Passare in autostrada senza fermarsi, senza biglietto e senza casello. E poi pagare, semplicemente, attraverso la targa. Sembra il futuro, ma sull’Asti-Cuneo è già realtà da quasi due anni.
La A33 è infatti uno degli esempi italiani più interessanti di Free Flow, il sistema di pedaggiamento che sostituisce le tradizionali barriere con portali dotati di telecamere e sistemi di rilevamento. Sulla tratta interessata dell’Asti-Cuneo il veicolo viene identificato mentre viaggia e il sistema ricostruisce il percorso effettuato, calcolando il pedaggio sulla base dei tratti realmente percorsi.
Tra le principali tratte interessate ci sono:
- A36 Pedemontana Lombarda, che ha rappresentato il primo esempio italiano di applicazione del sistema;
- A33 Asti-Cuneo;
- A59 Tangenziale di Como;
- A60 Tangenziale di Varese;
- raccordo Ospitaletto-Montichiari.
Ed è proprio da qui che nasce una domanda destinata a diventare sempre più attuale: il Free Flow sarà il sistema del futuro per tutte le autostrade italiane?
Come funziona sull’Asti-Cuneo
Il principio è semplice: non ci sono più barriere a obbligare l’automobilista a rallentare o fermarsi. I portali registrano il passaggio indipendentemente dalla corsia occupata e il viaggio viene ricostruito attraverso i vari punti di rilevamento. Non bisogna quindi fare nulla quando si passa sotto un portale.
Sull’A33 il sistema riguarda il tronco II, mentre il tronco I, da Cuneo a Massimini sulla A6, continua a essere gestito con il sistema tradizionale.
Per chi possiede un dispositivo di telepedaggio (Telepass), la procedura è praticamente invisibile: il veicolo viene riconosciuto e il pedaggio viene addebitato automaticamente, secondo le condizioni del proprio gestore.

E se non ho Telepass?
Qui cambia la musica.
Chi non dispone di un dispositivo di telepedaggio deve occuparsi personalmente del pagamento. Sull’Asti-Cuneo i transiti diventano disponibili entro 24 ore e il pedaggio deve essere saldato entro 15 giorni dal passaggio. Si può utilizzare l’app FreeFlow A33 oppure la piattaforma dedicata, anche come utente occasionale. È inoltre possibile attivare il Conto Targa, collegando la targa a un sistema di pagamento continuativo.
L’app consente di pagare anche senza registrazione e supporta, tra gli altri, carta di credito, Bancomat Pay e Satispay. Sono inoltre disponibili punti fisici per chi preferisce il pagamento tradizionale.
In altre parole, il casello sparisce, ma il pedaggio non sparisce affatto. Semplicemente, viene spostato dal momento del viaggio a quello successivo.
Il vero rischio? Dimenticarsi di pagare
È forse questo il principale punto debole del sistema per l’automobilista meno abituato alla tecnologia.
Con il casello tradizionale, il pagamento avviene praticamente sotto i nostri occhi: prendiamo il biglietto, arriviamo all’uscita e paghiamo. Con il Free Flow, invece, si può percorrere l’autostrada senza compiere alcuna azione e dimenticarsi completamente che esiste un pedaggio da saldare.
Sull’Asti-Cuneo, trascorsi i 15 giorni senza pagamento, viene inviato un sollecito che può comportare oneri aggiuntivi e possono essere applicate le sanzioni amministrative previste dal Codice della Strada.
E c’è un altro elemento da non sottovalutare: la tecnologia deve riconoscere correttamente la targa e associare i diversi passaggi allo stesso viaggio. È proprio per questo che diventa fondamentale poter consultare facilmente i transiti e verificare che gli importi siano corretti.

Il modello è davvero il futuro? L’Europa lo sta già sperimentando
L’Italia non è affatto sola. Anzi, in Europa il passaggio verso sistemi di pedaggio senza barriere è già molto più avanti.
La Francia rappresenta uno degli esempi più interessanti. Il Free Flow è attivo sulla A79, sull’asse A13-A14 tra Parigi e la Normandia e su una parte della A4. Anche qui i portali calcolano automaticamente il pedaggio e l’automobilista deve pagare entro 72 ore, online oppure attraverso punti convenzionati. Chi possiede un dispositivo elettronico non deve fare nulla: l’addebito è automatico.
Il sistema francese mostra però anche l’altra faccia della medaglia: le autorità hanno dovuto avviare una campagna informativa specifica perché il Free Flow richiede un cambiamento nelle abitudini degli automobilisti. E sono già stati segnalati tentativi di truffa attraverso messaggi che invitano a pagare falsi pedaggi.
In Portogallo esistono autostrade con sistemi esclusivamente elettronici: portali installati sopra la carreggiata rilevano i veicoli senza barriere. Per le targhe straniere sono previste diverse soluzioni, tra cui EasyToll, che collega la targa a una carta bancaria, e sistemi prepagati.
E poi c’è la Norvegia, dove il modello è ancora più consolidato: tutte le stazioni di pedaggio sono automatizzate. I veicoli vengono identificati attraverso il dispositivo AutoPASS oppure, in assenza di un accordo, attraverso la fotografia della targa; il proprietario riceve quindi la fattura.
Anche a livello europeo il fenomeno non è nuovo: documenti della Commissione europea hanno già censito sistemi Free Flow basati su diverse tecnologie in Paesi come Belgio, Germania, Ungheria, Slovacchia, Portogallo, Repubblica Ceca e Austria, oltre ad altri sistemi elettronici di pedaggio.
Più sicurezza e meno code, ma serve un cambio di mentalità
Il vantaggio più evidente è proprio quello che si vede sulla strada: niente barriere, niente file, niente frenate improvvise e nessuna necessità di scegliere all’ultimo momento la corsia giusta.
Secondo le autorità francesi, l’eliminazione dei caselli può ridurre i tempi di viaggio, i consumi e alcuni rischi legati alla presenza delle barriere.
Ma il rovescio della medaglia è altrettanto evidente: l’automobilista deve essere più responsabile.
Non basta più ricordarsi di avere il portafoglio quando si arriva al casello. Bisogna sapere che si è attraversata una tratta a Free Flow, controllare i transiti, rispettare le scadenze e utilizzare esclusivamente i canali ufficiali per il pagamento.
Asti-Cuneo come laboratorio del futuro
La A33 potrebbe quindi rappresentare qualcosa di più di una semplice sperimentazione locale. È un piccolo laboratorio di quello che potrebbe diventare il pedaggio autostradale italiano nei prossimi anni.
Un sistema più fluido e tecnologico, che potrebbe progressivamente ridurre la presenza fisica dei caselli. Ma anche un sistema che trasferisce parte della responsabilità dal gestore all’automobilista.
La domanda, allora, non è più soltanto “quanto costa il pedaggio?”.
La vera domanda è: siamo pronti a un’autostrada nella quale si viaggia senza fermarsi, ma nella quale bisogna ricordarsi di pagare dopo?
L’Asti-Cuneo, in questo senso, potrebbe aver già iniziato a mostrarci come sarà l’autostrada italiana di domani.