Erola Jons, che vanta 3 milioni di follower su Instagram, sta producendo contenuti poco convenzionali: i click fioccano, ma le giornaliste sportive e il mondo del ciclismo si ribellano


Alessandra Giardini

Collaboratore

23 agosto 2026 (modifica alle 22:32) – MILANO

Partiamo dalla fine: se quello che conta sono i clic, allora ha vinto La Vuelta. Gli organizzatori hanno avuto quello che volevano: stanno facendo parlare della loro corsa (evidentemente non bastava Tadej Pogacar in rosso fin dalla crono inaugurale), hanno fatto esplodere i social, e magari anche grazie a questo articolo le visualizzazioni cresceranno. Che cosa sta succedendo in Spagna (anzi, la corsa è ancora in Francia)? La Vuelta quest’anno ha deciso di fare un passo avanti nel marketing degli influencer e ha pensato di creare contenuti con loro per questa 26ª edizione. In particolare ha ingaggiato una influencer catalana, Erola Jons, per fornire contenuti social del backstage della corsa. Perché hanno scelto Jons? Perché ha 3 milioni di follower su Instagram, e questo dev’essere sembrato un buon modo per portare al ciclismo un pubblico nuovo, magari più giovane, certamente meno avvezzo a salite, volate e watt.

PUNTA SUBITO POGACAR—  

Jons è stata ingaggiata per tutte e 21 le tappe della corsa, ma è bastata la prima a scatenare il caos. Cronometro di apertura nel Principato di Monaco. In una diretta su YouTube condivisa dalla stessa Vuelta (che comunque ha totalizzato appena 4.000 visualizzazioni, piccolo segnale che dovrebbe dirci che la ragazza non sembra essere quello che il pubblico del ciclismo cercava), Jons fa la sciocchina e cerca in tutti i modi di richiamare l’attenzione di Tadej Pogacar mentre è seduto nel pullman della squadra e poi sul lato interno del podio mentre aspetta la cerimonia di premiazione. Per ottenere la sua attenzione, Jons arriva persino a chiamarlo “Pogachìtar”. Quando il leader della corsa si avvicina – probabilmente stentando a credere a quello che ha sentito – Erola gli fa i complimenti per la vittoria e appena lui (sempre gentile) ringrazia, sgancia la prima domanda. “Perché iperventili ogni volta che mi vedi?”. La faccia stupefatta di Pogacar vale più di qualsiasi risposta. Idem quando lei insiste: “Grande Pogachìtar, porta anche me a fare un giro” (una vuelta, in spagnolo). Avete capito bene: Jons ci ha provato con Pogacar.

LE GIORNALISTE SI OFFENDONO—  

Le reazioni non hanno tardato ad arrivare alla tivù spagnola e sui canali social della Vuelta. Su TVE, Carlos de Andrés ha coinvolto le colleghe giornaliste che si sono sentite offese dopo anni di lotta per ritagliarsi uno spazio in uno sport tradizionalmente maschile. “Spero che anche l’organizzazione reagisca a tutto questo e si renda conto che forse non è stata la migliore idea che potessero avere. Non mi sognerei mai di andare da Pogacar e dirgli: ‘Dai, Pogachìtar’. Stiamo parlando con una delle figure più importanti dello sport mondiale. Non è come un tizio qualsiasi che passa di lì e io cerco di fare una battuta. Non conoscevo questa ragazza e spero che non le venga in mente di fare altre sciocchezze del genere”. Anche perché le reazioni sotto i video di Jons sono i classici commenti sessisti. La colpa non è sua: Erola, che è laureata in Economia e Management, si è costruita una carriera da influencer in appena tre anni mettendo in imbarazzo gli uomini per strada, flirtando con loro nelle biblioteche (con la telecamera nascosta), e non fermandosi nemmeno quando un ragazzo che l’aveva riconosciuta per sfuggirle è corso via e ha attraversato col rosso rischiando la vita. La colpa non è sua, ma di chi ha pensato che potesse dare qualcosa al ciclismo, e alla Vuelta.

E ORA?—  

Sui social si stanno moltiplicando gli appelli perché la collaborazione di Jons venga interrotta. Certo, i suoi video hanno avuto una grande eco, ma per motivi del tutto negativi. E Laura Meseguer, giornalista spagnola che lavora a Eurosport, è stata molto severa nel suo post sui social (chi di social ferisce…). “Molte donne hanno trascorso anni a lottare per ampliare il nostro spazio in uno sport dominato dagli uomini, affinché veniamo trattate con rispetto e abbiamo le stesse opportunità di tutti gli altri. È un grave errore assumere qualcuno che non conosce affatto lo sport, il cui contenuto si baserà su questa serie di commenti sessisti da cui noi donne cerchiamo di liberarci da decenni!!! È una mancanza di rispetto nei nostri confronti, nei confronti delle professioniste che lavorano qui e, soprattutto, nei confronti dei ciclisti. Nessuno dovrebbe essere costretto a essere trattato come un oggetto, né le donne né gli uomini”. Alla tivù spagnola durante la seconda tappa hanno detto che l’organizzazione della Vuelta ha dato un avvertimento a Jons. Ma non si capisce cosa possa fare: il suo metodo è quello, è per quello che è diventata popolare, è per quello che funziona. Se cambia non è più lei.

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COESISTENZA DIFFICILE—  

Il caso dell’influencer alla Vuelta scoperchia un tema che ormai non si può più rimandare: come coniugare il racconto dello sport con i nuovi formati digitali senza che lo spettacolo finisca per oscurare il rispetto per i suoi protagonisti. Nel ciclismo, come in tutti gli altri sport, gli spazi concessi a chi racconta l’evento al pubblico si riducono continuamente. Avere accesso al retropodio è un privilegio assoluto, e qualunque giornalista avesse questa opportunità cercherebbe di sfruttarla facendosi notare meno possibile e cercando di capire il momento migliore per fare le sue domande, rispettando il fatto che i corridori hanno appena concluso la loro gara e il loro stato d’animo è ovviamente alterato. Ci sono momenti in cui gli atleti hanno bisogno del loro spazio, e un giornalista lo sa. Oltretutto a Monaco nel retropodio c’era anche Joshua Tarling, il corridore inglese che una settimana fa ha perso il fratello diciannovenne, investito da un automobilista che era entrato sul percorso di gara. Non era proprio il momento di dire cretinate.