di
Michela Nicolussi Moro
Il docente veronese guida il Patto trasversale per la Scienza che ha raccolto 35mila firme contro i due no vax nel Gruppo nazionale consultivo sulle vaccinazioni
È veronese il professor Guido Poli, ordinario di Patologia Generale all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ricercatore su Hiv/Aids dal 1983 e presidente del «Patto trasversale per la Scienza» che, nei giorni scorsi, ha raccolto 35.600 firme per chiedere l’espulsione dei due medici considerati no vax, Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, dal Gruppo nazionale consultivo sulle vaccinazioni (Nitag). Team appena azzerato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Professor Poli, il fronte no vax si allarga?
«Non ho dati che lo confermino, però la vicenda Nitag li ha fatti tornare alla ribalta. C’è un problema culturale, non solo italiano, nell’accettare la medicina preventiva, non si capisce perché intervenire in un organismo sano. Qualcuno si chiede: perché devo prendere questo farmaco se sto bene, cosa mi farà? I no vax strumentalizzano proprio il rapporto rischi-benefici, cavalcano la paura».
Come arginarli?
«Bisogna ragionare e operare per il bene dei cittadini, scegliere lo strumento più utile a tutelare la salute pubblica e spiegarne bene l’utilità».
La lezione del Covid non è servita a niente?
«Quando passa il pericolo l’istinto è di non volerne più parlare, è umano, ma è lì che deve intervenire l’educazione alla salute, per illustrare l’importanza delle vaccinazioni. Se ne parla ciclicamente perché i problemi di salute per cui sono nate continuano a ripresentarsi: prova ne sia la recrudescenza del morbillo».
Eppure proprio contro il morbillo, la copertura scende. Come invertire il trend?
«Non vale la pena cercare di convincere un no vax a rivedere le proprie posizioni. Bisogna invece evitare dibattiti e talk show tra loro e gli esperti, perché così vengono legittimati. La scienza non è democratica, non è un’opinione, ma un confronto su dati che avviene condividendo il metodo scientifico. Il quale riconosce i propri limiti e la propria fallibilità. Il confronto si fa tra esperti».
Cosa non funziona nel nostro sistema salute?
«Ci vorrebbe una politica lungimirante, che dedicasse tempo e finanziamenti a consolidare una programmazione utile a fronteggiare le emergenze quando si presentano, ma non è nella cultura italiana. Noi siamo bravi nell’emergenza, non ci piace programmare».
A proposito di politica, la Lega vuole togliere l’obbligo per i vaccini pediatrici.
«Sarebbe molto grave se accadesse, passerebbe il messaggio che i vaccini sono un optional: se mi va lo faccio, altrimenti no, non è così importante. Un’ipotesi disastrosa, anche per l’impatto sulla scolarità, ma credo si tratti solo di una strategia politica di rilancio della Lega. Non penso abbia futuro, anche per l’opposizione di FI e la spaccatura di Fratelli d’Italia sul tema. Giochi politici sulla pelle dei cittadini».
Ma in Veneto è stata proprio la Lega nel 2007, con l’allora assessore alla Sanità, Flavio Tosi, a togliere l’obbligo vaccinale, reintrodotto nel 2017 dal ministro della Salute del tempo, Beatrice Lorenzin.
«Sì, ma il Veneto aveva una copertura vaccinale molto alta (lo è ancora: 95,3% contro la media italiana del 94,64%, ndr) ed è stata la prima regione a istituire il Registro vaccinale. E comunque oggi non si arriverebbe all’abolizione dell’obbligo, tutta la comunità scientifica insorgerebbe».
Tra i no vax ci sono diversi medici, perché rinnegano la medicina ufficiale?
«Perché mancano la formazione e la cultura secondo cui la medicina è basata sulle evidenze scientifiche: non è ancora un processo pienamente compiuto, siamo a metà del guado. Bisognerebbe rifondare la facoltà di Medicina dalle radici, magari considerando l’impatto dell’AI, che supera spesso la capacità diagnostica e non va ignorata, ma governata. Non basta cambiare il test d’ingresso».
Difficile lavorare con continue ingerenze della politica?
«Ecco, il concetto non recepito è che la politica deve restare staccata dalla scienza. È chiamata a prendere decisioni in seguito a raccomandazioni fornite dalla scienza sulla base di studi e dati convalidati, ma i due ambiti devono essere indipendenti. Spesso ministri non tecnici ma che si affidano a tecnici operano meglio, perché più liberi di separare l’analisi dei dati scientifici dalle scelte politiche».
Un’ingerenza che ha creato il caso Nitag, con Bellavite e Serravalle imposti da FdI. Ora che succede?
«Le nuove nomine sono rimandate a settembre e noi vigileremo. Il gruppo sulle vaccinazioni è un organo tecnico, non deve avere colore politico nè conflitti d’interesse al suo interno (tre componenti avevano legami con case farmaceutiche, ndr). Schillaci ha fatto male all’inizio ad accettare Bellavite e Serravalle, però poi ha avuto il coraggio di compiere un passo indietro».
Cos’è il Patto trasversale per la scienza?
«Un’associazione di medici, docenti e cittadini nata per stimolare il dibattito, tenere d’occhio la politica, promuovere l’informazione scientifica corretta e combattere bufale e fake news».
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23 agosto 2025
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