Bologna, 23 agosto 2026 – “A tutti i nostri amici. Ci fermiamo. Dopo l’ennesimo controllo della Polizia municipale – questa volta per misurare i centimetri dei nostri tavolini e il colore degli ombrelloni – abbiamo deciso, per esasperazione, di fermarci. Speriamo di rivedervi presto, in un clima più sereno”. Davide Arcangeli, davanti al suo locale ’InCantina’ di via del Carro, ha deciso di esporre questi cartelli.
Un messaggio chiaro rivolto al Comune e alla Polizia Locale
Un messaggio chiaro, rivolto all’amministrazione comunale e alla Polizia locale. “Una scelta che non è figlia di un impulso, ma presa dopo un percorso. Basta, così non ci stiamo, chiudiamo. Con grande amarezza è la fine di un percorso”, racconta Arcangeli, amministratore del Gruppo Dozza Eventi che in collaborazione con l’Enoteca regionale Emilia-Romagna gestisce il progetto InCantina, aperto nel 2020.

Il locale InCantina chiude i battenti
L’accusa del proprietario: “A tutto si sono attaccati, mai vista una cosa così”
La decisione è maturata definitivamente il 29 luglio. Secondo fonti amministrative quel giorno vengono contestati i seguenti problemi: diffida per dehors irregolare per estensione, per ombrelloni non autorizzati e perché impedisce il passaggio dei pedoni, insegna irregolare (sanzionata ex post) e musica abusiva (sanzionata sul posto). “Erano settimane che cercavo un dialogo con la Polizia municipale. Nell’ultimo controllo mi sono venuti a misurare i centimetri dei nostri tavolini, il colore degli ombrelloni, i cuscini, le tendine, i tavolini, la radio. A tutto si sono attaccati, mai vista una cosa così”, prosegue Arcangeli che prima di arrivare a prendere questa decisione si è consultato con i soci.
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“Ho visto un accanimento contro di noi”
Secondo l’amministrazione nel mese di agosto sono stati effettuati tre passaggi per verificare la diffida sui dehors, ma il locale, dopo la scelta maturata da Arcangeli, era sempre chiuso. Negli anni precedenti invece era stato effettuato un controllo nel settembre del 2025, su segnalazione di cittadini, e uno nell’agosto del 2024, sempre su segnalazione e con tre sanzioni. “Ho visto un accanimento contro di noi – prosegue Arcangeli –. Veniamo da anni di via crucis nella zona: il flusso in via Zamboni si è ridotto per i cantieri alla Garisenda e poi i lavori del tram a distanza hanno impattato su tutti. Ci siamo chiesti, cosa sta succedendo? Perché a noi? Una domanda che ci poniamo se un giorno vorremmo riaprire. Perché questo accanimento in un contesto storico, il centro, che sta soffrendo?”.

Davide Arcangeli
“Vorrei parlare col Comune per sapere cosa abbiamo che non va”
Da qui la richiesta di Arcangeli diretta a Palazzo d’Accursio: “Vorrei un tavolo con il Comune per sapere cosa facciamo o abbiamo che non va bene. Con il nostro locale abbiamo contribuito anche alla rigenerazione della zona di via del Carro. E, vicino a noi, da San Vitale a piazza Verdi, di notte è il Far West. Vedo un accanimento verso di noi”. Arcangeli dice di aver avuto vicinanza e gratitudine dalla comunità del ghetto ebraico. “Abbiamo un angolo di pulizia e sicurezza, coinvolgendo tantissime aziende vinicole emiliano-romagnole. A questo punto il progetto lo porto a Rimini e me ne vado da Bologna”, conclude Arcangeli che, almeno per ora, ha deciso di non riaprire.