di
Francesco Mazzotta
Per la prima volta in eurovisione, il concertone stavolta diretto da Ermal Meta ha stregato i 150 mila spettatori presenti a Melpignano. Con il maestro concertatore tra i più applauditi Sayf, Welo, Levante e Giulia Vecchio
Il palco è un tricolore quando si accendono le luci sulla Notte della Taranta. A Melpignano la grande festa della musica tradizionale salentina prende il via con un omaggio agli 80 anni della Repubblica: scorrono le immagini del referendum del 2 giugno 1946, mentre l’Inno nazionale diventa d’ordinanza e viene trasformato in una marcetta nell’arrangiamento strumentale firmato dal maestro concertatore Ermal Meta. Sul palco è in una tuta interamente rossa, quasi una divisa in stile David Byrne ultima maniera. E i versi di Mameli vengono cantati a squarciagola dalle 150mila persone assiepate nel piazzale dell’ex convento degli Agostiniani.
C’è chi, per esserci, si è accampato giorni prima. È una platea intergenerazionale, un popolo che in larga parte conosce i ritornelli ma che, soprattutto, riconosce nella pizzica una parte della propria identità. Ed è proprio nella distanza fra rito e reinvenzione che, ogni anno, si misura il senso della più importante manifestazione italiana dedicata alla musica popolare. La tradizione salentina non viene riproposta come un reperto da conservare sottovetro, né come la semplice ripetizione di un repertorio antico. Pizziche, canti di lavoro e di festa, romanze d’amore, vengono riscritti, contaminati, portati dentro il presente. La pizzica, nata anche come musica legata a una forma di cura simbolica, diventa così un linguaggio capace di dialogare con il rock, il pop, la canzone d’autore e le musiche del mondo.
È questa la scommessa, ma anche la contraddizione, della grande notte di Melpignano, che deve rendere contemporanea una tradizione senza svuotarla della propria memoria, affidandone ogni anno la rilettura ad ospiti diversi.Il tema di questa edizione è il Mediterraneo, crocevia di culture. Un tema che avrebbe potuto trovare un naturale punto di contatto con Taranto, città anticamente legata alla storia del tarantismo e che proprio l’altra era ha inaugurato i Giochi del Mediterraneo. Il mancato gemellaggio, o almeno un richiamo più esplicito, appare un’occasione persa. Sul palco, intanto, la macchina dello spettacolo è pensata in chiave identitaria a favore di telecamere Rai (quest’anno c’è anche l’Eurovisione). L’impianto scenico ha un effetto Sanremo, con l’Orchestra Popolare divisa in due ali, mentre le danze di Fredy Franzutti cercano un punto d’incontro fra il gesto colto e quello popolare. Musicalmente c’è meno ricerca sui ritmi e più attenzione ai colori, in una dimensione pop anche questa studiata apposta per la costruzione televisiva.
La conduzione a due di Ema Stokholma e Aurora Leone è fluida e spigliata. Si scherza sulla «erre» arrotolata di Ema, mentre Aurora trova una sintesi efficace quando definisce Melpignano «maggiore di Ibiza». È una battuta, ma restituisce bene la dimensione gigantesca della festa.La musica, però, resta il cuore. Sayf affronta «Menamenamò» in una versione che mescola Rondò veneziano e prog. E del maestro concertatore dice: «È l’uomo delle parole giuste», ricordando l’aiuto ricevuto da Meta al Festival di Sanremo. Il rapper salentino Welo porta invece «Core meu» in una veste decisamente rock’n’roll.Le voci graffianti dell’Orchestra Popolare (Antonio Amato, Dario Muci, Salvatore Galeanda, Consuelo Alfieri, Alessandra Caiulo, Ninfa Giannuzzi, Enza Pagliara, Giancarlo Paglialunga, Stefania Morciano) riportano al centro la materia più autentica della festa. Basta ascoltare «Lu rusciu de lu mare» interpretata da Consuelo Alfieri che, con un’interpretazione energica, trasforma il canto in un’evocazione dei morti in mare.
È uno dei momenti in cui il Mediterraneo smette di essere un tema dichiarato e diventa materia sonora, mentre Giancarlo Paglialunga affonda nella «Pizzica di San Nicola». L’ospite più convincente è Alessandra Amoroso, il Salento dentro. In «total white» canta e balla a piedi scalzi «Santu Paulu», trasformandosi in una tarantolata pop insieme a un gruppo di danzatori in rosso. «Sono emozionata di essere qui, nella mia terra. Sono stata accolta con braccia piene d’amore», dice, prima di intonare la sua hit «Vivere a colori» e lanciare un messaggio a sostegno di «Una Nessuna Centomila» e dei centri antiviolenza. Alessandra Caiulo affronta «Dammi lu ricciu» quasi fosse una pop ballad, lanciandosi in un messaggio: «Noi scegliamo le mani per salvare la gente, contro le armi». E più avanti propone «Fior di libertà», nuovo brano del giovane compositore Simone Frezza costruito sulle parole di Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione, altro omaggio agli 80 anni della Repubblica. Enza Pagliara guarda invece al Gargano con una tarantella, mentre Antonio Amato è lo tsunami del Salento in «Aria Gaddhipulina»: canta, balla e sul finale strappa un sorriso imitando l’«eh-oh» di Freddie Mercury.
La dimensione internazionale arriva con Gisela João, nuova voce della musica tradizionale portoghese. In pizzo bianco, affronta «La cerva», intrecciando la tradizione salentina con quella del fado, patrimonio Unesco e modello cui aspira anche la pizzica, da poco riconosciuta a livello regionale. È uno degli incontri che meglio incarnano l’idea del Mediterraneo come luogo di scambio e non di semplice cartolina. Levante porta, invece, «Beddha ci dormi», struggente serenata d’amore accompagnata da un elegante «pas de deux», mentre Maria Mazzotta interpreta «Libru d’amore» e «Amore amaro». Giulia Vecchio, attrice e imitatrice brindisina, affronta «L’acqua te la funtana» e balla, giocando anche con l’effetto sorpresa. «Sono orgogliosa di essere nata in questa terra», dice, prima di attaccare l’overtourism che sta cambiando la Puglia e trasformare, in una parodia esilarante le «Single Ladies» di Beyoncé in una pizzica delle zitelle.Nel pubblico, intanto, succede di tutto: persino una proposta di matrimonio.
A Ermal Meta tocca anche il compito di mettere in musica il suo rapporto personale con questa terra e il Mediterraneo. Si riserva «Cent’anni sale», affrontato con una ricerca di atmosfere folk pacifiche, e soprattutto l’inedito «Nu simu nienti», ispirato alla Flamingo Revolution nata in Albania contro la speculazione immobiliare. «Sta arrivando anche in Puglia e in Sardegna», avverte l’artista, che definisce l’esperienza della Taranta «la più incredibile della mia vita».
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23 agosto 2026 ( modifica il 23 agosto 2026 | 09:07)
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