Il melanoma ha acceso i riflettori, ma la notizia vera potrebbe essere un’altra: la tecnologia dei vaccini personalizzati a mRNA sta ormai entrando in numerosi programmi di ricerca oncologica.

Moderna e Merck hanno annunciato che uno studio di fase 3 su oltre mille pazienti con melanoma ad alto rischio, già operati, ha raggiunto gli obiettivi principali: ridurre il rischio di recidiva e quello di metastasi a distanza quando il vaccino personalizzato viene associato all’immunoterapia. I risultati completi non sono però ancora disponibili, quindi non conosciamo ancora l’entità definitiva del beneficio. (Trascrizioni CNN)

La domanda adesso è inevitabile: e gli altri tumori?

Il candidato probabilmente più avanzato è il tumore del polmone non a piccole cellule. Qui il vaccino personalizzato intismeran autogene (V940) è già valutato in diversi studi di fase 3. Uno coinvolge circa 870 pazienti con malattia operata negli stadi II-III; un altro circa 680 pazienti operabili che, dopo terapia preoperatoria, presentano ancora residuo tumorale. Nel maggio 2026 è inoltre iniziato uno studio di fase 3 su circa 876 pazienti con carcinoma polmonare stadio I ad alto rischio. (ClinicalTrials)

La sperimentazione si sta spingendo anche nella malattia polmonare metastatica squamosa, dove il vaccino viene studiato insieme a immunoterapia e chemioterapia. E questa ricerca riguarda direttamente anche l’Italia: tra i centri indicati dal registro ClinicalTrials.gov figurano istituzioni di Milano, Roma e Ravenna. (ClinicalTrials)

Altro fronte importante è la vescica. Un programma studia il vaccino personalizzato insieme all’immunoterapia; un altro lo associa al BCG nei tumori non muscolo-invasivi ad alto rischio, una malattia caratterizzata da un’elevata probabilità di recidiva o progressione. (ClinicalTrials)

La stessa piattaforma viene sperimentata anche nel carcinoma renale e CNN cita esplicitamente polmone, rene e vescica tra le principali aree di sviluppo oltre il melanoma. (Trascrizioni CNN)

Ma forse la sfida scientificamente più suggestiva riguarda il tumore del pancreas, una delle neoplasie più difficili da curare. Uno studio pubblicato su Nature ha seguito pazienti operati trattati con un vaccino personalizzato a mRNA: in 8 dei 16 pazienti valutabili il trattamento ha prodotto una forte risposta di linfociti T specifici contro il tumore, associata a una recidiva più tardiva. Numeri ancora piccoli, dunque, ma biologicamente molto interessanti. (Nature)

Il concetto è semplice solo in apparenza. Il tumore viene sequenziato, si identificano alcune mutazioni caratteristiche di quel paziente e si costruisce un mRNA capace di “mostrare” quelle anomalie al sistema immunitario. Non è un vaccino che impedisce di ammalarsi: è una terapia costruita dopo che il tumore è comparso. (Trascrizioni CNN)

Ed è questo il vero salto culturale. Non stiamo andando verso “il vaccino contro il cancro”, perché il cancro non è una sola malattia. Stiamo andando verso qualcosa di forse ancora più rivoluzionario: un vaccino diverso per tumori diversi e, in alcuni casi, addirittura diverso per ogni singolo paziente.

Se gli studi in corso confermeranno il segnale del melanoma, polmone, vescica, rene e pancreas potrebbero trasformare l’mRNA da protagonista della pandemia a una delle piattaforme più importanti dell’oncologia del prossimo decennio.

Fonti

CNN Health, agosto 2026.

ClinicalTrials.gov: studi INTerpath su carcinoma polmonare e vescicale, aggiornamenti 2026.

Nature, 27 marzo 2025: RNA neoantigen vaccines prime long-lived CD8+ T cells in pancreatic cancer.