di
Marco Imarisio
Lo zar: «Kiev ha aperto il vaso di Pandora». E, in vista del voto, tesse le lodi dei principi democratici
Ai tempi stagnanti di Leonid Breznev si diceva che il Comitato Centrale venisse convocato per ribadire l’ovvio. La seconda apparizione mensile di Vladimir Putin in versione padre della patria all’assemblea del suo partito personale Russia Unita presenta qualche similitudine con quel passato, perché significa che è tutto a posto, il terreno è sgombro da qualunque insidia e alle elezioni parlamentari dei prossimi 18-20 settembre non ci saranno sorprese. Quindi, come da consolidato copione, il figlio politico del presidente, «sono stato io un giorno a crearlo» ha detto ieri, otterrà una squillante vittoria, nonostante l’attuale consenso sia solo a un modesto 33 per cento stando agli ultimi sondaggi. Alla luce della scarsa offerta politica russa e dell’eliminazione dell’unico concorrente, il partito pacifista Jabloko, è un dato che pure dovrebbe indurre gli strateghi del Cremlino a qualche riflessione.
Verso le elezioni
Ma non c’è spazio per l’improvvisazione, per i ripensamenti o per la presa d’atto di una sempre più diffusa stanchezza di guerra. Avanti con la rappresentazione del voto, un simulacro ben preparato. Avranno la loro fetta anche gli alleati, comunisti, liberal democratici, il partito della classe media e imprenditori Gente nuova, ognuno intorno al 10 per cento, poco più o poco meno, e poi Russia Giusta, che scomoda Dostoevskij per definirsi la voce degli «umiliati e offesi». Tutti satelliti del potere che in comune hanno solo l’amore dichiarato per la guerra e per il nazionalismo che ne deriva. Infatti, Putin ieri ha voluto ringraziare quelli che molto in teoria sarebbero suoi concorrenti «per la loro posizione statalista, patriottica, per il sostegno che danno al popolo, alla patria e a me come capo di Stato nella soluzione dei compiti importantissimi che stanno davanti al Paese».
Al palazzo Megasport, situato sul terreno dell’ex aerodromo e dove nel 1896, nella calca seguita ai festeggiamenti per l’incoronazione di Nicola II morirono più di 1.300 persone, Putin ha fatto ampio sfoggio di retorica. Ha parlato della coesione della nazione, dei valori tramandati dagli antenati, non a caso è stata scelta per il congresso la giornata della bandiera nazionale, del rispetto dei principi democratici insiti nel processo elettorale, con inevitabile accenno al fatto che in Ucraina non si fanno più elezioni e «il regime di Kiev manca di legittimità», del sicuro superamento delle difficoltà economiche e della «sostanza neonazista e russofoba» dei recenti attacchi ucraini contro siti di marketplace in diversi luoghi della Russia. Insomma, ha fornito la rappresentazione del mondo in cui vive e dove trascorre le sue giornate.
Rappresaglia
Dato il contesto dell’ennesima celebrazione come unico zar, i toni non potevano che essere espliciti. Putin ha in buona sostanza ribadito il concetto dell’«occhio per occhio», collegando il recente aumento dei bombardamenti russi agli attacchi ucraini contro infrastrutture economiche e logistiche in Russia, riconoscendo che questi ultimi stanno «causando danni economici e comportano perdite», senza però procurare alcuna svolta nell’attuale guerra. «Il regime di Kiev ha aperto da solo questo vaso di Pandora, ma le misure di rappresaglia non tarderanno e saranno molto più incisive e molto più distruttive».
Ancora più interessante, perché rende manifesta una strategia che è comunque sotto gli occhi di tutti, è stata la dichiarazione seguente sul tema, rilasciata al fido intervistatore della televisione di Stato Pavel Zarubin. Gli attacchi alle infrastrutture ucraine sono «tempestivi ed efficaci», e contribuiscono «ad aiutare i nostri ragazzi al fronte a raggiungere i loro obiettivi militari».
Sul palco anche Lavrov
Sul palco si sono esibiti anche l’ex presidente Dmitrij Medvedev, che ha parlato dei «latrati sulla distruzione della Russia che si alzano dal canile occidentale», e il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, che invece ha definito l’Europa «una malata piena di metastasi del nazismo», promettendo di non sedersi mai al tavolo con «nessuno Stato europeo alleato dei nazisti di Kiev». A queste promettenti aperture per un’eventuale trattativa condotta da un mediatore europeo si è poi aggiunta la voce del padrone Putin. «Le proposte di accordo che ci vengono presentate sono spesso infantili e inaccettabili. Siamo pronti a negoziare con l’Ucraina, ma sulla base della realtà attuale del campo».
Vladimir Putin si sente in vantaggio, e mostra di non avere alcuna fretta. Tutto il Donbass, o guerra per sempre. Al termine del suo discorso, l’ovazione di rito è stata accompagnata dai cori sulla «Russia che non conosce confini».
23 agosto 2026 ( modifica il 23 agosto 2026 | 10:04)
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