giardini e alle nostre città. E ora stanno diventando così numerose che incontrarle non è più un’eccezione.

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Non tutte le mantidi sono “religiose”
La prima cosa da chiarire è proprio questa: quando diciamo che le mantidi stanno aumentando, non dobbiamo immaginare che la nostra Mantis religiosa sia improvvisamente esplosa di numero e abbia deciso di conquistare i condomini di Torino e Milano. In Italia le mantidi ci sono sempre state. Oltre alla più famosa Mantis religiosa, nel nostro Paese vivono naturalmente una dozzina di specie, quasi tutte però molto più piccole, difficili da incontrare e poco conosciute, come la mantide nana di Spallanzani.

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La novità degli ultimi anni è l’arrivo di tre grandi specie alloctone, cioè non originarie della fauna italiana, che hanno cambiato letteralmente il panorama. Ecco perché oggi, soprattutto nelle città del Nord, una grande mantide sul balcone non è più un’apparizione eccezionale. Le nuove arrivate sono: Hierodula tenuidentata, la mantide gigante asiatica; Hierodula patellifera, la mantide gigante indocinese; Sphodromantis viridis, la mantide gigante africana. Le loro storie, però, sono diverse.

Mantis religiosa
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Dall’Asia ai Balcani, fino ai nostri balconi
Hierodula tenuidentata è originaria dell’area caucasica e asiatica. Negli ultimi decenni ha avanzato il proprio areale verso ovest, passando attraverso i Balcani e le isole greche, fino a comparire in Italia nel 2016. Oggi è particolarmente presente nella Pianura Padana. Hierodula patellifera, invece, arriva dal Sud-est asiatico. È stata osservata in Europa prima in Provenza e poi in Italia, dove le prime segnalazioni risalgono al 2015. Uno studio scientifico ha documentato come abbia trovato nelle città e nei paesaggi urbanizzati del Nord Italia un ambiente sorprendentemente favorevole, con numerosi ritrovamenti in giardini privati, alberature urbane e vegetazione ornamentale.

Hierodula tenuidentata
La ricerca ha anche evidenziato un possibile ruolo delle grandi vie di trasporto e delle merci asiatiche nella sua diffusione. La terza è Sphodromantis viridis, originaria dell’Africa e dell’area mediterranea meridionale. È comparsa in Sardegna nel 2011 e qui si è stabilita; secondo il Progetto Mantidi Aliene, la sua espansione nel Mediterraneo è ancora oggetto di studio e le dinamiche del suo arrivo non sono completamente chiarite.

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Perché le vediamo sempre di più proprio in città
Le grandi mantidi aliene sembrano adattarsi particolarmente bene agli ambienti modificati dall’uomo. Non solo campagne e aree naturali: anche giardini condominiali, cortili, alberi lungo le strade, balconi e piante ornamentali. Lo studio dedicato a Hierodula patellifera ha rilevato che una larga parte delle segnalazioni proveniva proprio da superfici urbanizzate e che i giardini delle zone residenziali sembrano essere tra gli habitat maggiormente utilizzati dalla specie nel suo nuovo areale europeo. E così succede quello che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato strano: una mantide può comparire sul vetro di un appartamento al settimo piano, salire lungo una facciata, infilarsi dietro una zanzariera o essere trovata tra le piante di un terrazzo. Non bisogna però immaginare un animale che «cerca casa». Le mantidi sono predatrici e seguono soprattutto due cose: un posto dove stare e qualcosa da mangiare. Le luci notturne attirano molti insetti. Dove arrivano falene, mosche e altri piccoli invertebrati può arrivare anche la mantide. Un balcone pieno di piante, poi, offre riparo e punti perfetti da cui tendere agguati. Ed ecco spiegato perché, sempre più spesso, la mantide che si era fermata sul muro finisce anche dentro casa.

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La guida per riconoscerle
Non bisogna guardare soltanto il colore. Una mantide verde può essere italiana oppure aliena. Anche una mantide marrone può appartenere a specie diverse, e maschi e femmine della stessa specie possono avere caratteristiche differenti, sia di colore che di dimensione. Per identificarle sono quindi più utili altri dettagli.
1. La macchia nera sulla zampa
Le zampe anteriori della mantide sono quelle che tiene piegate davanti al corpo, come se stesse pregando. Tecnicamente sono zampe raptatorie, utilizzate per afferrare le prede. Guardate il lato interno della parte più alta della zampa, chiamata coxa. Nella nostra Mantis religiosa c’è una macchia scura molto evidente, spesso con parti bianche. Vista rapidamente può ricordare proprio un piccolo occhio nero. Nelle tre grandi specie aliene prese in considerazione dal Progetto Mantidi Aliene, invece, questa caratteristica macchia scura non c’è.

Mantis religiosa con macchia nera ben evidente
2. Lo stigma sull’ala
Poi bisogna osservare l’ala anteriore, la tegmina. Qui si trova lo stigma, un dettaglio importantissimo e spesso frainteso. Ha l’aspetto di una piccola area ovale, quasi un minuscolo chicco di riso tridimensionale appoggiato sulla superficie dell’ala. Nella Mantis religiosa lo stigma tende ad avere lo stesso colore della tegmina e quindi può risultare poco evidente. Nelle grandi mantidi aliene, invece, lo stigma è generalmente biancastro e risalta molto di più sul colore dell’ala.

Hierodula con stigma sull’ala
3. Guarda gli occhi
Anche gli occhi possono dare una prima impressione, soprattutto confrontando gli animali. Le grandi Hierodula hanno generalmente un aspetto più robusto e una testa ampia. Hierodula patellifera, per esempio, ha la testa larga con occhi globulari e non particolarmente sporgenti. Ma qui bisogna fare attenzione: gli occhi da soli non bastano per identificare una specie. Il sistema più affidabile rimane sempre quello di mettere insieme più indizi.

Hierodula patellifera
4. La prova del collo
Se vogliamo capire esattamente quale specie aliena abbiamo davanti, bisogna osservare il pronoto, la parte del corpo subito dietro la testa. È come il «collo» della mantide. In Sphodromantis viridis è allungato e presenta una caratteristica strozzatura prima di allargarsi. Nelle due Hierodula, invece, il pronoto è più corto, largo e con un profilo più arrotondato. Per distinguerle tra loro bisogna poi osservare le spine e le placche alla base delle zampe anteriori: in Hierodula tenuidentata le spine interne sono evidenti e giallastre, ma senza placche basali; in Hierodula patellifera alcune di queste presentano invece una caratteristica placca giallastra alla base.

Sphodromantis viridis
Un progetto scientifico che ha bisogno di tutti
È qui che entra in gioco il Progetto Mantidi Aliene. È un’attività di citizen science, cioè di ricerca partecipata, che coinvolge cittadini, naturalisti, entomologi e ricercatori nello studio delle specie alloctone presenti in Italia. Ed è proprio grazie alle osservazioni raccolte negli anni che è stato possibile seguire l’espansione delle nuove mantidi e capire dove si stavano stabilendo. Nel caso di Hierodula patellifera, per esempio, la citizen science ha contribuito direttamente alla raccolta dei dati utilizzati per studiarne la diffusione nei contesti urbani del Nord Italia. Se trovate una mantide sospetta, il progetto consiglia di scattare fotografie nitide; fotografarla dall’alto e lateralmente; cercare di mostrare bene ali e stigma; fotografare l’interno delle zampe anteriori; annotare il luogo dell’avvistamento e, se possibile, mantenere i dati geografici nella fotografia, per poi inviare la segnalazione agli esperti tramite i social o l’app iNaturalist.

Andrea Pia
Sphodromantis viridis a Torino
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L’ooteca: quella strana “schiuma” che compare sui muri
Un’altra cosa che sempre più italiani stanno imparando a riconoscere è l’ooteca. È la struttura che contiene le uova della mantide. La femmina depone una sostanza schiumosa che si indurisce e protegge le uova fino alla schiusa. Trovarne una non significa automaticamente avere un’invasione aliena in giardino. Anche la nostra Mantis religiosa produce ooteche. E proprio per questo non bisogna distruggerle per sicurezza. Il Progetto Mantidi Aliene raccomanda di non rimuovere o danneggiare un’ooteca se non si è assolutamente certi della specie e senza la conferma di un esperto, perché si rischierebbe di danneggiare una specie autoctona.

E se entra in casa?
Niente panico. Una mantide non è pericolosa per l’uomo. Non ha pungiglione, non inietta veleno e non trasmette malattie: mangia solo gli insetti. È però un predatore e le sue zampe anteriori sono dotate di spine, quindi non è una buona idea afferrarla a mani nude. La cosa migliore è lasciarla tranquilla mentre la fotografiamo. Se è entrata in casa, si può cercare di farla uscire senza schiacciarla, ma senza trasportarla lontano e senza spostarla arbitrariamente in un’altra località. Se c’è il sospetto che sia una specie alloctona, la fotografia e il contatto con il progetto vengono prima di qualsiasi altra decisione. Il consiglio, in caso di certezza di trovarsi davanti a una specie invasiva, è quella di tenerla in una teca per insetti.

Maestre del travestimento
Non è così facile vedere una mantide in natura perché sono un asso del mimetismo. Il corpo allungato, il colore verde o marrone e le forme spigolose le permettono di confondersi con foglie, steli, rami e vegetazione secca. Alcune specie sono così efficaci nel mimetismo da sembrare letteralmente una foglia piegata, un rametto o un pezzo di corteccia. Non tutte le mantidi hanno però la stessa strategia: il colore può cambiare dal verde al marrone proprio per adattarsi meglio all’ambiente circostante. Anche il comportamento fa la sua parte. La mantide può rimanere immobile per lunghi periodi, oscillando lentamente insieme alla vegetazione come se fosse mossa dal vento. Poi, quando una mosca, una cavalletta o un altro insetto passa a distanza utile, scatta. Le zampe anteriori, armate di spine, si chiudono sulla preda in una frazione di secondo. È un predatore da agguato: non insegue quasi mai la vittima per lunghi tratti, ma aspetta il momento giusto. Eppure, quando deve spostarsi, può essere sorprendentemente veloce. Le mantidi camminano, corrono, si arrampicano e molte specie adulte sono in grado di volare. Le grandi specie che sempre più spesso incontriamo nelle città possono quindi comparire all’improvviso su un muro, una finestra o un balcone, dopo essersi spostate tra piante e superfici verticali.

Francesco Partipilo
Accoppiamento di Hierodula tenuidentata per strada a Torino
Perché la femmina può mangiare la testa del maschio
È probabilmente la curiosità più famosa sulle mantidi, ma anche una delle più fraintese. Sì, durante o dopo l’accoppiamento può capitare che la femmina afferri e decapiti il maschio, arrivando poi a mangiarlo. Ma non è una regola obbligatoria e non tutte le riproduzioni finiscono in questo modo. Se la femmina lo decapita durante l’accoppiamento, la perdita dei centri nervosi inibitori può provocare un’attivazione dei circuiti nervosi che controllano l’apparato riproduttore che gli permette di eiaculare con maggiore intensità. Il cannibalismo sessuale è un comportamento comune fra gli insetti: la femmina, generalmente più grande, può trattare il maschio anche come una possibile fonte di nutrimento. Per il maschio è ovviamente un rischio enorme, ma dal punto di vista evolutivo il suo corpo può trasformarsi in una risorsa. Nutrienti e proteine ingeriti dalla femmina possono contribuire alla produzione delle uova. Non significa però che il maschio sia sempre condannato: molti riescono ad accoppiarsi e ad allontanarsi rapidamente, soprattutto quando la femmina è già ben nutrita.