di
Dimitri Canello e Mario Parolari
Il 21enne di Asolo ha anche stretto la mano della madre. Il papà: «Sono dei timidi segnali. Bisogna avere tanta calma e ci vuole molto tempo»
Nicola Maggiotto riapre gli occhi, riconosce la presenza dei genitori e stringe la mano alla mamma. È il primo, concreto, segnale di risveglio del 21enne di Asolo (Treviso) ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale del Mar di Barcellona dopo la brutale aggressione subita nella notte tra il 12 e il 13 agosto nella città catalana. Una notizia che, pur imponendo ancora prudenza, ha restituito una dose di speranza alla famiglia.
I primi segnali
«Nicola non si è svegliato. Ha aperto gli occhi». Il padre Daniele invita a non correre con le interpretazioni dopo i primi segnali arrivati dall’ospedale di Barcellona. Il ragazzo ha aperto gli occhi, si è guardato intorno e stretto la mano della mamma, ma per la famiglia il momento resta ancora estremamente delicato: «Sono dei piccoli segnali, come mi hanno detto. Ma sempre la stessa parola: calma. Avere calma, ci vuole tempo», spiega il padre, ribadendo più volte il concetto: «L’unica parola che mi dicono è: tranquillo, tempo. Tempo e tranquillo».
La notizia, naturalmente, ha riempito di gioia i genitori. «Ci ha fatto tantissimo piacere», racconta, ma subito aggiunge: «Adesso stiamo anche pensando a queste parole: sempre calma e tempo». E mette in guardia da facili entusiasmi: «Io vorrei dirvi “stiamo andando a casa con lui”, mi piacerebbe dirvelo, ma purtroppo no, non posso dirvelo. Sarebbe una stupidaggine». Daniele Maggiotto racconta anche uno dei momenti più significativi vissuti accanto al figlio. «Mi sono avvicinato, ho preso una sedia e Nicola ha riaperto gli occhi». Secondo il genitore, potrebbe aver reagito al rumore provocato dalla sedia: «Penso che abbia sentito solo il rumore della sedia». Poi gli occhi si sono richiusi.
La sedazione
Resta invece impressa nella mente della famiglia la stretta della mano alla mamma: «A parte che ha stretto la mano di sua mamma, penso che ci sia un legame tra madre e figlio, almeno credo, è un’idea che mi sono fatto io. Però gliel’ha stretta, ed è bello. Siamo contenti per questo». Il padre, infine, conferma di voler rimanere a Barcellona accanto al figlio: «Siamo qua perché è nostro figlio». E torna ancora una volta al messaggio ricevuto dai medici: «Ci vuole tempo e pazienza». Un invito alla prudenza, dunque, mentre la famiglia resta al capezzale di Nicola e aspetta i prossimi segnali. Nicola non è infatti ancora completamente sveglio ed è tuttora sottoposto a una sedazione parziale, che i medici stanno progressivamente riducendo proprio in vista di un risveglio completo. Il ragazzo, che era intubato, ora respira autonomamente. Ma i segnali di interazione con l’ambiente rappresentano un elemento particolarmente positivo.
«Ottimi segnali»
«Non è ancora una risposta a uno stimolo preciso», ha spiegato l’avvocata Monica Cornaviera, invitando a non trarre conclusioni affrettate. «Non è che gli abbiamo detto “Nicola, muovi il braccio” e lui l’abbia fatto. Però si vedono dei movimenti e c’è un segnale di interazione con l’esterno». Le infermiere avrebbero riferito ai genitori di aver osservato «segnali ottimi», anche se per una valutazione più precisa sarà necessario attendere ulteriori indicazioni da parte dell’équipe medica. I genitori, intanto, non si sono praticamente mai allontanati dal figlio. La madre ha trascorso la notte al suo fianco, mentre il padre si è concesso soltanto brevi momenti di riposo nell’alloggio, alternandosi con lei. Una presenza costante che ha permesso loro di assistere direttamente a quei primi movimenti e, soprattutto, al momento in cui Nicola ha aperto gli occhi.
La zia: «Si sta risvegliando»
Anche dalla famiglia arriva un messaggio di cauta fiducia. La zia del ragazzo Anita Pellizzari racconta di un nipote che «si sta risvegliando un po’ alla volta» e conferma che ha stretto la mano della madre e che sembra seguire con lo sguardo ciò che accade intorno a lui. «Non è ancora sveglio del tutto, il percorso non è terminato», sottolinea, ma «per il momento siamo contenti così. Speriamo che continui in questo senso». I familiari hanno voluto utilizzare proprio questo momento per ringraziare tutte le persone che, in Italia e in Spagna, stanno dimostrando loro vicinanza. «Ci sono tantissime persone che ci stanno aiutando», ha riferito Cornaviera, ricordando chi si è messo a disposizione per trovare un alloggio, facilitare la comunicazione in spagnolo o inglese e affrontare le necessità quotidiane. Tra i gesti che hanno particolarmente colpito i genitori anche quello di un giovane di Catania, che ha fatto arrivare loro un santino di Sant’Agata accompagnato da una preghiera.
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23 agosto 2026 ( modifica il 23 agosto 2026 | 16:54)
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