La chiamiamo da secoli “antibiotico naturale”. La medicina popolare l’ha utilizzata contro raffreddori, tosse e infezioni e ancora oggi, quando la tagliamo, sono proprio alcune delle sostanze liberate dalla rottura delle sue cellule a provocare il caratteristico odore pungente e le lacrime. Ma dietro la fama della cipolla (Allium cepa) c’è qualcosa di più interessante di un semplice rimedio della nonna. La ricerca sta studiando soprattutto due famiglie di sostanze: quercetina e altri flavonoidi da una parte, composti organosolforati dall’altra. Molecole alle quali vengono attribuite attività antiossidanti, antinfiammatorie, vascolari e antimicrobiche. Una review del 2025 sul Journal of Functional Foods ha riesaminato proprio il potenziale nutraceutico della cipolla alla luce degli studi preclinici e clinici disponibili.

Una precisazione, però, è fondamentale. Definire la cipolla un “antibiotico naturale” è suggestivo ma scientificamente improprio se con questa espressione si intende che possa curare un’infezione come fanno gli antibiotici prescritti dal medico. Non può sostituire un antibiotico quando questo è necessario. Esistono invece prove sperimentali secondo cui alcuni suoi componenti e soprattutto determinati estratti possiedono attività antimicrobica. Una review pubblicata nel 2026 ha nuovamente analizzato le proprietà dei composti bioattivi di diversi vegetali, compresa la cipolla, evidenziando l’attività antimicrobica attribuita soprattutto alle sostanze solforate e ai flavonoidi. Gran parte di queste osservazioni deriva tuttavia da esperimenti di laboratorio e non equivale alla dimostrazione che mangiare cipolle possa curare un’infezione nell’uomo.

Il vero tesoro potrebbe essere la quercetina

Dal punto di vista cardiovascolare la protagonista più studiata è la quercetina, un flavonolo presente in diversi vegetali ma particolarmente rappresentato nella cipolla.

Il suo interesse nasce dalla capacità di interagire con numerosi meccanismi biologici coinvolti nella salute cardiovascolare: stress ossidativo, infiammazione, funzione dell’endotelio, cioè il sottile rivestimento interno dei vasi, e regolazione del tono vascolare. A questi si aggiungono i composti organosolforati caratteristici delle piante del genere Allium. Una review recente, pubblicata nel 2026 e dedicata proprio agli organosolfurati della cipolla, ne ha riesaminato i possibili effetti sul metabolismo lipidico e l’attività antibatterica, sottolineando contemporaneamente quanto sia ancora necessario tradurre molti risultati sperimentali in evidenze cliniche solide.

È soprattutto sulla pressione arteriosa che disponiamo di dati nell’uomo.

Una meta-analisi di dieci studi randomizzati, per complessivi 841 partecipanti, ha rilevato con la supplementazione di quercetina una riduzione media della pressione sistolica di circa 2,4 mmHg nella popolazione complessivamente considerata. Nel sottogruppo con ipertensione o pre-ipertensione è emersa anche una riduzione della diastolica di circa 3,1 mmHg. Sono variazioni relativamente piccole e riguardano la quercetina somministrata come integratore, non semplicemente una porzione di cipolla, ma rappresentano un segnale biologico interessante.

Un precedente studio randomizzato in doppio cieco aveva utilizzato un estratto di buccia di cipolla capace di fornire 162 milligrammi al giorno di quercetina. Considerando tutti i partecipanti non si osservò una riduzione significativa della pressione, mentre nel sottogruppo degli ipertesi la pressione sistolica nelle 24 ore diminuì di circa 3,6 mmHg.

La conclusione non è dunque che “la cipolla cura l’ipertensione”. È piuttosto che alcune molecole di cui questo ortaggio è ricco possono intervenire sui meccanismi che regolano i vasi e che gli effetti della quercetina sulla pressione sono sufficientemente interessanti da essere stati osservati anche negli studi clinici.

Perché interessa le arterie

Le arterie non sono semplici tubi attraverso i quali passa il sangue. La loro parete partecipa continuamente alla regolazione della circolazione.

L’endotelio produce sostanze che permettono ai vasi di dilatarsi o restringersi in risposta alle necessità dell’organismo. Fumo, ipertensione, diabete, eccesso di colesterolo e infiammazione cronica possono progressivamente comprometterne la funzione.

È in questo scenario che flavonoidi come la quercetina vengono studiati per le loro proprietà antiossidanti e per le possibili interazioni con la funzione vascolare. Ma sarebbe sbagliato trasformare questo dato biochimico in una promessa terapeutica. La cipolla non “pulisce le arterie”, non scioglie le placche aterosclerotiche e non può sostituire statine, antipertensivi o altri farmaci quando prescritti.

Può invece trovare posto in un’alimentazione ricca di vegetali, che nel suo complesso rappresenta uno degli strumenti più importanti di prevenzione cardiovascolare.

E il colesterolo?

Anche questo è un terreno interessante ma sul quale occorre prudenza.

Studi sperimentali e alcune ricerche cliniche hanno suggerito possibili effetti della cipolla e dei suoi composti sul metabolismo lipidico, sull’ossidazione delle lipoproteine e sui meccanismi infiammatori associati all’aterosclerosi. Le review disponibili raccolgono segnali su pressione, lipidi e metabolismo, ma quantità, preparazioni e popolazioni studiate sono molto differenti.

Non possiamo quindi tradurre tutto questo nella formula semplicistica “mangiare cipolla abbassa il colesterolo”. Possiamo invece considerarla uno degli alimenti che contribuiscono alla qualità complessiva della dieta.

Da dove nasce l’effetto “antibiotico”

Quando tagliamo o schiacciamo una cipolla rompiamo le cellule vegetali e mettiamo in contatto precursori e sistemi enzimatici che portano alla formazione di molecole volatili responsabili dell’aroma pungente.

Tra i composti bioattivi della cipolla figurano cisteina-solfossidi, tiosolfinati e altri composti organosolforati, insieme a quercetina e suoi derivati.

In laboratorio estratti e sostanze isolate dalla cipolla hanno mostrato attività contro diversi microrganismi, compresi Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa e altri batteri. Sono state descritte anche attività antifungine.

Qui sta però la differenza decisiva tra attività antimicrobica e antibiotico.

Mettere un estratto concentrato a contatto con batteri in laboratorio non significa che mangiare cipolla produca nell’organismo concentrazioni sufficienti a eliminare quei microrganismi. Per questo, in presenza di un’infezione batterica che richieda terapia antibiotica, affidarsi alla cipolla al posto dei farmaci sarebbe non soltanto inefficace ma potenzialmente pericoloso.

Rossa, dorata o bianca?

Non tutte le cipolle sono identiche.

Il contenuto di flavonoidi cambia con varietà, coltivazione e conservazione. Le varietà colorate possono inoltre contenere antociani, pigmenti responsabili delle tonalità rosse e violacee.

La cipolla rossa offre quindi uno spettro particolarmente interessante di polifenoli, ma non esiste una ragione per eliminare dalla tavola quella bianca o dorata. Anche queste apportano composti solforati e flavonoidi.

La regola più sensata rimane quella della varietà.

Cruda o cotta? Qui cambia qualcosa

La domanda è importante perché la cottura modifica la disponibilità di alcune molecole.

Uno studio che ha confrontato differenti sistemi di preparazione ha osservato che bollire la cipolla può far perdere nell’acqua una quota dei glucosidi della quercetina, mentre preparazioni senza molta acqua possono conservarne maggiormente il contenuto.

Un altro lavoro ha mostrato che tempi e modalità di trattamento termico incidono sull’esposizione alla quercetina: trattamenti prolungati tendevano a diminuirne maggiormente il contenuto, mentre una frittura breve ne conservava una quota rilevante.

Questo non significa che dobbiamo mangiare soltanto cipolle crude. Una cottura delicata può renderle più digeribili e rimangono comunque un alimento nutrizionalmente interessante. Se vengono bollite in una zuppa o in un minestrone, inoltre, una parte delle sostanze passate nell’acqua viene comunque consumata con il brodo.

Quanta cipolla bisogna mangiare?

Qui la scienza impone un altro limite alle facili ricette.

Non esiste una “dose terapeutica” di cipolla raccomandata per proteggere il cuore. Gli studi clinici sulla quercetina utilizzano spesso quantità concentrate che non corrispondono a quelle ottenute mangiando normalmente questo ortaggio.

Non ha quindi senso trasformare un alimento salutare in un farmaco improvvisato o assumere automaticamente integratori ad alte dosi pensando di ottenere gli stessi benefici.

Molto più convincente è inserire regolarmente cipolla e altri ortaggi in un modello alimentare ricco di verdura, frutta, legumi, cereali integrali e grassi prevalentemente insaturi.

Un alimento antico che la ricerca continua a studiare

Forse il fascino della cipolla sta proprio qui. È uno degli alimenti più comuni e antichi della nostra cucina e contemporaneamente un piccolo laboratorio chimico.

Dentro i suoi strati convivono flavonoidi, composti fenolici e molecole contenenti zolfo che la ricerca continua a studiare per le possibili attività cardiovascolari, metaboliche e antimicrobiche. Un alimento ricco di molecole bioattive che, inserito regolarmente in una dieta sana, può contribuire a costruire nel tempo un ambiente metabolico favorevole alla salute cardiovascolare.

Bibliografia essenziale

Onion nutritional and nutraceutical composition and therapeutic potential of its phytochemicals assessed through preclinical and clinical studies, Journal of Functional Foods, 2025.

Popiolek-Kalisz J., Fornal E., The Effects of Quercetin Supplementation on Blood Pressure – Meta-Analysis, Current Problems in Cardiology, 2022.

Brüll V. et al., studio randomizzato su estratto di buccia di cipolla ricco di quercetina, pressione arteriosa e funzione endoteliale.

Onion (Allium cepa L.) Organosulfur Compounds: From Traditional Use to Modern Pharmacological Insights, review, 2026.

Recent Advances in Bioactive Compounds, Health Functions, and Safety Concerns of Onion (Allium cepa L.), Frontiers in Nutrition, 2021.a