Grazi ricorda i vincoli imposti al suo Cencio del 2007: “Oggi le barriere sono state superate non nella creatività, ma nella provocazione”

Nel dibattito sul Drappellone del Palio di agosto dipinto da Teodora Axente interviene anche Alessandro Grazi, artista senese che conosce direttamente vincoli e difficoltà legati alla realizzazione del Cencio. Nel 2007 fu infatti lui a dipingere il Drappellone del Palio poi vinto dall’Oca, confrontandosi durante la realizzazione con controlli e richieste di modifica sui bozzetti presentati.

Partendo proprio da quell’esperienza, Grazi pone una questione: perché agli artisti senesi vengono imposti controlli che sembrano invece meno stringenti quando l’incarico viene affidato ad artisti esterni? E soprattutto, fino a che punto può spingersi la libertà creativa quando si realizza un’opera che non nasce liberamente nello studio di un artista, ma è una commissione legata alla storia, ai simboli e alla dimensione religiosa della Festa?

Una riflessione che Grazi propone anche da artista non cattolico, ribadendo però la necessità di rispettare il significato di un Drappellone dedicato alla Madonna Assunta.

L’intervento di Grazi

La commissione per la pittura del drappellone è necessaria solo quando gli artisti senesi si cimentano nel concorso? Perché queste discrepanze? Gli artisti senesi sono da controllare di più di un artista che non conosce Siena o quello che gli viene fatto vedere in una giratina in musei di contrada o su qualche libro di raccolta di drappelloni?

Il processo di introduzione a Siena e al rispetto della Festa e dei suoi simboli principali a cui è dedicata è più complesso. E devo dire che i senesi si sono svegliati e cominciano a “vedere” delle cose che anche in un recente passato venivano trascurate.

Quando ho dipinto il drappellone nel 2007 ho presentato dei bozzetti e per me l’incazzatura fu tanta per le novità presentate che vennero vietate. La strategia fu quella di smettere di descrivere quello che facevo. Attenzione, non erano cose che mettevano in ridicolo la sacralità del Palio, ma solo che erano “troppo Grazi”.

Dopo circa 20 anni queste barriere sono state superate abbondantemente, ma non nella creatività, bensì nella voluta e cercata provocazione.

Io, insieme ad altri artisti, abbiamo molte volte insistito per una commissione mista tra arte, critica, cultura, immagine e religione che proponesse nomi di alto profilo e chiara fama, con ultima parola al sindaco, per arrivare alla pittura di un cencio innovativo nella tradizione per gli incarichi diretti.

Il drappellone è una commissione e non un’opera d’arte, altrimenti si andrebbe a prendere un qualsiasi quadro nello studio dell’artista. Sta all’artista poi far diventare questo incarico un’opera d’arte che deve rispettare la senesità culturale e religiosa, visto che è dedicato alla Madonna Assunta.

E lo dico da artista senese e non cattolico.