di
Elisabetta Rosaspina
La pioniera della letteratura per l’infanzia è scomparsa a 93 anni. Fondò la Emme edizioni, portando in libreria maestri stranieri come Maurice Sendak, Tomi Ungerer, Eric Carle e pescando tra i grandi di casa nostra come Leo Lionni e Bruno Munari
Era una degli ultimi, se non l’ultima testimone della leggendaria «Milano dal cuore in mano»: la capitale morale, colta, educata, impegnata e ingegnosa, mai rassegnata. Scomparsa ieri, a 93 anni, a Santa Margherita Ligure, Rosellina Archinto, regina dell’editoria italiana per l’infanzia, era nata a Genova, ma era vissuta quasi sempre a Milano.
Aveva studiato alle Marcelline, si era laureata alla Cattolica, sposata con Alberico Archinto ed era diventata parte integrante dell’ambiente intellettuale e progressista che ruotava attorno a storiche librerie, scomparse da tempo: l’Einaudi di Valdo Aldrovandi, in via Manzoni, ritrovo di artisti e grandi autori, ma anche di imprenditori, come Adriano Olivetti, o di architetti, come Cini Boeri. «Lì incontravo Elio Vittorini, un mito. Parlavamo a lungo, stavo ad ascoltarlo – raccontava Rosellina Archinto –. E ricordo la prima volta che vidi Mario Soldati: un’emozione incredibile».
Parlare e ascoltare in quei cenacoli privilegiati, con quei monumenti di sapienza, era stato il suo modo di imparare: una scuola che ha visto lentamente sparire. «Quella che un tempo era la borghesia illuminata pensa solo al lavoro e non legge – sfogava la sua malinconia sul Corriere della Sera, nel 2002 –. I quarantenni lavorano 12 ore al giorno e leggono sì e no un libro ogni 12 mesi». Come poteva sopportarlo una donna che aveva dedicato già quarant’anni della propria vita all’editoria?
Ne erano trascorsi una dozzina da quando aveva deciso che bisognava smettere di lamentarsi e passare al contrattacco, accettando di candidarsi con il partito repubblicano a un seggio in Comune. Meglio: al vertice della commissione Cultura di Palazzo Marino.
Dal 1990 al 1993 aveva cercato di realizzare i suoi piani: la nuova Galleria d’Arte contemporanea, un fertile connubio fra buona volontà pubblica e sponsorizzazioni private per rivitalizzare i teatri, cominciando dalla Scala e dal Puccini, e promuovere mostre all’altezza degli spazi pubblici. Non c’era sfida che la spaventasse, nemmeno il giudizio dei benpensanti milanesi, quando si era separata dal marito, nel 1971, e legata a Leopoldo Pirelli: una relazione lunga 36 anni, troncata soltanto dalla morte dell’industriale.
Quando sfidò l’impero incontrastato di Walt Disney, nell’autunno del 1963, Rosellina Archinto aveva trent’anni, i primi quattro dei suoi cinque figli e una rara ossessione: l’editoria, i libri in generale e quelli per bambini, in particolare.
Aveva già lavorato come redattrice a «Milano Oggi», una serie di pubblicazioni annuali dedicate alla città e ideate da Giò Ponti. E poi a «Novità», il mensile di moda e costume fondato da Bebe Kuster Rosselli. Era quindi partita per New York con il marito, aveva frequentato la Columbia University ed esplorato le librerie di Manhattan, affascinata dalla letteratura per l’infanzia, da quei libri illustrati, eleganti e colorati. Forte della sua laurea in Economia e Commercio, ne aveva studiato impatto e problemi nel mercato americano. Mancava qualcosa per raggiungere il suo obiettivo: fondare una casa editrice, la prima in Italia, capace di rompere il monopolio di Topolino, Mary Poppins, Lilly e il Vagabondo nell’immaginario infantile.
«Non pensi che sia necessario avere anche una buona esperienza sui gusti dei bambini?», le chiese un’amica. Nessun problema: di ritorno a Milano, con un nuovo impiego alla Rinascente, Rosellina si fece assegnare per due anni il compito di stilista per il reparto bambini. Le servì a comprendere i gusti del pubblico e ad acquisire la sicurezza necessaria per partorire, contemporaneamente alla quinta figlia, la sua sesta creatura, le edizioni «Emme». Reclutò i migliori disegnatori stranieri e italiani, Maurice Sendak, Leo Lionni, Tomi Ungerer, Emanuele Luzzati, Bruno Munari ed entrò nella storia dell’editoria. L’Italia cresciuta con i suoi libri si congederà da lei lunedì, al Santuario di Nostra Signora della Rosa, a Santa Margherita Ligure.
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23 agosto 2026
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